UNA CRONACA VERA

Lorenzo Micheli Gigotti

Intervista al direttore di "Cronoca Vera"

Balle spaziali o tragedie vere? Alcuni definiscono Cronaca Vera un settimanale che “strappa il sorriso, se non vere e proprie fragorose risate; un successone tra i barbieri di città e provincia che si getta a corpo morto su bufale paesane”. Anche a me ha fatto spesso sorridere ma da anni accompagna i miei viaggi. Cosa c’è dietro questo fenomeno editoriale in edicola da 37 anni? Qual è la sua storia? Chi lo legge? E perchè? Giuseppe Biselli, direttore di Cronaca Vera dal ’96, ci svela i retroscena e le curiosità del settimanale più emarginato, criticato e cannibalizzato d’Italia.

- come è nato e quali sono stati i fondatori di Cronaca Vera (CV n.d.r.)?
Nel settembre 1969 Sergio Garassini, forte dei successi editoriali “Kent” e “Ciao Amici”, concretizza il progetto di un settimanale popolare e chiama a dirigerlo Antonio Perria, allora caporedattore di ABC. Il progetto grafico è realizzato dall’illustratore Maurizio Bovarini.

- chi erano questi personaggi?
Bovarini negli anni ’70 era un disegnatore noto, amico di Manara, credo coetaneo o giù di lì. Era un fine musicologo appassionato di jazz e suonava. Sicuramente era una figura diversa da quella a cui un editore chiede la realizzazione di un bozzetto. Tanto è vero che in mano sua CV ha assunto l’aspetto inconfondibile che ancora oggi ha.
CV e Perria, invece, erano un po’ la stessa cosa, visto che ha diretto il giornale per trent’anni. Era un abile scrittore. Un grande narratore di storie che non ha avuto fortuna perchè dirigeva un giornale ai margini e anche lui, alla fine, è stato emarginato. Io lo reputo un genio. Ma questo è il mio parere.

- quale era il taglio editoriale di CV allora e qual è oggi il suo? Cosa è cambiato da allora?
E’ cambiato. Oggi è impossibile, a vari livelli, fare il giornale di allora. Intanto perchè io non sono bravo quanto Perria, non ho lo stesso senso dell’umorismo, la sua stessa capacità di andare al cuore delle cose; lui faceva un giornale molto più pulsante e più vivo. A quella difficoltà, per me insormontabile, se ne aggiungono altre come la legge sulla privacy, la carta di Treviso, il fatto che i fotografi non fanno più la ‘nera’ come un tempo. Mancano le foto, di conseguenza anche il miglior pezzo, scritto in punta di penna, non ha la stessa resa. Allora c’erano foto bellissime e la cronaca veniva fatta da fotografi molto bravi. Oggi non la fa quasi più nessuno; va la televisione che produce altre cose. Di un servizio si trovano due fotine che arrivano dalla questura, fine. Se la questura non le dà non c’è niente. Sommato al fatto che non ci sono neanche più i redattori. Le faccio un esempio, Anastasi fece un pezzo in Sicilia su una donna che mise in piedi una relazione con l’assassino di suo marito per incastrarlo. Di quella storia CV pubblicò l’esclusiva e ci fecero un film. Oggi finirebbe da Costanzo. Quindi la crisi del giornale è dovuta ai cambiamenti, primo fra tutti la televisione.

- la forza di CV di allora era dovuta al favoloso connubio di informazione, immaginazione e ironia?
Si questa era la forza del giornale. L’ironia che manca completamente adesso. Oggi è più difficile ironizzare. Perria aveva certe possibilità e qualità, era il suo “mestiere” ma era anche accettato e si sorrideva per alcune cronache. Oggi le querele sono pesantissime e anche per molto meno. Ecco perchè le storie di allora non si possono più fare. E’ finita quell’epoca e purtroppo CV perde quella simpatia che aveva quando anche Umberto Eco la comprava per leggere i titoli. Non credo Eco sia ancora tra i nostri lettori ma anche lo fosse non troverebbe più quei titoli. Quel tipo di giornale oggi non si potrebbe seriamente più fare, probabilmente non lo potrebbe fare più neanche Perria.

