The photo reportage of yore relives through the direct experiences of artists, writers and musicians

MAGICAL THINKING, SPIRIT SONGS AND WALKING ON LEAVES IN UBIN
Words and images by Mike Cooper

La mia passione per le isole risale a quand’ero giovane ed è nata grazie a diversi spunti; uno di questi è stata la lettura de La tempesta di Shakespeare, per un esame di Letteratura inglese. Nei miei viaggi ho visitato moltissime isole, tra cui Fiji, Tahiti, Hawaii, Nuova Zelanda, Thailandia, Malesia, Borneo, Hong Kong e Singapore.

Non dovete aver paura. L’isola è piena di questi sussurri, di dolci suoni, rumori, armonie, che non fanno alcun male, anzi dilettano. A volte son migliaia di strumenti che vibrando mi ronzan negli orecchi...
(William Shakespeare, La tempesta)



Ho trascorso un mese sull’isola di Pulau Ubin, vicino a Singapore. Il mio progetto iniziale era quello di realizzare una “mappa sonora” dell’isola; luoghi che avevo visitato e dove avevo fatto dei field recordings, che potevano essere visitati da altri con un’esperienza d’ascolto simile. Ma è diventato molto di più, e alla fine ho realizzato tre brevi filmati e un’ora di registrazione di paesaggio sonoro.

Il mio “lavoro” e i miei interessi artistici sono vari e diversi tra loro; tra essi c’è quello per l’ecologia acustica, chiamata anche “ecoacustica” o “studio dei paesaggi sonori”, descritta (da Murray Schafer, autore de Il paesaggio sonoro, 1997) come “il rapporto, attraverso il suono, tra gli esseri viventi e il rispettivo ambiente”. Questa disciplina analizza il modo in cui interpretiamo e siamo influenzati dai suoni naturali e artificiali in cui siamo immersi. Schafer suggerisce anche che le persone “riecheggiano il paesaggio sonoro nella lingua e nella musica”. Tenendo sempre a mente quest’affermazione, per anni ho inserito i field recordings nei miei concerti musicali, spesso improvvisati. Steven Feld, antropologo/musicologo e amico, ha coniato l’espressione “Eco-Musa-Ecologista”, che mi piace e con cui sento un’affinità.

Per me i suoni della natura sono “musica”, una “composizione” spontanea e con uno scopo creata dai miei amici animali e vegetali, da volatili e insetti. Ormai molti compositori utilizzano per le loro opere suoni naturali o field recording, come materiale per la manipolazione digitale. Personalmente, la considero una forma di sfruttamento, e preferisco collaborare anziché colonizzare.

Northern Beach Barrier



Singapore ha leggi d’immigrazione molto severe, e solo pochi chilometri d’acqua la separano dalla Malesia. In realtà la distanza è talmente ridotta da poter essere coperta a nuoto da un elefante, come in effetti è successo nel 1991. Non riesco a capire se questa spiaggia-barriera serva a impedire lo sbarco di altri animali o alla gente di gettare rifiuti sulla spiaggia. I giapponesi hanno attraversato questa distesa d’acqua a bordo di gommoni in pochi minuti dalla Malesia, quando hanno invaso e occupato Singapore durante la Seconda guerra mondiale.  

Oltre il mare, lampade ad arco crepitano
Dall’altra parte della spiaggia, il filo spinato giace
Freddo affilato e abbandonato
Ad arrugginire su questa spiaggia
Il vecchio mondo l’altra facciata
L’emigrante è caduto, esausto
Uomini stanchi e senza voce lontani dal tuo amore
La sua anima strappata o forse solo lasciata indietro.”
(Mike, Cooper, The Migrants Song)

Sunset Beach

L’isola non è mai del tutto silenziosa. Sia di notte che di giorno il livello sonoro degli insetti può essere intenso quanto quello del traffico cittadino (85 decibel) e, siccome sull’isola non c’è elettricità, si sente sempre il rumore di qualche generatore. Il rumore del traffico sulla vicina isola di Singapore viaggia sull’acqua, così come il brusio dei battelli con gruppi di turisti che urlano e ridono. I velivoli che sorvolano l’isola, e che atterrano e decollano dall’aeroporto di Changi, si mescolano alle grandi tempeste tropicali che, soprattutto di notte, scuotono il cielo e alla pioggia battente che cade sui tetti di stagno delle case degli artisti. Animali, fantasmi del vicino cimitero cinese, uccelli che nidificano e ratti che si muovono rumorosamente sul tetto mentre cerco di dormire sotto la zanzariera. “Eugene”, la rana che vive con noi, gracida forte per tutta la notte nella stanza vuota qui accanto.

