DOVE SOGNANO LE FORMICHE VERDI

Lorenzo Micheli Gigotti

Per due giorni consecutivi, a orario di chiusura, ho incontrato Marco Castrichella nel suo negozio Hollywood – Tutto sul cinema. La sua videoteca in via Monserrato, pieno centro di Roma, è aperta dall’83 ed è un punto di riferimento per cinefili, collezionisti e addetti ai lavori. In questa intervista ho riportato le parti salienti di quanto ci siamo detti. Le considerarioni le lascio a voi.

Da dove nasce la passione per il cinema?
Non ho avuto origini particolarmente cinefile. Mio padre era uno spettatore di cinema come tanti negli anni ’20. Come facevano tanti romani, andava a vede’ “gli spegni stracci”. Li chiamavano così i film. Spencer Tracy era Spegni Stracci, Bruce Cabot Brucia er Cappotto, Clark Gable era CharkenBreik. Era il modo di vedere i film nel popolo. Papà era uno dei primi rappresentanti dell’Einaudi a Roma quindi da ragazzino vedevo circolare libri e, tra questi, sceneggiature di Bergman, di Fellini. L’Einaudi era una delle poche case che le pubblicava...m’affascinava vedere il cinema scritto.
Poi crescendo?
Quando giocavo a pallone il sabato pomeriggio, per non facce anda’ in giro ad affaticarci con ragazzine o masturbazioni varie, il presidente ci portava al cinema. Allora non c’era neanche la televisione. Per vedere un film dovevi aspettare il lunedì sera che la RAI, unico canale, lo trasmettesse. I primi d’aprile facevo sega a scuola perché durante la Fiera di Roma la RAI accendeva il monoscopio anche di giorno...c’era ‘sta magia che con la luce vedevi i film che normalmente la tv dava la sera. Noi avevamo un transistor autovox di quelli a valvole…e la mattina vedevo “La grande illusione” di Renoir o “La via lattea” di Bunuel. Era bellissima ‘sta cosa de pote’ vede’ il cinema gratis. Poi la fine degli anni ’60 è stata l’epopea dei cineclub e lì sono diventato un grande amatore del cinema. Mi feci la tessere al Cineclub Tevere. Ti vedevi una cosa come 80 film in un mese…davano fino a 3 film diversi nella stessa giornata e c’era chi rimaneva, tipo me, dalle 16 alle 22,30. Poi c’era il Grauco, il Filmstudio qui a Trastevere...io preferivo il Tevere dove potevi vedere il cinema d’autore ma anche le rassegne di horror, i vari Frankenstein, quello con Boris Karloff o quello di Whale, il “Dracula” di Browning, e tutta la serie infamante di “Gozzilla contro le tarantole giganti”...erano divertentissimi. Invece Grauco e Filmstudio portavano avanti il discorso dell’impegno intellettuale. Io sono del ’59 e ancora andavo al cinema con le ragazzette e fra un pop-corn e l’altro non guardavo il film..capisci??
E dopo?
Nel ’78 ho preso il diploma in ragioneria emph…mai pensato di fa’ il ragioniere, ma era il sogno della mia famiglia piccolo borghese...”devia, devia”. Così ho cominciato a fare dei lavoretti, e m’arrangiavo…fino a che non diventai commesso in una profumeria. Conobbi la mia futura moglie, se parla del ‘81-’82. Andavo in giro con le spillette dei gruppi rock e le giacche con le frange. La incontrai al bar e c’aveva anche lei ‘na spilletta. Vado lì: “ma che gruppo è??” …e riconosco che nella spilletta c’era Robert De Niro che suonava il sax su “New York, New York”. La domenica dopo andai a Portaportese e comprai una locandina del “Cacciatore” per regalargliela. Lei c’aveva un negozio di famiglia che vendeva super8, proiettori...e scoprii che la mia futura moglie, Barbara, vendeva manifesti cinematografici a Piazza Navona. Aveva una bancarella ereditata dalla famiglia. Di solito ci vendevano proiettori e filmini, ma un anno che gli andò nerissima iniziò a vendere i manifesti. Così frequentandola iniziai questa attività.