- la testata che lei dirige è senza dubbio un settimanale unico nella sua specie ed è, lo riconoscerà, per certi versi anche obsoleto. Ciò nonostante sembra che, nel corso degli anni, non abbia mai conosciuto grossi periodi di crisi. Viene da chiedersi il perché.
Negli Anni ’70 Cronaca Vera è arrivato a vendere 600 mila copie alla settimana. Era e resta un giornale ai margini, anche se sono cambiate le copie vendute. Periodi di crisi non li ha mai conosciuti. Sono stati duri gli inizi, almeno così mi racconta l’editore di allora. Nel 1969, parlare dell’omicidio di Ermanno Lavorino e di Maria Martirano, parlare di Ghiani e Fenaroli nel primo numero, fu una bella scommessa. Così come fu una scommessa trovarsi un varco tra ABC, acquisire lettori tra chi, in precedenza, leggeva Detective Crimen non fu però un’utopia. Dopo tre anni CV era una realtà della nostra editoria. Non far parte degli editori che contano e non avere a che fare coi giri di potere ha consentito al settimanale di arrivare fino ad oggi. Però CV rimane un giornale che non conta, che i cosiddetti giornalisti seri ignorano, così come lo ignora il mondo dell’informazione. La televisione si limita ad utilizzarlo, prendendo i nostri personaggi e portandoli in tv, senza mai citare una volta la fonte. E’ il costo che paghiamo oggi, grazie ai signori della televisione e alla loro grande professionalità.

- ABC, Kent, Ciao Amici sono testate che lei ha citato. Che cosa rappresentavano o rappresentano per lei?
Il quotidiano La Notte e Paese Sera non nascono a caso, un certo giornalismo dei Brera, voglio dire, non sono inventati, arrivano da una certa esigenza, da una certa letteratura; allora su Kent scriveva Moravia, Playboy non c’era ancora. Questi erano giornali che facevano vedere in copertina le ragazze, però facevano “cultura”. In Italia negli anni ’60, ’70 ci sono due cambiamenti che scardinano il modo di vedere di allora: il divorzio e la legge sull’aborto. Non c’è un filosofo o uomo di letteratura che possa avere riferimenti con quel periodo; non c’è Mao e la rivoluzione cinese. C’è, invece, un’editoria popolare che scardina la società esistente e questo cuneo piccolissimo è fatto da alcuni prodotti editoriali. Tra questi ABC. Quei giornali hanno cambiato un’epoca, insomma, hanno determinato uno giro di boa. E non dimentichiamo che il Corriere e tanti altri quotidiani importanti già c’erano ma il gossip non lo faceva nessuno. Gente come Brera, Mario Soldati, sono passati tutti di li.

- CV è un settimanale che stabilisce un’intensa relazione con i lettori che, per interagire, hanno a loro disposizione una quindicina di rubriche (I Lettori Scrivono; I misteri del sesso; Confessioni Vere. Drammatici, sconvolgenti, umani resoconti dalla viva voce dei protagonisti; Un avvocato al vostro servizio). Ne emerge una tipologia di lettore dal profilo culturale medio-basso che che vive in condizioni disagiate (anziani soli, vedovi/e, portatori di handicap o malati, divorziati, immigrati, emigrati, detenuti, ecc.). Che tipologia di lettore ha Cronaca Vera?
Era e resta il giornale per chi non ha santi in paradiso. Quelli che la sanno lunga dicono che il nostro lettore medio è un analfabeta di ritorno. Se vuole, lei li definisca pure sub umani, ma io preferisco credere che il giornale che dirigo dal ‘96 sia un settimanale popolare da 37 anni. Popolare, nonostante l’emigrante in treno con la valigia di cartone legata con lo spago non ci sia più da tanto tempo. Ma popolare è una definizione che ai giornalisti della sinistra illuminata fra tremare le vene nei polsi.

