nero magazine

ISSUE 7 > Gogol Bordello

Gogol Bordello

Gipsy Punk Underdog World Strike

(CD, SideOneDummy, 2005)


Giordano Simoncini

La leggenda detta che Eugene Hutz, front man della band (o del collettivo) se la sia data a gambe dall’ Ucraina una buona decina di anni fa, Dio solo sa se per colpa delle milizie o della distensione o di Cernobyl o figurati tu cosa. Il problema è che il signore, scappando scappando, s’è ritrovato a New York. Qual è il problema, chiedi? New York!, come al solito. Anche perché si tratta pur sempre degli Stati Uniti. Dai un essere umano in pasto agli Stati Uniti e te lo rovinano sicuro. Ci metti la mano sul fuoco, che te lo rovinano. Torniamo ora al nostro Eugene; arriva a New York dall’ Ucraina, tronfio della propria cultura, poi passano cinque anni, magari scopre che il punk in effetti è una bella cosa, altri due anni e rilascia quasi del tutto la propria tensione localista, primo caffèlatte da Starbucks, altri due anni e tac!, già siamo sulla strada dei Gogol Bordello. Progetto musicale totalitario, intenzionato a farsi amare tanto dal punk quanto dall’ immigrato quanto anche dal lavoratore exploitato e via dicendo. Come? A suon di violino gitano, cori sguaiati che li potevano fare i Dropkick Murphys e tanto paso doble quanto ne ascolteresti in una fiera galiziana. Più altra roba che movimenta ulteriormente, fisarmonica russa, chitarra israeliana e liriche proclamate in una specie d’ Esperanto proletario che finisce col funzionare peggio di quello originale – eccezion fatta per le bestemmie italiane di Santa Marinella (traccia 13), che oh, vincono. Che comunque sia che ci frega degli idiomi, no?, questa è roba per Immigrant Punks!, (traccia 4), salvo che poi, tra immigrati da un lato e punks dall’ altro, Eugene Hutz finisce col diventare attore, al fianco di Elijah Wood, in un film della Warner Bros. E alè, eccoti serviti gli Stati Uniti. Il film è tratto da un libro eccelso, certo (Ogni cosa è illuminata di Foer, Guanda, 327pp., 8 euro); ed è stato anche in concorso a Venezia, certo. Ma sempre Warner Bros. Ma sempre che prima sei tutto rivoluzione ed immigrazione clandestina e poi d’ un tratto sei dentro Hollywood. Ed allora, diciamo pure che l’ album è geniale e riuscitissimo, forse addirittura perfetto. Pensa poi dal vivo, saranno di certo brani fenomenali. Tuttavia, se cerchi il fuoco, se cerchi l’ anima, lascia stare i naturalizzati stars&stripes e lo stile da industria culturale. Magari, rivolgiti ai gitani veri, agli ucraini veri; nei “migliori negozi di dischi” non ci sono, però puoi sempre farteli copiare da un camionista.

(Giordano Simoncini)