Allora come funzionava?
La s.a.c. c’aveva ‘sti manifesti e li dava in noleggio ai cinema. Finito l’utilizzo pubblicitario venivano macerati. Ci inventammo questa cosa di vendere i manifesti al pubblico per attaccarli in casa…Ci fu un anno che con un mese di Piazza Navona c’abbiamo quasi comprato casa…fu un incasso strepitoso. Così nacque l’idea di aprire un negozio del genere…alle famiglie avevamo detto che aprivamo una profumeria perché io ero esperto nei profumi.
Come avete trovato il negozio?
Mia moglie è di via dei coronari e abbiamo cercato qui in zona...c’era un negozio di giocattoli antichi in legno di un signore abbastanza ricco che si chiamava Torossi. Ma il negozio non gli andava bene...comprammo questa licenza che all’epoca costava 20.000.000 di lire…’na cifra esorbitante. Per noi era un pacco de soldi.
Avevate aperto il negozio per la vendita dei manifesti. Di videonoleggio non se ne parlava?
Noooo e chi ne parlava di videonoleggio, calcola che il vhs aveva appena preso piede insieme al betamax. Allora non si sapeva neanche quale supporto si sarebbe imposto. E i film che si trovavano erano Walt Disney taroccati; si vedevano malissimo...parliamo dell’83. Tenemmo tutti i mobili che c’erano nel negozio di giocattoli e cominciammo a mettere i manifesti, ma, per fare un po’ di cassa, vendevamo: foto, T-shirt di James Dean, Marylin Monroe, Madonna, Duran Duran, gadget. Andavano ‘ste cose e all’epoca c’avevamo questa parete piena di spille e adesivi. Era dura. Dei giorni aprivi il cassetto e c’erano 20.000 lire dentro.
Come si rimediavano le foto di scena?
Mettevamo annunci “cerco, cerco…”, oppure venivano qui persone che pulivano le cantine, andavamo noi a pulire le cantine. Poi facevo le fiere non solo a Roma, a Milano dove avevamo una risposta incredibile…Mi ricordo che alla Fiera Campionaria di Milano, c’era gente che con la pioggia la mattina aspettava che io aprissi per comprare i manifesti...cosa che qui a Roma quando pioveva non ne vendevi manco mezzo: “che me dai?? la carta con la pioggia? ma se bagna”.
Le foto di scena si rimediavano imbucandosi alle prime dei film. Ti davano il fotobook per l’articolo con dentro la sinossi del film e 10 foto che erano quelle che vedevi poi il giorno dopo sui giornali. Noi tentavamo di venderle al pubblico e questo era il settore sul quale puntavamo. Non solo per una questione economica, ma proprio di indirizzo…i ragazzini qua de fuori a fasse la maglietta che facevano casino ci interessavano fino a un certo punto.
Come partì il videonoleggio del cinema d’autore?
La famiglia di mia moglie vendeva proiettori, super8…poi passarono alle videocassette. Il fratello aprì un videonoleggio a Boccea dove affittavano film commerciali. Noleggio tradizionale. Quando s’è deciso di mettere anche qui i film ho detto: “no, non possiamo mettere Rambo, Cicciolina e il porno”. Anche il tipo di negozio non si prestava a sostenere un lavoro di videobank. E’ stata una fortuna! Nell’88 iniziammo a mettere i vhs che presero piede con delle case minori. I videoregistratori erano un dispositivo alla portata di molti a quel punto e dopo cinque anni facemmo la grossa scelta di lasciare solo cinema: manifesti, foto di scena, noleggio e vendita di videocassette. Andavamo in un vicolo buio…ma a fare la profumeria, me sarei rotto subito…non so uno che pei soldi…non sarei stato più quel tipo di commerciante che stava qui a vendere fisicamente ma potevo lavorare con quello che conoscevo che era il cinema d’autore, il cinema con la C maiuscola. De vede’ il coatto che viene qua a chiedete il film de’ Moana Pozzi e Cicciolina non mi interessava…avrei preferito vende’ il cocco o le rosette.