- può essere più preciso e farci capire cosa intende? Non crede che la critica sia rivolta a quel attitudine ‘populista’ che, adeguandosi a certe formule (specialmente di mercato) e sfruttando l’inerzia mentale prodotta dall’industria culturale degli ultimi anni, produce informazione manchevole, superficiale e meccanica?
No, è solo snobismo. Per quanto concerne la prima parte della sua domanda, il nostro Paese è pieno di giornali che si definiscono progressisti e di sinistra, ma di popolare non hanno nulla. Il nostro è un giornale popolare, ma viene visto come spazzatura. Tutti parlano di vip, i nostri sono sporchi, brutti e cattivi. Meglio starne alla larga. In più spesso sono anche poveri, perciò non “consumano”, quindi non contano nulla. Infatti di noi non ne parla nessuno e non abbiamo pubblicità.
In edicola vanno quotidiani che vendono 6, 7 mila copie e stanno in piedi con le sovvenzioni dei partiti, con le sovvenzioni per la carta stampata e non si capisce perchè. Eppure sono giornali che fanno opinione in una certa sinistra che è il bacino dal quale veniamo maggiormente attaccati. Il mio non è un giornale politico, anche se, sia ben chiaro, siamo dalla parte dei perdenti. In Italia non credo ci sia un schieramento di destra di perdenti, semmai la Lega che è la parte più popolare della destra, ma che certo, non si identifica in CV. Nonostante ci si occupi della fascia più popolare siamo perennemente attaccati e più sono di sinistra e abitano in centro più ci criticano. Repubblica non si è mai ricordata una volta che CV esiste. E’ un giornale di merda e a citarlo non si fa mai bella figura. Però lo si può depredare. La legge prevede che si citi la fonte. Invece questo da 10 anni è disatteso. Il Corriere della Sera negli ultimi dieci anni ha parlato di noi una volta sola, perchè un lettore, citandolo come battuta, disse di aver comprato due bambole gonfiabili di cui una difettosa e l’altra bucata. Potrebbe anche essere, però noi non vendiamo bambole gonfiabili, anche se sul nostro giornale c’è da sempre la pubblicità di un’azienda che vende pistole ad aria compressa e occhiali che guardano attraverso i muri. Le stesse cose che si leggevano su Diabolik o su altri giornali popolari negli anni ’60.

- è un po’ strano che ci sia una pagina con la vendita per corrispondenza di articoli così bizzarri? Non perdete di credibilità? Appare quasi una pagina di alleggerimento.
Questo lo legge lei che ha la capacità e la voglia di interpretarla in questa direzione. In verità è uno dei pochi inserzionisti che abbiamo e anche se paga poco, paga e l’editore lo pubblica. Da sempre tra l’altro. E’ un abitudine un po’ sciocca, forse. Un editore non fa certe considerazioni. L’alleggerimento è la pagina della ragazzotta che vuole fare la velina, è la bella storia di due sorelle che si ritrovano dopo cinquant’anni, è una storia sugli animali. Questo è un inserzionista che se domani si mette a vendere ciabatte l’editore gli pubblicherebbe comunque la pagina.

- bisogna capire se all’editore conviene, se il gioco vale la candela...
Ma sa quando entrano due soldi vale sempre la candela. La cosa che mi stupisce è che ancora oggi si riescano a vendere articoli di questo tipo. Vuol dire che nel giugno 2006 c’è ancora chi compra gli occhiali per vedere le donne nude attraverso i muri. Da una parte è meraviglioso. Da non credere, però per carità. E’ fuor di dubbio che da me il Mulino Bianco non ci viene.

- CV è stato fondato nel 1969. Da allora l’impostazione grafica e contenutistica è rimasta piuttosto invariata. C’è chi lo definisce un settimanale conservatore mai sceso a patti con il mercato o con le mode. Lei è d’accordo?
Se il mercato e la pubblicità si accorgessero di noi, vorrebbe dire che io ho sbagliato a fare il giornale. CV ha un format ben preciso. E questo non può certo cambiare per seguire le esigenze dei pubblicitari. Crede sia conciliabile la foto di un cadavere con le merendine? E il sangue coi detersivi?

- molti autori si ispirano alla cronaca, molti sostengono che il giornalismo sia il sapiente connubio di cronaca e fantasia. Secondo lei CV, mediamente, viene letto più per l’informazione proposta o per gli spunti letterari offerti?
Potrà sembrarle incredibile, ma CV viene letto per i suoi contenuti. In una parola, viene “letto”; cosa che non capita ai periodici dove sono più numerosi quelli che ci scrivono di quelli che li leggono. Ma la pubblicità o i finanziamenti pubblici possono fare miracoli. Incassare i finanziamenti significa far vivere giornali che altrimenti sarebbero morti e sepolti. La pubblicità tiene in vita “contenitori di pubblicità” che noi continuiamo a chiamare settimanali illustrati.