Ci avviciniamo allo zero, sempre più sottile
Pura luce trasparente.
Ha poche parole; parole scelte con cura.
È andato al cinema, dall’est.
Gli sono piaciuti i film e dormire.
Frammenti, ha visto; ha continuato a credere
Alle metafore, ai segni e ai simboli.
Progetta sogni di luce.
Ha trovato un rumore.
Il tram elettrico, il ruggito della cascata
Un’umida sbavatura verde
Il rumore si è fatto più forte
Un’astrazione ricorrente
Un rumore accecante di bunker
Un ruggito scoppiettante, uno squillo lamentoso.
(Mike Cooper, Torch Song)

È stato sull’Isola di Lamma, vicino a Hong Kong – dove sono stato qualche anno fa per una breve residenza come artista sonoro – che ho conosciuto il “pensiero magico”, che persino i miei amici più razionali di Hong Kong si concedono. Nella piccola spiaggia dove abitavo, e dove avevo tenuto un concerto all’aperto, c’era un piccolo tempio taoista su una roccia vicino al mare. La mia amica, un’artista concettuale e del suono, nonché curatrice d’arte, l’ha visitato con me. È entrata, ha fatto una breve preghiera e ha acceso dell’incenso come offerta per chiedere bel tempo durante la mia esibizione. 

Shrines on Pulau Ubin



Il tempio Ting Da Bo Gong è rinomato per le sue presentazioni dell’Opera cinese e questo pomeriggio, quando sono andato nella piazza principale vicino al pontile dei ferry per pranzare, ho visto che è occupata da una “versione speculare” (o riproduzione) del tempio, che si trova su una collina vicina. Ci sono cantanti d’Opera cinese e musicisti che fanno le prove con percussioni, cembali e violini cinesi a una corda. Un gruppo rock di Singapore sta sistemando il palco e più tardi suonerà canzoni pop cinesi. Fanno le prove tutti insieme. Sarà un concerto per raccogliere fondi per il tempio.

La maggior parte dei templi di Pulau Ubin sono taoisti cinesi. Il taoismo è una tradizione filosofica e religiosa che insiste sulla vita in armonia con il Tao. Tao significa “via”, “sentiero” o “principio”. Le scuole taoiste seguono per tradizione il culto del poeta Laozi, di immortali o antenati, oltre a una varietà di rituali di divinazione, esorcismo e pratiche per raggiungere l’estasi, la longevità o l’immortalità.

Il taoismo è incentrato sul wu wei (agire senza agire), la “naturalità”, la semplicità, la spontaneità e i Tre Tesori: compassione, moderazione e umiltà.

Wu wei... letteralmente significa ‘non azione’, ma non significa giacere tutto il giorno come un ceppo d’albero morto... significa piuttosto evitare le azioni che non sono spontanee... rifuggire azioni calcolate abilmente e qualsiasi attività che nasca da una ricerca di profitto.

(John Blofield, Taoism)

Negli antichi testi taoisti, il wu wei è associato all’acqua per la sua natura flessibile - viene detto che, disponendo la propria volontà in armonia con l’universo naturale, è possibile evitare un accadimento potenzialmente dannoso.

Seguire il Tao significa riconoscere l’armonia interiore e l’equilibrio di tutti gli esseri viventi.

Leaf Installations 

Ogni giorno, camminando, ho realizzato diverse “installazioni di foglie” lungo le strade di Ubin, come fossero “confini artificiali”, che ho poi documentato con foto e video. Di solito, venivano distrutte rapidamente dalla gente in bici, dal vento o dalla pioggia. Una caducità in sintonia con l’uso locale.