Al tempo il grosso del business era il porno?
All’epoca era il porno, che che se ne dica, si, c’era “E.T.”, c’era “Rocky” e di giorno lavoravi con quelli, ma non ci campavi…ma che scherzi, calcola che il porno si vedeva solo in cassetta. Tanto che i primi rappresentanti di case innominabili, tipo la Avo film, la Domo Video, c’avevano il catalogo con un dito di film “normali” e tutto il resto porno. Noi partimmo con 200 titoli e comunque riuscimmo a fare un buon catalogo di cinema d’autore. Alla fine degli anni ’80 il mercato non offriva molto. Pochissima gente comprava i vhs. Impazzavano le copie pirata che non erano perseguite come adesso e molte videoteche di allora, con delle leggi balorde, campavano con quelle. Erano brutte, la qualità era pessima, nun se sa…peggio dei dvd che vanno in giro adesso...capitava che c’era il nastro più corto della durata del film e saltavi il finale. Poi costavano pochissimo, meno di una copia a noleggio. Così andai avanti con la cineteca d’autore e facevo pagare una tessera d’iscrizione 50.000 lire. Era una forma tutelativa per evitare che sparissero i film. Il videonoleggio non era ancora tutelato dalla legge.
E il pubblico??
Chi c’ha creduto dall’inizio è stato grande. I primi 1000 soci sono stati fondamentali. Ancora ricordo il primo noleggio, il numero 68: “Dove sognano le formiche verdi” di Herzog. Il primo film ecologista penso. Parla di una comunità aborigena che si opponeva all’industrializzazione. Era un film clamoroso, fuori da qualsiasi logica. Lo distribuiva la CGD. Mi ricordo il catalogo battuto a macchina, le prime schede dei soci scritte a matita. I soci più bravi li vedevi perché le cancellature erano tante...Socio numero 9: Carlo Verdone. E’ una cosa de cui so’ contento anche se poi lui quando fece la tessera mi disse:”...qui ce starebbero bene i film miei!!” e io gli dissi fin dall’inizio “...Carlo non t’aspettà che qui trovi i tuoi film perché io intendo fare un lavoro totalmente diverso. Io m’amammazzo dal ride coi film tuoi, sei divertentissimo, sei bravo, t’auguro tante belle cose...” ai tempi lavorava su “Troppo Forte”...il manifesto di Rambo, che usa nel film, lo comprò qui da me, le catene borchiate, le vendevo io. C’aveva lo studio qui a Sant’Egidio, c’era amicizia. Noleggiava Visconti, De Sica, i classici.
Con il dvd hai cambiato politica?
No. Anzi, mi sono irrigidito pure troppo. Ultimamente ho preso “Oliver Twist” perché è un film di Polanski. Prenderei tranquillamente dei film tipo “Lost in Traslation”, film bellissimi ma che sono troppo smaccatamente commerciali…la selezione dei film deve essere rigida perché chi viene qua deve ancora cercare la chicca, devono sapere di trovare un covo, un buco, un posto dove sanno di trovare l’ultima spiaggia.
Come ti sei orientato per la selezione del catalogo?
Dall’1 al 300, i titoli in catalogo sono tutti estremamente selezionati. I clienti trovavano i film di Griffith, di Pastrone, di Ejzenstejn...cose che all’epoca, per il pubblico comune, erano impensabili. O ci studiavano all’università o erano addetti ai lavori: scrittori, operatori, tecnici, registi, attori. Vittorio Mezzogiorno quando fece il film con Peter Brook venne qua e vide tutti i suoi film. Gente che ha lavorato con Bellocchio, come Maruschka Detmers che fece ”Il Diavolo in corpo”...Simona Cavallari per “Il sogno della Farfalla”, vennero qui perché non sapevano chi fosse ‘sto regista così famoso negli anni ’60, che sconvolse Venezia nel ’68 con “I pugni in tasca”. Questa cosa si verifica anche oggi...tutto il cast della “Meglio gioventù”, è venuto qua a vedersi i film di Marco Tullio Giordana. Questa è una piccola soddisfazione...che giovani registi o attori abbiano cominciato qui...Matteo Garrone veniva perché gli piaceva il cinema e passava le serate vedendo i film di Pasolini, che ha riportato nei suoi film come sedimento della sua cultura cinematografica.
