L'INSOSTENIBILE ESIGENZA DI FARE

Emililano Barbieri

Cosa passa per la testa di chi apre e gestisce un’etichetta di musica elettronica? Cosa spinge alcune persone a dedicarsi in maniera totalizzante a progetti che dal punto di vista materiale offrono meno rientri economici che fare il cameriere in un bar? Basta la “passione” a spiegare questo fiorire underground pieno di produzioni di elevata qualità, festival a profusione, net-zine, riviste e “tut l’atre sturiellet”? Davvero produrre cultura – cos’altro è la musica elettronica non legata al dancefloor? - è un qualcosa di legato esclusivamente al possedere un capitale preesistente dove chi non ha spalle abbastanza larghe si può pure scordare di lanciarsi nell’avventura, dato che a malapena riuscirà a pagare l’affitto?
Per rispondere a siffatti quesiti esistenziali mi sono prestato ad una chiacchierata polifonica con alcuni di quelli che, pennivendoli di altre epoche, definirebbero come addetti ai lavori. La scelta di costoro si è basata a) sul mio gusto personale - e scusate se è poco - b) sulla disponibilità delle persone in questione dato che, essendo io un integerrimo signor nessuno, ho ottenuto risposte solo da alcuni degli esseri umani presi in considerazione.
Fin qui, la metodologia scientifica utilizzata...di seguito l’esperimento.

[partecipanti partecipati: Marco Messina per l’italiana Mousikelab, David della Audiobulb dall’Inghilterra e infine ma alla fine (?) Nicolas per l’Ad Noiseam rea di produrre, tra gli altri, i lavori di quei mattacchioni dei Dalek]

Ogni attività umana – al di là degli aspetti materiali - è fortemente influenzata dalle sensazioni e dalle emozioni delle persone che vi sono coinvolte. In che modo questo genere di fattori gioca un ruolo nel lavoro di un etichetta?
Nicolas: i motivi sono riassumibili in due fattori essenziali. Il primo riguarda il mio entusiasmo per la musica. Ascoltare buona musica è per me un piacere enorme, qualcosa che mi regala delle energie e di cui ho piacere di parlare per condividere queste emozioni. Questo mi porta automaticamente a giudicare alcune cose migliori di altre, facendomi sentire in obbligo di farle conoscere a tutti. Non essendo un musicista, ho pensato di poter colmare il gap tra chi crea musica e il pubblico, cercando di far avere agli artisti la visibilità che ritenevo la loro arte meritasse.
David: ogni ossessione è qualcosa che cambia il modo con il quale si percepisce ed interagisce con il mondo. Questo è il rapporto che ho con la musica, una sorta di bisogno fisiologico di farla, una tensione interna che si esaurisce nel momento in cui ho terminato la composizione, lasciandomi completamente esausto. Un po’ come il ciclo di un maniaco-depressivo, in cui momenti di intensa attività sono intervallati da down catastrofici. Gestire un’etichetta, mi regala la possibilità di moderare questo ciclo, facendomi interessare al lavoro di altri artisti, aiutandoli a trasformare le loro abilità in un disco. L’etichetta vuole essere una casa per la loro creatività, un posto dove la loro musica possa essere accessibile al pubblico.
Marco: Mousikelab nasce senza un intento di business ben specifico. Io e i Retina, dopo aver registrato un disco insieme come Resina, abbiamo deciso di produrlo da soli creando una nostra etichetta. Il bisogno era quello di avere una parte attiva nel promuovere il disco, contattare distributori, mandare mail alle riviste e così via...successivamente, abbiamo iniziato a proporre agli artisti che ci piacevano una sorta di collaborazione a baratto, nella quale noi produciamo il disco in cambio di alcune copie. Il dato comune che abbiamo come etichetta, non risiede tanto in un determinato suono, quanto in uno stesso approccio al suono, un’attitudine riassumibile come un’estrema puntigliosità nella scelta dei suoni.

