C'ERA UNA VOLTA

Luca Lo Pinto

Molto spesso capita (a me compreso) di guardare più attentamente le realtà lontane rispetto a quelle che ci circondano. Anche per questo motivo ho deciso di scrivere un articolo focalizzato sulla storia della città nella quale sono nato ed attualmente vivo: Roma. In particolare, ho deciso di ripercorrere in breve la storia di quei luoghi che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea nella città negli anni ’60 - ’70 – ’80 – ‘90. Ma l’idea era di non scrivere qualcosa di didascalico. Perciò ho optato per una scelta particolare. E’ da tempo che ho il desiderio di scoprire cosa è rimasto di quelle gallerie e di quegli spazi che ho sempre sentito nominare nei libri e nei racconti di tante persone. Così sono andato direttamente a fotografare le loro identità attuali, affiancando alle immagini brevi testi esplicativi sulle singole attività. Spero che questo articolo possa servire a suscitare l’interesse e la curiosità di riscoprire un passato totalmente oscuro, ma di grande prestigio, che necessita di essere valorizzato e storicizzato. Per problemi di spazio ho dovuto (purtoppo) tralasciare alcuni posti che ritengo ugualmente importanti quali la galleria GAS, Mario Diacono, Cannaviello Studio d’Arte, Incontri Internazionali d’Arte, D’Alessandro-Ferranti, Autorimessa.

LA TARTARUGA (1954-anni ’90):
via del babuino » piazza del popolo 3 » via principessa clotilde 1/a

Plinio de Martiis, recentemente scomparso, fu uno dei promotori dello sviluppo e della promozione dell’arte contemporanea a Roma soprattutto nel corso degli anni ’50 e ‘60 (la galleria è rimasta aperta fino agli ’90). Ebbe il grande merito (grazie anche all’aiuto di Leo Castelli) di mettere in contatto artisti internazionali come Rauschenberg, Twombly, De Kooning con i vari Festa, Schifano, Burri. La Tartaruga ha esposto tre o quattro generazioni di artisti, dalla Accardi a Fioroni, da Mauri e Kounellis a Notargiacomo e Ceroli fino ad Agnetti e Parmiggiani. Indimenticabile è il progetto “Teatro delle mostre” dove Plinio propone di allestire una mostra al giorno per ogni artista dove tra gli altri si succedettero Ettore Innocente, Castellani, Tacchi, Paolini, Prini, Fioroni, Calzolari, Boetti. In occasione delle singole mostre era d’uso invitare i diversi artisti a pensare una sorta di cartello segnaletico per pubblicizzare la mostra all’ingresso del portone.


L’ATTICO (1966):
piazza di spagna 20 » via cesare beccaria 22 » via del paradiso 41

Diretta da Fabio Sargentini, l’Attico è forse la galleria che negli anni’70 ha promosso le mostre più sperimentali nella città e non solo, grazie all’enorme vis creativa del suo fondatore. Oltre a personali ormai celebri come quella di Kounellis dove presentò dodici cavalli vivi all’interno della galleria, L’Attico propose festival di danza e musica con Terry Riley, La Monte Young, Trisha Brown; concerti di Steve Reich, Philip Glass insieme a Joan Jonas; proiezione dei video di Gerry Schum. Marisa Merz, nel 1970, decollò su un aereo in contatto radio con la galleria e trasmetteva i dati tecnici del volo che venivano trascritti direttamente da Sargentini su un grafico. Per la mostra “Lavori in corso” si invitava il pubblico a visitare la galleria durante i lavori di ristrutturazione. Nel 1972, nella sede di via del Paradiso, Gilbert & George si esibirono per sei giorni consecutivi in “The Singing Sculpture”.
Beuys, Ontani, De Dominicis, Duchamp, Prini, Le Witt, Acconci sono solo alcuni degli artisti ad avere una personale in questi anni. Nel 1975 in “24 ore su 24”, diversi artisti (tra cui Boetti, Chia, Mattiacci e Prini) furono invitati a esporre per sei giorni consecutivi. Un anno dopo Sargentini decide di abbandonare la galleria a via Cesare Beccaria allagando lo spazio.
Dall’inzio degli anni ’80 la galleria perde la sua vena sperimentale, finendo per esporre la nuova pittura promossa dal mercato, senza ricercare e supportare i lavori di quegli artisti più di ricerca che verranno alla ribalta negli anni ’90.
LA SALITA (1957-1986):
salita san sebastianello 16/a » via gregoriana 5 » via garibaldi 86