Come ti tenevi aggiornato? Avevi individuato distributori affidabili?
Beh…il catalogo lo fai con i grandi autori. Se esce il nuovo film di Wenders, bufala o meno lo prendo. Di un autore tendo a dare tutto il percorso. E’ come se fai una mostra di un pittore, devi fare un percorso…non puoi mettere soltanto il quadro che conosci. Il ragionamento è questo. La scommessa sta ancora sull’autore emergente. Delle volte toppo e delle volte azzecco.
Negli ultimi cinque anni quali realtà cinematografiche ti sono rimaste impresse?
Beh la scommessa di Von Trier e della scuola del Dogma è stata stupefacente. Hanno deciso di mettere delle regole a chi voleva fare film in una certa maniera; hanno creato una scuola e ne hanno già decretato la morte. Hanno lasciato una serie di film secondo me fondamentali che verranno capiti bene fra vent’anni. Andai a vedere “Idioti” al cinema, il secondo della serie Dogma, il primo fu “Festen” di Vinterberg, fu sconvolgente, uno dei pochi film che mi ha veramente preso allo stomaco...poi lui è provocatorio, il fine suo è quello. L’inizio di “Dancer in the Dark”: musica e schermo buio per due minuti...alcuni protestavano in sala, perché pensavano che la pellicola non fosse partita e invece sono due minuti di buio per farti entrare nell’ottica della protagonista che non vede…sono cose di rottura assoluta. Alla fine degli anni ’90 rompere non era facile! Rompere negli anni ’60 era più semplice perchè si metteva tutto in discussione, dal ruolo dell’attore, del regista...era un clima di rottura. Quindi tanto di cappello al Dogma! Il boom, ancora in corso, del cinema orientale è più per noi occidentali. Il far convivere insieme il materialismo tecnologico e la spiritualità. Noi siamo respingenti verso quello che è l’animo, lo spirito. Il nostro cinema va avanti a gag, a belle scene…forse Kieslowski è riuscito a trasmettere quella stessa spiritualità, quando la sua Europa era ancora dell’est…Park Chan-Wook, Kim Ki-Duk, questi orientali per noi sono favolosi perché riescono con quattro scene a darti l’essenza di una vita, di un perché. Molto bravi, però nella cultura loro questo tipo di cinema è più normale, è tradizione…pensa a Kurosawa!?
Il cinema italiano oggi, come lo vedi? In fondo lo frequenti. Quali sono gli umori? Il pubblico italiano come recepisce il cinema nazionale?
Male, senza mezzi termini…è interessato nel senso che vorrebbe vedere dei bei film italiani. Me so’ stufato, non si possono tollerare certe stupidaggini che vengono passate per grande cinema, solo per patriottismo. Muccino un esempio per tutti. Ma ti dico anche “Romanzo Criminale”, te ne dico tanti, lo stesso “La meglio Gioventù” è un discreto film televisivo e così era nato, poi i francesi l’hanno incensato e noi di rimando abbiamo detto “oh che bello”, ma è un film fatto per la Tv, insomma, non c’è respiro cinematografico come in tutti questi film che abbiamo nominato, ci sono quei pochi emergenti che faticano e che comunque devono sempre dar prova di aver nuove idee. Quindi è molto precaria la situazione. Il pubblico viene e chiede...ma il cinema italiano non c’è. Vorrei metterne di più, tanto è vero che nel mio catalogo le pagine del cinema storico italiano a noleggio sono tantissime, è il più ricco, anche di quello anni ’70, ’80: Elio Petri, ho messo dentro Montaldo, Lizzani, Fiorella Infascelli, Daniele Lucchetti, Mazzacurati...l’ho messi tutti con tutta la buona volontà. I film stanno li. Fanno museo.