Di notte, il paesaggio sonoro e l’aspetto visivo cambia radicalmente rispetto a quello diurno. Gli umani sono dotati di una visione notturna limitata e la foresta assume un aspetto inquietante e forse, per alcuni, minaccioso; suoni inaspettati e ignoti provengono da distanze sconosciute, quando grandi foglie secche, frutti tropicali, noci di cocco e talvolta interi alberi cadono al suolo. I versi degli uccelli diurni sono sostituiti dalle grida meno frequenti di quelli notturni, e il mondo acustico creato dagli insetti muta profondamente: il suono di strani intrattenitori al lavoro.

Ho realizzato diverse registrazioni di passeggiate su foglie secche, una in particolare al Tempio della ragazza tedesca (vedi sotto). Gli abitanti della Papua Occidentale usano l’espressione “camminare sulle foglie degli alberi”, che significa percorrere grandi distanze a elevata velocità – soprannaturale!!!

Cantano/”lo saremo, saremo liberi”/
e cammineremo sulle foglie degli alberi/cammineremo sulle foglie degli alberi.
(Mike Cooper, Spirit Song)



The German Girl Shrine

Il Tempio della Ragazza Tedesca dista 4 chilometri dal pontile principale vicino alla cava di Ketam. Non si trova sul percorso turistico, e viene visitato solo da chi lo cerca espressamente. Un luogo pacifico e di contemplazione. Qui, una specie di uccello a me sconosciuta ha costruito su un albero magnifici nidi simili a ceste. Quando mi avvicino per fotografarli, uno degli uccelli si finge ferito e cade a terra ai miei piedi, cantando, cercando di distrarmi e di attirarmi lontano dall’albero.

Il suono ambientale intorno al Tempio della ragazza tedesca è fatto quasi completamente di silenzio, ad eccezione di alcuni uccelli che cantano e del vento che soffia nell’erba alta circostante. Un grande albero di Assam o di tamarindo sovrasta il santuario, e le sue foglie secche ricoprono il terreno. Decido di incidere qui una “camminata sulle foglie” col mio registratore digitale portatile (nella speranza, forse, che sia accompagnata dello spirito della defunta?). Cammino lentamente intorno al santuario e registro i miei stivali che schiacciano le foglie secche. Il suono di me che “cammino a Ubin” costituisce una parte rilevante dei miei field recordings.

Ecco la storia di questo tempio: all’inizio del XX secolo, il direttore di una piantagione di caffè viveva nelle vicinanze con la sua famiglia. Alla fine della Prima guerra mondiale, i soldati inglesi misero al confino i genitori, ma la figlia riuscì a fuggire dalla porta sul retro. Pare che sia morta cadendo in una cava vicina. Il suo cadavere fu scoperto dai lavoratori della piantagione che, ogni volta che le passavano vicino, coprivano il suo corpo di sabbia e offrivano preghiere, fiori e incenso in segno di rispetto. In seguito, un gruppo di minatori cinesi portò i suoi resti sulla cresta della collina e le diede una degna sepoltura.

Nel 1974 la salma fu esumata per fare posto agli scavi, e spostata nel luogo attuale. I suoi resti furono trasferiti in una costosa urna funeraria Jiangsu, acquistata appositamente dalla compagnia di scavo Aik Hwa. Oggi l’urna, un pesante vaso bianco, svetta su un altare incrostato di polvere coperto da un’inquietante raccolta di omaggi femminili: spazzole per capelli, smalto per unghie, cipria, olio di cartamo, acqua di colonia, confezioni di rossetto Revlon e bussolotti usati per estrarre i numeri della lotteria. Un tavolo rosso da indovina corredato di sedia occupa un altro angolo. Ai muri sono appesi vestiti e giochi infantili. Trattandosi di una ragazza straniera, al centro del santuario è stata collocata una Barbie, accompagnata da un rosario, poiché era cristiana.

Non molto tempo fa qualcuno ha aperto l’urna per verificare se i suoi resti fossero davvero lì dentro. Era vuota, ma questo non ha scoraggiato la gente a visitare, pregare e portare i propri rispetti. Un visitatore abituale ha detto: “Ah, ma è proprio per questo che è una divinità. È invisibile ma onnipresente, come Tua Pek Kong. Il suo potere è onnipresente”.