- per telefono quando le ho proposto l’intervista, si è subito rassicurato che questa non vertesse su tematiche come il trash e paccottiglia varia. Perchè discredita così tanto la categorie di lettori interessati, chi anche per semplice ilarità, all’assurdità e alla cupezza di certi fatti?
Periodicamente qualche giornalista scrive di noi vomitandoci addosso la sua cultura. Il Corriere si ricorda di noi solo quando l’acquirente di una bambola gonfiabile lamenta di aver forato. PuntoCom ci ha definito il fango dell’editoria; adesso Report e la Gabanelli ci ha fatto scoprire che l’editore di PuntoCom ha incassato diciotto milioni di euro di finanziamenti ed è finito in galera per fatture false per quattordici milioni di euro. Se poi vogliamo ironizzare sugli strilli di copertina, anch’io sorrido leggendo “Lega la moglie al termosifone per fuggire con la suocera”. Come Salvatores, siamo gli ultimi ad avere i ricordi in bianco e nero, e come la Settimana Enigmistica vantiamo un sacco di imitazioni. Oggi è uscito Cronache Oggi. Se lo veda. Ragazza in copertina e titoli strillati.

- molte testate si preoccupano più di pubblicare lo scoop “ESCLUSIVO” che di offrire ai lettori una cronaca vera dei fatti? Quali filtri adottate sulle informazioni e le notizie che giungono in redazione?
Noi non pubblichiamo l’elenco dei delitti settimanali; tra i fatti di nera, ma non solo di nera, scegliamo storie da raccontare. Ogni settimana, da dieci anni, pubblico una storia dedicata agli animali. Siamo il giornale dei dilettanti, ma per la stampa tradizionale siamo dilettanti allo sbaraglio.

- sono tempi in cui, per ovvi motivi, si è largamente avvezzi al complottismo. Che dire di quella donna tirata in ballo dal giornalista Spezi che dichiara sul vostro settimanale di essere in possesso dei filmati, girati dal Mostro di Firenze, che documentano i brutali omicidi e che il Mostro fosse in contatto con una scuola esoterica a sua volta legata ad una setta che la ricollegherebbe all’attentato delle Torri Gemelle?
La settimana scorsa sul Corriere Sergio Romano ha ben spiegato quanto sia più affascinante l’idea del complotto rispetto ai fatti realmente accaduti, alla storia. La signora Carlizzi è un caso a parte; lei segue una pulsione personale. Ricorda quando accusò Alberto Bevilacqua di essere il mostro di Firenze? Adesso va avanti per la sua strada di sempre. Evidentemente qualcuno le dà corda. Ho pubblicato quel pezzo perché Spezi è stato tirato in ballo da lei e forse per quelle fesserie è stato arrestato. Lei ha preteso di replicare, e, oltre che obbligato dal diritto di rettificare quanto detto da Spezi, il diritto di replica non si nega a nessuno, neanche alla Carlizzi. Ma non è detto che non mi quereli ugualmente.

- come vengono scelte la copertina, gli articoli di punta e tutto il resto? Quali sono le fonti dalle quali attingete le notizie?
I collaboratori propongono le notizie, di queste, sedici diventano articoli e tre finiscono in copertina. I nostri collaboratori sono la prima fonte; poi ci sono le lettere dei lettori, che quotidianamente ci chiedono di occuparci dei loro casi. Per ultime, utilizziamo le agenzie.

- CV è un settimanale che prevalentemente tratta di cronaca e costume. Perché il sottotitolo è “Settimanale di fatti, attualità e politica?
Nel 1969 è stato registrato come “settimanale di fatti e attualità”. Citati in tribunale, ad un certo punto è stato aggiunto “politica”, forse perché qualcuno aveva riscontrato un atteggiamento “eversivo” e si rischiava il sequestro nelle edicole. Ma erano gli anni di piombo. Definizione che calzerebbe benissimo anche per il cervello di chi, all’epoca, ebbe la bella pensata.

- qual è il segreto del successo editoriale di CV? La società sente ancora il bisogno di sviscerare certi tabù. CV può essere considerato, secondo lei, il luogo mediatico dell’appagamento di certe inconsce e non conformi pulsioni?
Non credo, non esageriamo. Mi limito a registrare una funzione consolatoria, suggerita da un lettore napoletano che litigava spesso con la moglie ma non era mai finito su CV. Un modo come un altro per vedere che c’è sempre chi sta peggio. Certo, nel 2006 fa un certo effetto avere ancora una rubrica che si chiama “I misteri del sesso”. In edicola ci sono un sacco di periodici per teenager dove il sesso non è certo un mistero. Evidentemente c’è un pubblico per l’uno e per l’altro.