Come consideri la distribuzione in Italia?
Con i film, prima in cassetta poi in dvd, ho avuto sempre un problema di fondo, ormai fisiologico, che non potremo mai togliere. Mentre all’estero esistono delle case preparatissime tipo la Tartan Video, l’Artificial Light, da noi, fin dall’inizio, il mercato è stato in mano a dei maiali, a della gente che poteva tranquillamente vendere le fettuccine e la pasta all’uovo. Gente che neanche si rendeva conto di come andava presentato un film, di quello che dovevi scrivere dietro come commento, di come lo incidevano, di come lo distribuivano e ancora oggi se ne pagano le conseguenze…io c’ho una storia di lettere mandate alle amministrazioni e alle direzione delle case commerciali piene di lamentele, per il modo in cui facevano i film, per le censure, per le copie che usavano, fino al fatto ultimo che senza un minimo di criterio fanno uscire un film degli anni ’50 a 23 euro, solo per la vendita. In America o in Inghilterra questo non succede. Lì le videoteche, comprando il film in dvd, acquistano i diritti per il noleggio e per la vendita. E’ importante offrire la possibilità a chi lo desidera di vedere film poco conosciuti a noleggio. Poi commercialmente gli ritorna. È un accesso che devi permettere.
Come reputi i dvd prodotti in Italia, l’arricchimento del prodotto con gli extra può essere un deterrente per la pirateria?
Questa è una carta che le case si devono giocare. Il mercato per come era partito lasciava sperare in meglio. Quando sono nati i vhs c’erano almeno venti, trenta case di produzione di homevideo e tutte libere nel vero senso della parola: andavano alla SIAE, compravano i diritti del film, e lo distribuivano. Erano una grossa risorsa...io potevo attingere a questa e a quel altra a seconda delle mie preferenze.
Quali erano i tuoi punti di riferimento?
La Durium, la Futurama, la Domo Video, la MER che fece una collana strepitosa curata da Tullio Kezich. Poi quando le major hanno visto che il business andava bene invece di dare i diritti a queste case, hanno cominciato a prodursi e a distribuirsi l’home video in proprio. Tutte queste case minori, che facevano riferimento solo al mercato dell’homevideo e non avevano diritti cinematografici, sono scomparse e con loro sono scomparsi tutti i film che il mercato considera minori. L’ha seguita un’inondazione di film commerciali, film d’azione biechi e impensabili distribuiti da Penta Video, Cecchi Gori, Warner Home Video, Paramount…tutte le major, e i titoli di Renoir, Germi, Rosi, tutta la storia del cinema pian piano sono andati perduti...
E oggi?
Il mercato si è andato sempre più stringendo. Le case fuori dal coro sono pochissime ed è grossolano il modo in cui sono uscite certe cose. Cecchi Gori c’ha un catalogo affascinante se andiamo a vedere…punta su Nuti, su Benigni, su “Pulp Fiction” ma poi distribuisce due fra le case di produzione migliori in Italia: la Dolmen e la Fandango. Però ormai il mercato è stato monopolizzato, c’è una specie di trust di cartello...è assurdo che da noi i dvd costino un’infinità e ti parlo di film degli anni ’40 -’50, passati in tv almeno 200 volte, che escono a 30.99 euro prezzo al pubblico.
Quindi oggi chi è che gestisce la vendita o il noleggio del cinema “storico”?