Fondata da Gian Tomaso Liverani nel 1957, inizialmente la galleria si affidò nelle mani di critici quali Crispolti, Restany, Lionello Venturi che organizzarono collettive con artisti come Novelli, Vedova, Burri, Schifano, Festa, Angeli. Il 1961 è l’anno di un’interessante mostra dove i lavori del Gruppo Zero sono esposti insieme a Yves Klein e Francesco Lo Savio a cui seguiranno le personali di Fabio Mauri, Giulio Paolini, Christo (al suo debutto in Italia). Tre anni dopo Liverani, influenzato dal clima Pop, decide di prelevare dalla Standa dei banchi espositivi su cui espone degli oggetti in serie dei suoi artisti in vendita ai prezzi del grande magazzino. Ma la mostra che segna la storia del La Salita è la personale di Richard Serra dal titolo “Animal Habitats, Live and Stuffed”. Animali vivi e impagliati erano esposti nei locali della galleria. Liverani finì anche in tribunale dove fu assolto grazie alle testimonianze di G.C. Argan e di Palma Bucarelli. In seguito, dopo le personali di Lombardo, Mochetti, Innocente, Fabro e Notargiacomo, l’attività dello spazio va sempre più perdendo la sua forza e finirà per chiudere nel 1986, dopo il trasferimento in Via Garibaldi 86.

PRIMO PIANO (1972-2003):
via vittoria 34 » via panisperna 203

Maria Colao, anche lei purtroppo scomparsa, aprì lo spazio inizialmente a via Vittoria esponendo gli artisti italiani della sua generazione come Lorenzetti, Gastini, Carrino, Masi con qualche personale di stranieri importanti come Fred Sandback, Mel Bochner. Fin dalla nascita, la galleria, oltre spazio espositivo, era uno spazio di documentazione dove leggere e comprare libri e cataloghi. Ma è negli anni ’80 che la funzione di Primo Piano diventa importante. E’ l’unica galleria romana che, durante gli anni della transavanguardia e nuova pittura, promosse artisti di ricerca come Ana Mendieta, Roman Opalka, Carl Andre, Robert Barry, Bernar Venet, Jean-Luc Vilmouth, Bernd & Illa Becher. Non seguendo il mercato, ma il suo fiuto e passione per l’arte, Maria Colao ebbe il merito di seguire artisti (ormai di una terza generazione rispetto alla sua) all’epoca non ancora affermati come Cesare Pietroiusti, Graham Gussin, Julian Opie, Luca Vitone, Olaf Nicolai. E’ l’unica galleria che riusci a sostenere l’arte “d’avanguardia” di diverse generazioni. L’ultima mostra vide la partecipazione dell’allora quasi sconosciuta Katharina Grosse, protagonista recentemente di una personale al Palais de Tokyo e della copertina di Parkett!


GIAN ENZO SPERONE (1972-2004):
piazza santi apostoli 49 - via quattro fontane 20 - via della pallacorda 15

Galleria storica, aperta nel 1972 a Piazza Santi Apostoli 49 da Gian Enzo Sperone con Konrad Fisher (in società fino al 1974), fu lo spazio che più di ogni altro, durante gli anni ’70, seguì gli artisti concettuali europei ed americani. Dopo aver inaugurato con una personale di Gilbert & George, presentò, infatti, il lavoro di Robert Barry, Giulio Paolini, Douglas Huebler, Donald Judd, Jan Dibbets, Alighiero Boetti, Lawrence Weiner, Joseph Kosuth, Daniel Buren insieme ai protagonisti dell’arte povera come Zorio e Fabro. Col passare del tempo, in particolare negli anni ’80, la galleria perse un po’ la sua identità cominciando a esporre la pittura simbolo di quegli anni con mostre di Clemente, Chia per citare i più famosi. La galleria, che per dieci anni era situata a Palazzo del Drago, nel 1984 si trasferì a via della Pallacorda dove sarebbe rimasta fino alla chiusura avvenuta nel 2004.


LA STANZA (1976-1979):
via cavour 295

Spazio autogestito da artisti concepito come luogo appartato dove rifondare l’arte e maturare un nuovo approccio alla pittura. Tra gli artisti Piero Pizzi Cannella (qui la sua prima personale), Stefano di Stasio, Gianni Dessi, Salvatore Marrone.


CENTRO JARTRAKOR (1977-1995):
via dei pianellari 20

Fondato dall’artista Sergio Lombardo nel 1977, è uno dei primi spazi no-profit di Roma dediti alla ricerca e alla promozione dell’arte contemporanea e sede della “Rivista di Psicologia dell’arte”. Lo spazio, oltre da Lombardo, era gestito da Cesare Pietroiusti che proprio qui espose i primi lavori. Alla fine degli anni ’70 e inizio ’80, alle mostre di Pietroiusti e dello stesso Lombardo, si affiancarono quelle di Anna Homberg e Domenico Nardone.
Lo spazio promuoveva incontri sperimentali legati alla psicologia ed a possibili usi in campo artistico, performative writings, mostre di artisti storici come Piero Manzoni, Ettore Colla, Salvatore Meo affiancandole ad artisti più giovani come accadde soprattuto dalla metà degli anni ’80 con i vari Mottola, Capaccio, Asdrubali, Rossano. Rispetto alla sperimentalità degli inizi, lo spazio col passare del tempo perse la sua peculiarità, finendo per terminare la sua attività nel 1995.