- lei parlava di ricordi in bianco e nero. Perchè avete mantenuto l’uso del bianco e nero per le foto? E che incidenza hanno sui contenuti?
Per una questione di riconoscibilità. Non avendo soldi per fare pubblicità e non volendo cambiare il format, abbiamo deciso di mantenere il rosso, il nero e il giallo e le foto in bianco e nero. Questi erano e sono gli elementi connotativi di CV. Quando ho assunto la direzione nel ’96 e l’editore mi chiese qual era per me il giornale del 2000 io gli risposi che il giornale del 2000 era quello dei ’70. Quella risposta piacque all’editore e io sono ancora qui. E non ho cambiato idea. Non solo per tenere fede al fatto che da allora mi sono guadagnato uno stipendio. Furono Garassini, Perria e Bovarini ad avere l’idea e a concepire la testata così. Io ho avuto la convinzione di portar avanti il giornale che hanno fatto loro e credo che la cosa mi abbia dato ragione. Lei che ne pensa?

- che sono incuriosito da CV da molto tempo. Lo compro per sorridere e trovare fatti incredibili. Mi viene in mente la storia di quel emigrato bengalese che aveva rubato un pedalò sul Lago di Como per tornare, via mare, nel proprio paese...
Il giornale è pieno di cose serissime, di tragedie vere. “Tutte cagate”, questo è l’atteggiamento tipico di chi invece si occupa di grandi notizie, di grandi problematiche, di grandi tematiche. Bisognerebbe avere la capacità di capire che noi non trattiamo cose truculente, perchè affascinati dal macabro. Ci interessa andare oltre il fatto, capire cosa c’è dietro il cadavere di una donna con la testa che è a sei metri dal corpo e la dentiera tra le parti, come appunto è accaduto a Roma. E’ incredibile quello che è successo. Perria diceva sempre che per uccidere una persona non ci vogliono cinquantadue coltellate, ne basta una, le altre cinquantuno sono per rabbia, e questo vuol dire qualcosa. Quell’omicidio è stato commesso per un motivo che va di là dal togliere la vita ad una persona. Lo puoi fare con una pallottola, ma quando gli scarichi tutto un caricatore addosso vuoi dare un altro segnale e noi raccontiamo questo.
Il bianco e nero era naturale per noi, per lasciarlo come era negli anni ’70. Il colore non mi sembra indispensabile per il mio giornale.

- anche Nero è stampato in b&n, ed è una scelta rigorosa non dettata da esigenze economiche.
Esatto, tenga presente che a me stampare in tricromia mi costa uguale perchè siamo comunque costretti ad utilizzare la quadricromia. Ma così CV è un giornale connotato e lo noti in edicola perchè è un prodotto riconoscibile ed inconfondibile. Qualsiasi altro magazine potrebbe essere scambiato con Gente, Oggi, Di Più. Oltretutto all’interno il b&n restituisce una certa drammaticità ai fatti, e ci risparmia un problema molto grosso: il sangue, un lago di sangue, un letto pieno di sangue con un cadavere steso. A colori su due pagine è una cosa spaventosa, in b&n è drammatico e mediato, per giunta quando le foto a colori sono scadenti e non pubblicabili, in b&n acquistano una loro drammaticità. Il b&n aiuta. Le foto a colori sono tutte uguali.