Medusa…sono loro che gestiscono tutto. Le grandi major hanno il mercato in mano e il cinema storico è lì ad impolverarsi…ti posso dire che Mondadori con la collana “il Grande Cinema” aveva pubblicato in vhs tanti titoli importanti dell’espressionismo tedesco, del neorealismo italiano che ancora non sono usciti in dvd. “Roma città aperta” arriva d’importazione americana: “Rome Open City”. Se ti faccio vedere la copia commissione della Medusa del prossimo mese vedrai che i titoli interessanti sono uno o due. Sono abituato. Però è allucinante che abbiano certi diritti su titoli che stanno lì a marcire e non vengono prodotti, mentre all’estero si trovano normalmente. Ci sono pure case, tipo la “Ermitage”, che non tratto, che ti mette il dvd a 12 euro però prendono la videocassetta e te la riversano sul disco. Alla fine il prodotto è scadente...ma l’alternativa è quella. Anche io e te possiamo andare alla SIAE, prendiamo per sei mesi i diritti dei film degli anni ‘20 e ’30…ci costano una stupidaggine...ma non me va di fare il produttore. A me piace il contatto con la gente, parlarci, non sono uno che vuole arricchirsi col cinema. Mi sono voluto fare l’isoletta, però non posso tollerare certe cose.
Che ne pensi della trovata commerciale di vendere il dvd in concomitanza con l’uscita del film nelle sale? Con l’affermazione del dvd il giro d’affari dell’homevideo tra noleggio e vendita è molto cresciuto...un giro d’affari che ha sfiorato i mille milioni di euro (dati Simmaco, 2005) . L’home video è una vera alternativa al cinema…
Io credo ancora nella sala e quindi mi batterò sempre perché la gente vada nelle sale, delle volte mi perdo il noleggio e dico: “non lo prendere sto film non te lo vede’ sul piccolo schermo”. La “Sottile linea rossa” che è un film che ho amato non lo consiglio mai. Per esperienza ti dico che film così se te li vedi a casa ti ADDORMENTI!! Il bello di questi film è che tu stai col grano scompigliato dal vento e senti gli spari davanti allo schermo grosso, non puoi farne a meno...gli dico: “guarda, prenditi una commedia, vattene al cinema”. Oggi puoi scegliere la sala e l’home video. Non cambia la situazione perché esisterà sempre il pubblico che ama andare al cinema come chi preferirà vederlo a casa.
Vogliamo affrontare un minimo la questione dei dvd in edicola?? Gli editori sul dvd pagano il 4% di Iva perchè il dvd, se accompagnato da una pubblicazione, viene sottoposto allo stesso regime Iva del prodotto editoriale. Le videoteche continuano a pagare il 20% d’Iva sul venduto...
Mi scoccia perché delle volte faccio delle brutte figure…può capitare che io ho il film a 20 euro e in edicola sta a 10...ho capito andate a prenderlo in edicola, m’arrendo. Non voglio fare il difensore della categoria, odio i commercianti come categoria, però veramente non c’aiuterà nessuno in questo senso...ripeto mi salvo sempre perché c’ho “L’armata a Cavallo” a noleggio.
Oggi le politiche di mercato non hanno molta considerazione per il videonoleggio?
Purtroppo no. Vorrei mettere molti più titoli a noleggio anche perché sono la fonte maggiore di guadagno. Anche se a me piace moltissimo vendere…il rapporto con il pubblico è lo stesso ma economicamente il noleggio è la cosa che mi permette di vivere. E le case di produzione e di distribuzione sono ceche: Medusa, Warner, ...la Paramount è l’unica casa che impone lo stesso prezzo sul prodotto, che sia destinato alla vendita o al noleggio.
Personaggi noti che hanno frequentato questo posto?