Un altro piccolo tempio sorge di fianco al primo per onorare Orr Ki (Talpa Nera), annegato nelle vicinanze diversi anni fa. Alcuni credono che la sua morte fosse predestinata affinché accompagnasse e proteggesse la ragazza tedesca. La recente aggiunta dei vestiti e delle scarpe da bambino vicino al tempio costituisce una sorta di venerazione dello spirito degli infanti, praticata anche in Thailandia (Guman Thong) e Malesia (Toyol).

La presenza in questo tempio della croce cristiana, Na Tuk, divinità cino-malesi e venerazione dello spirito dei bambini è un’affascinante fusione tra religione cinese e credenze popolari. C’è anche un tempio per i due “Fratelli guardiani degli inferi”, il cui compito è quello di riportare gli spiriti erranti all’Inferno.

My Na Tuk Kong Shrine



A volte, la notte, mi sedevo per ore fuori al buio ad ascoltare. Spesso ho vissuto un’esperienza che avrei paragonato al nuotare sott’acqua nell’Oceano. Mi trovavo dentro un medium alieno, organico, talvolta minaccioso e opprimente.

Ho cominciato a percepire la foresta e i suoi rumori come una cosa completa, unificata, simile appunto al mondo subacqueo dell’Oceano, un mondo completo e diverso da quello che abitiamo di giorno sulla terraferma. Stavo sperimentando forse una “Simil-Sensazione oceanica”*? Un’esperienza impressionante e un’epifania.

Calore ronzante / fastidiosamente forte / un altro animale / affoga, presumibilmente...”
(Mike Cooper, Buzzing Heat)

I templi vengono costruiti in luoghi dove le persone fanno degli incontri. La struttura del santuario, solitamente dipinta di giallo, potrebbe sembrare spoglia ad eccezione di un pezzo di granito. La religione asiatica venera la natura e sostiene che gli spiriti Datos vivano negli alberi, nelle pietre e persino nei pozzi.

Si dice che i Na Tuk Kong siano esseri soprannaturali che vivono in un’area particolare. I Na Tuk sono vestigia di una religione malese animista pre-islamica, e ho creato il mio Na Tuk Kong con un ramo di palma, piume di gufo, fiori, foglie, lattine vuote riempite di incenso e due noci di cocco, e l’ho chiamato Kelapa Kepala o Testa di Cocco, un’espressione che ho sentito usare a Bali per descrivere chi viene considerato un po’ stupido.

“Sono seduto fuori, al riparo del tetto imbarcato per la pioggia battente. Talvolta, il suono della pioggia e del tuono è spaventosamente forte. Dall’interno della casa sento a malapena Yuzuru Maeda, la mia collega artista, anch’essa in residenza, che si esercita con il suo sarod indiano. Canta dolcemente e suona una canzone che ricorda di aver amato in passato. È Coconut di Harry Neilson.”

Metti il lime nel cocco e bevili insieme,
Metti il lime nel cocco e ti sentirai meglio,
Metti il lime nel cocco e bevili tutti,
Metti il lime nel cocco e chiamami domattina.” 





(*) Sensazione oceanica – http://en.wikipedia.org/wiki/Oceanic_feeling
Simil-Sensazione oceanica – http://room40.org/store/abrahams_cooper_oceanic
Camminare a Ubin - http://www.cooparia.com/projects/walking-in-ubin

[Nel periodo che va dal 6 maggio al 6 giugno del 2012, Mike Cooper è stato invitato come artista in residenza a Pulau Ubin dal gruppo The Artists Village (TAV) di Singapore ]

Negli ultimi 40 anni Mike Cooper è stato un esploratore musicale di livello internazionale. Ha suonato e registrato, come solista e in diverse formazioni, muovendosi tra vari generi musicali. Nato come chitarrista e cantautore folk-blues, il suo lavoro è andato diversificandosi fino ad includere musica improvvisata, elettronica, musica live per film muti, radio art e installazioni sonore.