ANOMALO

Francesco de Figueiredo

Intervista a Marco Fagotti

“La musica di Anomolo Records non può generare profitti e chi dovesse operare in questo senso commetterebbe un reato. Esattamente il contrario di quanto accade nelle produzioni ufficiali”

Allora, cominciamo con lo spiegare che cosa è la Anomolo Records..

Si tratta di una etichetta discografica che produce e distribuisce gratuitamente la musica dei propri artisti attraverso il proprio sito web. Tutto questo grazie all’impegno di diverse figure professionali quali musicisti, designer, giornalisti, fonici che hanno lavorato affinché il progetto potesse concretizzarsi e funzionare senza essere illegale. Anomolo è regolamentato da una sorta di statuto che stabilisce le modalità con le quali operare, stilato da un avvocato esperto in diritto d’autore e basato principalmente sulla filosofia del No-copyright. In altre parole, gli artisti che vengono selezionati, abbracciano appieno questi principi e permettono la copia e la diffusione gratuita dei propri album.


Da quali esigenze e motivazioni è nato il progetto?

Principalmente dal desiderio di liberare la musica dalle tenaglie del business e dalla volontà di riportarla ad uno status di libera diffusione al di fuori dei vincoli e delle restrizioni imposte dal diritto d’autore. In questo modo l’espressione artistica torna ad essere un bene comune alla portata di tutti. L’unica operazione che non è consentita è la vendita, la musica di Anomolo non può generare profitti e chi dovesse operare in questo senso commetterebbe un reato. Esattamente il contrario di quanto accade nelle produzioni ufficiali.

Affinché possa risultare più chiara la potenzialità espressiva della vostra etichetta, puoi farci una panoramica sulle imposizioni e le restrizioni più significative che organi come la SIAE e l’ENPALS impongono al settore musicale?

La cultura non è un bene strumentale ma un diritto che dovrebbe essere riconosciuto e garantito a tutti e da tutti condiviso. Un sistema sociale evoluto dovrebbe possedere la capacità di difendere questo principio. Alla luce di queste considerazioni è scontato che applicare il diritto d’autore alla cultura (in qualunque forma essa si manifesti) non ha significato. Tutelare un’opera dell’ingegno ponendovi sopra delle restrizioni è un metodo geniale e perverso per far muovere una macchina il cui meccanismo è stato concepito al solo scopo di controllarne gli esiti commerciali. Di una creazione artistica ci si può limitare a riconoscerne il creatore (questo Anomolo non manca di farlo) ma il valore commerciale, che in genere si applica ad un bene di consumo, ad un oggetto, non può essere applicato ad un’opera astratta quale è l’arte a meno che non la si voglia forzatamente far passare per tale. La SIAE, con la scusante della tutela (servizio che si paga), intasca i proventi dalle radio, dalle discoteche, dai concerti e li ridistribuisce tra i pochi che hanno avuto la fortuna di vendere 100.000 dischi. Succhia da coloro che per una forma di ignoranza non sanno che di essa potrebbero far tranquillamente a meno (pensa agli iscritti che non hanno mai inciso un album e che pagano ogni anno la tassa istruttoria senza mai vedere un soldo) per arricchire infine chi è già ricco e non ne ha bisogno. In questo stesso modo procedono le grandi case discografiche e la musica, da forma di cultura, passa a prodotto da vendere, con le stesse esigenze di un qualsiasi altro prodotto: aumentare i profitti con incrementi costanti. L’industria della musica non si preoccupa della qualità intrinseca di un’opera ma valuta la sua vendibilità, ecco perché a capo delle major non ci sono musicisti ma imprenditori. L’ENPALS, similmente, restringe le possibilità ai luoghi della musica di ospitare artisti sconosciuti penalizzando la crescita di nuove proposte. Anomolo, con un sistema che scavalca entrambi gli istituti, cerca di riportare la musica ai musicisti e i musicisti al pubblico che gli spetta. Deve essere il valore di un gruppo a decretarne il successo non la vendita dei suoi dischi. Ma questo a una multinazionale non glielo puoi dire.
Da quel che ho capito quindi non c’è nessun guadagno, ne’ da parte vostra e del vostro staff, ne’ da parte degli artisti…

L’etichetta non guadagna nulla perché non vende nulla e questo grazie al fatto che le produzioni vengono realizzate attraverso collaborazioni spontanee non retribuite. Se ci serve la copertina per un CD cerchiamo qualcuno che abbia voglia di disegnarla e in genere è facilissimo trovarlo. Pensa che Bertrand Bosredon, fotografo ufficiale di Radiohead, Bijork, Blur, e di altri che ora non ricordo, appena conosciuto Anomolo ci ha contattati ed è volato in Italia gratuitamente per fare un servizio alle prime tre band che avevamo prodotto. Tutto questo è stupefacente e ti dimostra quanta volontà ci sia di esprimere liberamente la propria creatività.