Del cinema italiano quasi tutti. Giulietta Masina veniva con la limousine e l’autista col cappello. Prendeva i film del marito o i classici italiani: Rossellini, De Sica, e li mandava alla famiglia a Rimini. Sulle dediche firmava Giulietta Masina Fellini. Da lei a tutti gli altri, Bellocchio, i fratelli Taviani che mi hanno incoraggiato molto per questa attività, e poi Citto Maselli. Sono venuti anche personaggi noti della cinematografia straniera. Quando Coppola venne a girare “il Padrino III” soggiornava qui dietro...a lui piaceva la provincialità di questa zona. Si comprava il giornale a Piazza Farnese e veniva da me a guardare i film, le locandine...quando gli dissi che “La conversazione” era il mio film preferito lui disse che era d’accordo. Era risaputo che questi kolossal, poi, gli permettevano di girare film sperimentali...poi sono venuti Jon Jost, Vincent Cassel con Kassovitz. C’avevo il manifesto de “L’Odio” attaccato. Lo videro e si fermarono. Ero innamorato di Kassovitz e c’avevo “Metisse”. Non ci poteva credere che io avessi quel suo film, introvabile anche a Parigi. Vengono tanti registi poco conosciuti che stimo tantissimo: Peter del Monte, Makhmalbaf …per questi vedere in questo buchetto i loro film è un riconoscimento enorme...lo stesso Crialese guardando i film qui scelse la Golino per “Respiro”. E’ bella questa cosa di poter guidare il pubblico, dare anche stimoli, idee…svolte. Nel mio piccolo è una grande soddisfazione.
Alcuni registi del cinema mondiale sono partiti da un videonoleggio, uno fra tutti Quentin Tarantino. Non ti è mai venuto in mente di fare un film? L’hai mai fatto?
Eheeh!!! Dentro de me però!! Perché non oserei mai fare un film…ne ho cominciate tante de scritture e non le ho mai portate a termine perché non è per me.
…e l’idea di realizzare delle rassegne?
No, no, t’ho detto...l’idea di fare il cinema aperto la mattina ce l’avevo, però poi mi rendo conto che non mi dà quello che mi dà il bancone…cioè il rapporto, il contatto quotidiano che c’hai con la gente è fondamentale per me, è l’unica cosa che mi fa amare il cinema come lavoro. L’unico modo di lavorare il cinema. Il film dentro di me ho sempre sognato di farlo. Per quello me piace tanto parlare di cinema, proprio perché non so mai riuscito a farlo…
In chiusura il tuo film preferito.
Ehm…e questa non la dovevi fa’!…no, non c’è il film preferito…ti posso dire che un film importante per me è Taxi Driver...per un sacco di cose: perchè è diventato il logo del negozio, perché è la solitudine nella metropoli, perché è il film che mi ha fatto conoscere mia moglie, è la Hollywood...io ‘sto negozio l’ho chiamato Hollywood perché il cinema non deve essere solo intelletto ma anche amore per la sala, amore per quello che è...se c’era un film che racchiudeva il cinema contemporaneo, dagli anni ’70 a oggi, è Taxi Driver. Taxi Driver va visto almeno una volta l’anno.
Abbiamo fatto un bel percorso, partendo dagli anni ’80, passando per i ’90 siamo arrivati ad oggi. Quale futuro ti aspetti per una realtà come la tua?
Il futuro…?? io non ho mai vissuto per il futuro. Fin dall’inizio l’attività ha avuto una dimensione familiare, il fatto stesso che non c’ho mai avuto dipendenti, che non ho mai aperto filiali...non c’ho grosse aspettative. Però nel futuro c’è sempre quello che uno spera, che, purtroppo, non sempre combacia con le previsioni. La speranza è che il negozio rimanga una risorsa insostituibile nel panorama commerciale del cinema, un riferimento certo dato dall’esperienza di 24 anni. Naturalmente guardando al futuro spero che il mercato si sbrogli un po’, che si spaludi da questa situazione. La previsione è che siamo l’ultima spiaggia. Anche se per il negozio non temo, non sono ottimista, almeno che certe cose annunciate dai nuovi media, internet, il mercato cinematografico sempre più veloce, non vengano gestite in modo logico e il sistema regolamentato. La videoteca come luogo di conoscenza, per istruirti non c’è, non esiste. Lo sciaccallaggio delle edicole è la cartina di tornasole. Il futuro lo aspettiamo. Di andargli incontro non mi va. Sono pronto...cercherò di adeguarmi con ciò che verrà; ma la situazione non è piacevole.

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