- le cronache da voi proposte riportano fatti che per la stragrande maggioranza avvengono in provincia. Le grandi metropoli vengono appena sfiorate. Anche il profilo dei vostri lettori appare provenire principalmente dalla provincia. Più che dell’Italia (come è scritto sul vostro slogan) non crede che CV si fa specchio della provincia, o meglio, di un certo provincialismo (montatura di determinati fatti, strumentalizzazione del pettegolezzo e della cultura tradizionale)?
Sono valutazioni che vuole dare lei e coloro che vogliono dare una lettura non reale. Non è così. Noi raccontiamo storie. Raccogliamo le storie che paiono più belle tra quelle della settimana. Fregandocene altamente del resto. E’ la cronaca. Che venga da Bolzano centro o da Palermo periferia non fa nessunissima differenza. L’immagine che ne vien fuori non è solo quella della provincia. Sono le storie di gente normale. Quando parliamo dell’inventore parliamo di un dilettante, di un postino che va a casa e tenta di mettere il moto perpetuo. Fa un po’ sorridere ma anche il postino può essere un inventore geniale oltre che un dilettante. Anche chi ammazza la moglie è un dilettante, perchè ammazza per diletto, per passione. Raccontiamo le storie di persone che per passione, per amore o per disperazione ammazzano, si tolgono la vita o costruiscono una nave con i fiammiferi. Non ci interessa dare l’immagine del centro o della periferia. Facciamo un giornale popolare e questa è la lettura che va data. Lo deduca lei cosa facciamo noi...

- mi auguro lo deducano i lettori che ci stanno leggendo. Probabilmente lei direttore sarà abituato a difendersi, io semplicemente faccio delle domande per capire e far conoscere il fenomeno CV...
Sa questo è un giornale che esiste dal ’69 e va avanti ancora oggi. E’ ovvio che i numeri di vendita non sono più quelli che erano una volta. Oggi è un giornale che si regge in piedi perchè tiran quattro venti, si fa fatica, si spende poco, si cerca di stare attenti però siamo ancora in edicola, se per lei questo è interessante ne parla, altrimenti lei non mi avrebbe chiamato no? Per carità. No, io sono abituato a difendermi perchè detesto la categoria dei giornalisti. Groucho Marx diceva :”non vorrei mai far parte di un club dove tra i soci ci fosse uno come me”, io non vorrei mai far parte di un club dove tra i soci ci sia un giornalista.

- direttore ma lei è un giornalista!!
Purtroppo. Sono giornalista dall’83. Questa è la mia grande colpa; anche perchè non si può essere che giornalista per dirigere un giornale. Ci fu un referendum che chiedeva l’abolizione dell’ordine. Invece sono costretto a pagare l’iscrizione all’ordine nonostante un referendum a gran maggioranza abbia chiesto di cancellarlo. Ma, secondo lei, degli scrittori non potrebbero fare un giornale? Devono essere dei giornalisti e questo non è giusto. Non vedo il perchè. Così mi difendo da una banda di cialtroni che molto spesso ti cannibalizzano e ovviamente, dopo, ti snobbano.
Perria è stato un maestro morto cattivo proprio perchè dall’editoria non ha avuto mai nulla. Io sono sereno perchè sono il direttore meno pagato d’Italia. Per fortuna quello che guadagno mi consente di vivere. Quanto meno sono in linea con i miei lettori. Lei ha mai sentito un giornalista dire di aver lavorato a CV. Le assicuro che se uno è macchiato di essere di CV è finito.

- che caratteristiche deve avere un pezzo pubblicato su CV?
Una sola: raccontare una storia. In ogni accadimento c’è un filo rosso che è quello del racconto. Bisogna trovare quel filo in qualsiasi cronaca, si tira quello e vien fuori tutto. Le storie devono accendere la lampadina del fattore umano. “Uccide la moglie e tenta di togliersi la vita”, quella è la cronaca, noi cerchiamo di raccontare la storia che c’è tra loro. CV non è il bollettino dei morti della settimana. Ci sono storie da raccontare di persone normali, ma che storie però. Tali fatti mi sembrano molto più interessanti di sapere se Vieri si scopa la velina, senza nulla togliere alla velina o a Vieri. Io mi ricordo quando da bambino leggevo la storia di un gatto che faceva 300 km per tornare a casa. Mi emozionavo. C’è una bella storia che mi aveva insegnato Garassini, gliela giro, è divertente: noi dobbiamo far leggere una storia ad una signora che probabilmente ha il marito, che torna a mangiare a mezzogiorno, e tre bambini da accudire. Se si brucia il riso abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo. Lo spero di raccontare cose molto più importanti del risotto di mezzogiorno della mia signora.

- ...neanche una grossa aspirazione
Bassissima. Noi facciamo, come le dicevo, un giornale perchè la gente lo consumi e lo legga. Cerchiamo anche di offrire un prodotto pieno di contenuti e rubriche. C’è gente che lo divora tutto e, siccome probabilmente non sono dei fulmini a leggerlo, ci impiegano anche tutta una settimana.

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