Nel lavoro di questo tipo di etichette, i confini tra registrare un disco, promuoverlo su internet o su altri media e organizzare live performance, sono praticamente inesistenti. Come definite e programmate questi tre aspetti?
?Nicolas: personalmente non mi occupo della registrazione di un disco poichè non ho le competenze adatte...praticamente rompo solo le scatole per far rispettare tutte le scadenze! Per quanto riguarda le fasi successive – marketing on e off line e booking per gli show – faccio tutto il possibile per far conoscere al mondo le varie releases. Attraverso fasi separate come ricerca di artwork dei CD dal forte impatto, contatti con negozi e distributori e design della pubblicità, il disco viene portato alla luce. Fortunatamente, la tecnologia consente di gestire numerosi aspetti ad una singola persona. Con un computer si può contemporaneamente disegnare una copertina, mandare e-mail a riviste e distributori, organizzare live performance. Quest’ultimo aspetto è il più difficile dato che non è possibile restare seduti in ufficio, ma bisogna andare in strada ad attaccare manifesti e locandine.
David: Solitamente scegliamo insieme all’artista una selezione delle tracce in modo tale che l’album si sviluppi attraverso una sua narrativa. Questa deve essere un viaggio all’interno della tavolozza del musicista, con alti e bassi sia nel ritmo che nella trama delle composizioni. Ottenuta questa coerenza sonora, si passa alla progettazione dell’artwork. Questo deve riflettere visivamente lo stile dell’artista. Le nostre copertine sono spesso costruite attraverso parti di insetti ricostruiti che riflettono una cura ossessiva per i dettagli e promettono un mondo sonoro fatto di rumori sottili al confine tra l’uomo e il mondo naturale. Quando il packaging è finito il mio lavoro consiste nell’informare il mondo che la musica è pronta. Si va dal contattare i tradizionali distributori sparsi nel mondo, alla possibilità di acquistare il disco direttamente sul nostro sito (www.audiobulb.com). Un aspetto molto importante è il rapporto con net-zines, riviste e radio on line. Il loro supporto e giudizio è fondamentale. Ogni recensione e/o passaggio radio è un punto di arrivo importante per la nostra musica perchè in questo modo abbiamo un rapporto diretto con persone che hanno il nostro stesso interesse nel promuovere sonorità ed estetiche musicali originali. Per quanto riguarda i live, la Audiobulb preferisce pubblicare album di artisti che sono fortemente impegnati nel promuovere la loro musica suonando dal vivo. Data l’estrema settorialità di questo tipo di musica, per un musicista avere una forte reputazione live è fondamentale in termini di visibilità e ci garantisce maggiormente per quanto riguarda la quantità di copie vendute.
Marco: Anche noi preferiamo pubblicare album agli artisti che si sbattono suonando in giro. La democrazia del laptop ha aumentato a dismisura la quantità di demo che riceviamo e, a parità di qualità, un musicista che già possiede un suo pubblico, permette anche ad una piccola etichetta come Mousikelab di vendere i CD a prezzi relativamente bassi. Devi considerare che, come etichetta, non siamo mai stati in attivo, abbiamo sempre e comunque reinvestito i guadagni e, in alcuni casi, abbiamo investito direttamente di tasca nostra. Per questo, considerando tutte le spese e il lavoro che c’è dietro ad un disco, se voglio almeno rientrare delle spese, per vendere un CD a 15 euro sono costretto a pubblicare lavori di musicisti che mi garantiscono almeno 700 copie vendute. Prima chiedevi cosa spinge a lavorare in questo tipo di progetti quando probabilmente facendo un Dj set techno guadagnerei dieci volte tanto. Da una parte c’è sicuramente la passione per un certo tipo di musica ma, altrettanto fondamentale, c’è la volontà di continuare a fare cose che mi piacciono e che posso rivendicare come mie, almeno finchè posso permettermelo. Per quanto riguarda il cosiddetto marketing, Mousikelab è abbastanza semplice. Finita registrazione e stampa del CD, ci appoggiamo a Promorama come ufficio stampa. Per l’estero ci occupiamo personalmente del mail-out a radio, riviste e net-zines. Per tutto il resto ci affidiamo a contatti umani sulla rete, dal vivo, al telefono. Spesso la proposta è sempre quella del baratto. In pratica, si tratta di organizzare piccoli contest nei quali mettiamo a disposizione alcune copie dei nostri dischi in cambio di piccoli banner pubblicitari. Oggi come oggi il disco, in ambiti sotterranei, altro non è che un costoso biglietto da visita. Se pensi che l’unica economia forte è quella legata ai live, se uno non ha un disco, è come se non esistesse.

Per concludere volevo sapere quali sono invece gli aspetti personali attraverso cui scegliete gli artisti con cui collaborare.
Nicolas: Può sembrarti pretenzioso o superficiale, ma il mio gusto personale è l’unica discriminante in merito. Sono abituato ad ascoltare musica di generi anche molto distanti tra loro, alcuni dei quali non saprei dirti neanche perchè mi piacciano o meno. Le uscite delle Ad Noiseam sono essenzialmente dischi che comprerei e ascolterei volentieri. Naturalmente le mie competenze musicali condizionano notevolmente tali scelte. Se per esempio ricevessi un demo di musica jazz non sarei in grado di valutarlo correttamente data la mia mancanza di cultura musicale in questo genere. Ciononostante provo a mantenere la varietà di stile dell’etichetta il più ampio possibile, sebbene ciò significhi un lavoro più lungo e più duro.
David: Tutto si riduce alla mia reazione a pelle rispetto al suono. Quando ascolto musica di questo genere, sono alla ricerca di qualcosa che suoni vero, qualcosa che sia il risultato di un originale interfacciarsi del musicista con i dettagli degli elementi sonori acustici e digitali. Ricevo numerosi demo di artisti che hanno slavato il suono della sua originalità e dei suoi dettagli attraverso l’eccessivo utilizzo di effetti e DSP digitali. Ritengo che questo sia un modo decisamente pigro di creare i propri suoni. Preferisco gli artisti che lavorano così duramente sulla loro musica da ottenere risultati dalla indubbia qualità. La Audiobulb vorrebbe essere sul fronte estremo della nuova musica elettronica, pubblicando lavori che rappresentino qualcosa di significativo ed interessante, spingendo le persone ad ascoltare ed apprezzare i dettagli che ci circondano.
Marco: mah...la risposta a questa domanda credo sia disseminata all’interno delle precedenti risposte. In linea di massima, cerchiamo un’attitudine al suono di un certo tipo, la voglia di muoversi in prima persona all’interno del processo musicale e una sorta di vicinanza di visioni e condivisioni di intenti con gli artisti che pubblichiamo.

Alla fine del tema alle elementari c’erano le conclusioni...
...questo il resoconto della polifonia. Sono convinto che, per tecnologie, creatività e voglie messe in campo, la musica elettronica rappresenti, nelle sue forme migliori, un prodotto dalle elevate qualità soprattutto se confrontata con il normale bombardamento mediatico. Quest’ultimo, spesso e volentieri, si appropria di alcuni dei risultati ottenuti in tale ambito, banalizzandoli quanto basta per costringerli a spostarsi un gradino più in là. La comprensione delle dinamiche soggiacenti alla sua produzione dovrebbe servire a rivelarne la sua contemporanea normalità e eccezionalità, spingendo un po’ tutti a riservarle maggiori e più corrette attenzioni.

(01/3)