Personalmente trovo delle grandi potenzialità nel tipo di attività che offre la Anomolo Records, ma effettivamente mi rimane un dubbio: rinunciando ai diritti d’autore e alla vendita dei propri lavori non credi che gli artisti possano rischiare di non avere una remunerazione economica? Il rischio è quello di far slittare fuori la figura del musicista dalle forme di compenso lavorativo..

Gli artisti, indipendentemente dall’etichetta possono percepire denaro dai live. In fondo il loro lavoro è quello ed è giusto che venga debitamente compensato. E’ una strada difficile ma è l’unica che riteniamo giusto percorrere con insistenza. Credi che tra cinque anni ci sarà ancora chi guadagna dalla vendita dei dischi? Dovranno darteli nei supermercati insieme alle saponette se avranno intenzione di farli pagare. Acquista una mega confezione di Camay e avrai in regalo l’ultimo disco di Piero Pelù. Facile no?

Vi occupate anche di band management e promozione?

Lo stiamo mettendo in piedi con molta ponderazione ma anche con molta serietà. Contiamo di organizzare una rete di contatti con i locali d’Italia per poter realizzare delle tournee. Così le bands guadagnano e noi portiamo il progetto tra la gente.

Con quali parametri selezionate il materiale musicale da produrre? Vi ritenete una etichetta di genere o accogliete le proposte prettamente in base ad un gusto personale?

Chi si occupa di selezionare il materiale ha 30 anni di esperienza giornalistica e una cultura musicale estremamente variegata ed estesa. Non serve altro. Per la questione dei generi il problema non si pone. Cerchiamo originalità e personalità delle proposte e ti assicuro che non sempre è facile rintracciare queste due qualità. Molti dischi che arrivano suonano benissimo ma non hanno nulla di interessante, sono copie carbone di cose già sentite. D’altronde ci hanno insegnato a seguire le tendenze prima che a seguire il nostro intuito.

L’anno scorso ho avuto la possibilità di conoscervi al Meeting delle Etichette Indipendenti e al Meeting delle Autoproduzioni Indipendenti, due eventi che si sono svolti in concomitanza a Faenza. credi che da questo tipo di manifestazioni possa emergere una maggiore compattezza e forza dei piccoli settori indipendenti di fronte alle major multinazionali?

Al MEI ci siamo andati per ritagliarci uno spazio nel panorama musicale italiano, per confermare chi siamo e che cosa facciamo, al MAI per condividere con altri la nostra esperienza. E comunque i due eventi in sè non hanno molti punti in comune, il MEI ospita etichette indipendenti il cui obiettivo è pur sempre quello di vendere per sopravvivere, il MAI autoproduzioni che con i negozi di dischi non hanno molto a che spartire. Sono due modi diversi di porsi nei confronti della musica. Credo che il “rischio d’impresa” per le etichette cosiddette indie sia molto alto, non sempre con le vendite dell’underground si riescono a coprire le spese di produzione e questo può pregiudicare anni di lavoro. Così come non credo che l’unione possa portare forza. I tempi sono cambiati e loro non hanno saputo adattarsi alle modificazioni che ci sono state nel mondo, soprattutto non hanno capito le potenzialità della tecnologia.
Un ultima cosa, se qualcuno fosse interessato a mandarvi del materiale o a saperne di più, come può mettersi in contatto con voi?

Scrivendo una mail a anomolo@anomolo.com oppure inviando il materiale a questo indirizzo:
ANOMOLO
Casella Postale 35
60028 Osimo Stazione (AN)
L’importante è che non sia in corso l’iscrizione SIAE.

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e buon lavoro..

Grazie a voi per l’ospitalità. E’ stato un piacere.

(01/3)