THE REVISIONISTS

curated by Joseph Del Pesco and Renny Pritikin

ADAPTATION

Adaptation is an ongoing project that moves between paper and the internet, reversing the usual roles of the two media. In each issue we invite an artist or a curator to conceive an online show and to publish the related text in the magazine. Here we present the press release of The Revisionist, the show curated for NERO by Joseph Del Pesco. The show will be presented online (at www.neromagazine.it/tr.html) on February 15th 2011 and, as always, the opening will take place at 7 pm.

The purest definition of conceptual art would be that it is inquiry into the foundations of the concept “art,” as it has come to mean. […]
The “value” of particular artists after Duchamp can be weighed according to how much they questioned the nature of art; which is another way of saying “what they added to the conception of art” or what wasn’t there before they started.


—Joseph Kosuth, Art After Philosophy, 1969

Kosuth’s account of conceptual art, one shared by others in his milieu, is not a proposal for an alternative art material (one of ideas), but is instead a reformulation of the attitudes and values of the Avant-Garde, and a proposal for an endless expansion of the field of art. This expansion involves a persistent contestation of art’s terms and limits.

Influenced by this philosophy, outlined here by Kosuth, a younger generation of artists has internalized an awareness of art history. The result has been art-about-art, and more specifically artworks that employ historical references. This practice, the formation of a visual jargon within the art world, has led to a cloistering of art, disrupting its relevance to culture at large. This sense of separation exemplifies the alienation of art from other disciplines and its disentanglement from social concerns.

However, among the many artists who practice self-reflexive thinking or meta-analysis, there are some who are aware of the ideological endgame that art-about-art imposes. These artists use humor to offer a critical response to the practice of making art about art, by offering a satirical reading of historical subjects. In this way they are part satirist and part revisionist historian. Rather than paying homage, they are directly confronting the limits of historical interpretation, and like many revisionist historians, they seek to disrupt the aura of prestige associated with serious or invaluable works of art. They are not so much tearing down statues in the piazza as they are asking, “Of what use can these inherited icons be?” And rather than point to obscure artists or make esoteric inside jokes, these artists typically address art’s most widely known or revered works and characters. In this way they both acknowledge the limits of their insider status, and hint at an interest in moving the discourse beyond the art world.



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Joseph Del Pesco is an independent curator, art journalist, and perennial collaborator. While he’s organized projects and exhibitions for museums internationally, he has also disbursed artist grants, presented video programs in private homes, distributed posters and other ephemera through informal channels, and produced content for the Internet.  

Renny Pritkin is a critic, curator and poet based in San Francisco. For many years Renny Pritikin was the director of New Langton Arts and the chief curator at Yerba Buena Center for the Arts. He is now the director of the Richard L. Nelson Gallery at the University of California, Davis. He has curated and written catalog essays for dozens of exhibitions, regionally and internationally.






Adaptation è un progetto in progress che si muove tra il formato cartaceo e quello di internet, rigirando il comune ruolo dei due media. Su ogni numero invitiamo un artista o un curatore a concepire una mostra online e a pubblicare sul magazine il relativo testo. Presentiamo qui il comunicato stampa di The Revisionists, la mostra curata per nero da Joseph Del Pesco. La mostra sarà presentata online (all’indirizzzo www.neromagazine.it/tr.html) il 15 febbraio 2011 e, come al solito, l’inaugurazione sarà alle ore 19.

La più pura definizione di arte concettuale potrebbe essere quella che essa sia un'indagine sui fondamenti del concetto "arte", così come è venuto a significare. […]
Dopo Duchamp, il ‘valore’ di certi artisti può essere calcolato valutando quanto essi abbiano messo in discussione la natura stessa dell’arte; che è un modo per dire ‘cos’hanno aggiunto alla concezione dell'arte’ ossia che cosa non c’era prima che iniziassero.


—Joseph Kosuth, Art After Philosophy, 1969

La versione dell’arte concettuale proposta da Kosuth, condivisa anche dagli altri nel suo ambiente, non consiste nel proporre una materia artistica alternativa (costituita di idee), quanto invece una riformulazione delle attitudini e dei valori delle Avanguardie, nonché una proposta di espansione senza fine del campo dell’arte. Questa espansione porta con sé una critica continua dei termini e dei limiti dell’arte.

Influenzata da questa filosofia delineata da Kosuth, una generazione di artisti più giovani ha maturato una certa consapevolezza della storia dell’arte. Il risultato è quella che potremmo definire arte–che parla di–arte, e più esattamente parliamo di lavori che includono riferimenti storici. Questa pratica, ossia la formazione di un gergo all’interno del mondo dell’arte, ha portato alla reclusione dell’arte, svilendone la rilevanza nei confronti della cultura in senso esteso. Questa separazione rappresenta l’alienazione dell’arte rispetto alle altre discipline, e la sua perdita di ogni legame con le questioni sociali.

Comunque, tra i tanti artisti che praticano il pensiero auto-riflessivo o la meta-analisi, ce ne sono alcuni che sono consapevoli dello scacco ideologico che l’arte–che parla di–arte porta con sé. Questi artisti, offrendo una lettura satirica dei soggetti storici, usano lo humor per dare una risposta critica a questo tipo di pratica. Nel fare ciò, diventano in parte dei satiri e in parte dei revisionisti storici. Piuttosto che offrire un omaggio, si confrontano direttamente con i limiti dell’interpretazione storica, e come molti revisionisti, cercano di distruggere l’aura di prestigio associata a lavori d’arte importanti e inestimabili. Chiedendo “a che cosa servono queste icone che abbiamo ereditato?” non stanno però demolendo le statue in piazza. E invece di puntare su oscuri artisti o porre elementi esoterici nei loro giochi, questi artisti fanno di solito riferimento a lavori e personaggi molto conosciuti e ben riveriti. In questo senso, riconoscono allo stesso tempo i limiti del loro status di insider e alludono alla volontà di spostare il discorso oltre il mondo dell’arte.



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Joseph Del Pesco è un curatore indipendente, giornalista d’arte, e perenne collaboratore. Oltre ad aver organizzato progetti e mostre in musei a livello internazionale, ha anche contribuito a varie borse di studio per artisti, ha presentato rassegne video in case private, distribuito poster e altri efemera attraverso canali informali, e prodotto contenuti per Internet.

Renny Pritikin è un critico, curatore e poeta che vive a San Francisco. Per molti anni Renny Pritikin è stato direttore del New Langton Arts e curatore capo al Yerba Buena Center for the Arts. Al momento è direttore del Richard L. Nelson Gallery at the University of California, Davis. Ha curato e scritto saggi per cataloghi di molte mostre a livello nazionale ed internazionale.