SANT’AGATA DEI GOTI (1978-1979)
via sant’agata dei goti 1

Nel cuore del quartiere Monti, Sant’Agata dei Goti è un altro spazio autogestito dagli artisti stessi pensato come struttura aperta a interventi esterni. Tra gli artisti: Felice Levini, Giuseppe Salvatori, Claudio Damiani, a cui si aggiunsero Vittorio Messina e Mariano Rossano.


GALLERIA PIERONI (1979-1993)
via panisperna 203

Trasferitasi da Bagno Borbonico (Pescara), la galleria di Mario Pieroni (fondatore dell’associazione Zerynthia) apre, nel 1979, con una collettiva di De Dominicis, Kounellis e Spalletti. Lo spazio espone artisti già affermati come Luciano Fabro, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Sol Le Witt, Giulio Paolini, Alighiero Boetti insieme ai più “giovani” Franz West, Gunther Forg, Bertand Lavier e Jan Vercruysse.
La galleria era situata nello stesso edificio di Primo Piano.


LASCALA (1983-1985)
Piazza san giovanni 10

Galleria gestita da Domenico Nardone (dopo l’esperienza come artista presso Centro Jartrakor) insieme a Daniela De Dominicis e Antonio Lombardi, situata negli spazi sconsacrati di una chiesa del complesso della Scala Santa. L’attività dello spazio è legata soprattutto alla promozione del gruppo di artisti denominati “Piombinesi” (Salvatore Falci, Stefano Fontana e Pino Modica, ai quali nel 1987 si aggiunse Cesare Pietroiusti) che poi passeranno, traghettati da Nardone, nelle mani dello Studio Casoli a Milano. Tra le mostre della galleria ricordiamo una sulla poesia visiva (Miccini, Sarenco) e una personale di Ettore Innocente.


LASCALA C/O (1985-1986)
vicolo della palomba 23

Lascala c/o il desiderio preso per la coda nasce dalla volontà di Domenico Nardone di creare una galleria itinerante, senza una sede fissa, in grado di trasformare di volta in volta un luogo diverso in spazio espositivo. Cominciò (e si concluse, purtoppo) organizzando una serie di mostre e performances all’interno del ristorante “Il desiderio preso per la coda” (in grande anticipo sui tempi). Da segnalare la performance “Opening oysters” di Terry Fox e Mariano Vismara dove i due artisti passarono una serata ad aprire 25 kg di cozze! Tra gli artisti coinvolti nel progetto: il gruppo dei Piombinesi, Ettore Innocente, Renato Mambor e Cesare Pietroiusti.


GALLERIA ALICE (1988-1992)
via monserrato 34

Dopo le esperienze di Lascala e Lascala c/o, un altro spazio diretto da Domenico Nardone (sicuramente uno dei curatori-critici-galleristi più attivi di quegli anni). La galleria promuove gli artisti con cui Nardone aveva precedentemente lavorato come i Piombinesi insieme a un giovane Stefano Arienti, Premiata Ditta, Alfredo Pirri. Da ricordare la collettiva “Storie” curata da Carolyn Christov-Bakargiev dove tentò di mettere a confonto artisti italiani ed internazionali con interessi comuni. Alla mostra parteciparono il gruppo dei Piombinesi insieme a Henry Bond, Sophie Calle, Willie Doerthy, Christian Marclay, Sam Samore (niente male per una piccola galleria romana, no?).


GALLERIA PAOLO VITOLO (1990-1992)
via gregoriana 4

Insieme ad Alice, una delle poche gallerie “di ricerca” a Roma e forse questo spiega la leggera, ma evidente contrapposizione tra i due spazi che si era creata all’epoca. Paolo Vitolo (ora gestisce una libreria d’antiquariato a via Tadino a Milano) fu indubbiamente una persona di grande intelligenza e fiuto (pensate che, nella sua galleria di Milano, fece la personale di un Martin Creed giovanissimo!), che decise di portare avanti una precisa linea di ricerca, accompagnandosi spesso anche con critici come Gabriele Perretta. Tra le personali: Formento e Sossella (da riscoprire in particolare per la loro attività all’interno di Blob), Alberto Zanazzo, Luca Vitone, Cesare Viel. Da segnalare, nel 1991, la presenza di Maurizio Cattelan nella collettiva “Medialismo” (sfortunato tentativo di creare una nuova corrente artistica).


STUDIO CASOLI (1995-2001)
via della vetrina 21

Inizialmente la galleria apre a Milano, ma nel 1995 decide di aprire uno spazio anche a Roma, esponendo artisti italiani ed internazionali. Tra gli artisti presentati Nan Goldin, Gino De Dominicis, Gordon Matta Clark (personale a cura di Adachiara Zevi), Pino Pascali, Lucio Fontana fino alle nuove generazioni come Nan Goldin e Letizia Cariello.

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