WOMEN TACK BACK THE NOISE

Leandro Pisano

Sarah Lipstate

Austin, Texas. La sua musica non ha niente del sogno. Traspare dal fondale color catrame vivida, accesa di fremiti e riflessi, di magma ceruleo. I suoni galleggiano scabri: ronzii, tessiture spezzate, scarti, spigolature. Strutture disarticolate, sovrapposte, che sfibrano in un meccanismo evanescente, vorticoso, in un fluttuante gorgo di onde cave. Un monolito di frequenze turbinanti, cieco e vuoto. L’ossessione, il rimbombo e poi il nulla. “Il mio lavoro è focalizzato soprattutto sulle textures sonore e sulla costruzione di ambienti attraverso il suono. La mia attitudine verso il cinema e le arti visuali è assolutamente simile. Prima di tutto credo che si dovrebbe essere capaci di mettere un po’ di se stessi nel piacere di sviluppare una composizione musicale, filmica e via discorrendo: tutto ciò ha una profonda influenza su cosa fai. Ho comprato la prima chitarra elettrica a 17 anni e da autodidatta ho imparato pochi accordi standard e la lettura dei tabulati. Ho cominciato ad interessarmi a materiali sonori differenti a causa della grande quantità di musica che ascoltavo, per esempio i Sonic Youth, che usavano sintonie differenti nella loro musica. Al college, ho suonato in differenti band rock-oriented, ma niente di concreto è venuto fino a quando ho incontrato il mio fidanzato Carlos Quebron, con il quale abbiamo deciso di dar vita al progetto One Umbrella, contraddistinto da un approccio sonoro di tipo improvvisato: così mi sono sentita molto più libera di esprimere il mio naturale modo di suonare la chitarra. Quando ho cominciato a collezionare diversi effetti a pedale, mi sono interessata ai processori di effetti come strumenti nel vero senso della parola. Paralllelamente, ho cominciato a creare musica con il progetto solista Noveller”.

-Mi piacerebbe che per un attimo ci potessi guidare nel tuo universo sonoro. Come nascono concettualmente e come si sviluppano le tue composizioni?

Tutto ciò che compongo si basa sull’improvvisazione. La maggior parte di quello che pianifico avviene nella configurazione e nell’allestimento degli strumenti. A seconda di che tipo di suono decido di usare, scelgo uno strumento o un feedback o ancora la mia voce da processare attraverso gli effetti. La registrazione dura fino a che non sono soddisfatta della sessione. Qualche volta scelgo di effettuare delle sessioni multiple, così la composizione avrà diversi livelli di traccia. Spesso invece opto per una sessione singola improvvisata, in modo da ricavarne una sola traccia di cui devo essere soddisfatta.

-Qual è il tuo pensiero in relazione agli ambienti sonori della vita quotidiana e negli spazi performativi live? In particolare, da che tipo di suoni sei attratta?

Ho un debole per i suoni meccanici che sono parte integrante della nostra vita quotidiana. Mi piacerebbe registrare ogni congegno presente nel mio appartamento che produce suoni per poi farli risuonare nel proprio rispettivo ambiente come una composizione di macchine fantasma. Mi piace inoltre ascoltare musica nella mia auto vicino ai cantieri in costruzione o quando piove. C’è spesso una naturale interazione tra suoni organizzati e i suoni “trovati” negli ambienti.

-Sei coinvolta in differenti ambiti delle arti basate sui nuovi media, lavorando per esempio anche con i video. Cosa pensi della mutazione e dell’interazione tra differenti forme di arti e tecnologie?

Sono assolutamente affascinata dall’interazione tra suoni e video e mi sforzo di dare rilevanza agli aspetti artistico-tecnologici nel mio lavoro. Recentemente ho creato un’installazione video dove venivano proiettate immagini manipolate tratte da riprese mediche come raggi x fluorescenti e angiogrammi su 6 uscite video differenti. Ho sincronizzato le immagini con una colonna sonora di bleeps e glitches che io e Carlos avevamo registrato in precedenza quando la sua videocamera aveva cominciato a non funzionare e a produrre dei grandi e folli suoni.

-Qual è il tuo pensiero sul ruolo dei nuovi media e dei relativi formati nella diffusione della musica?

La forza del formato mp3 e di internet mi è diventata ben chiara quando ho avuto a che fare direttamente con siti come MySpace. Sono convinta che ogni musicista che usa MySpace come uno strumento per far conoscere la propria musica possa confermarti questa forza. Non sarei stata in grado di rispondere alle tue domande ora se la mia musica non fosse stata disponibile in rete per persone come te che l’hanno ascoltata. Fino a quando Soulseek e il file-sharing andranno avanti, continuerà questo fenomeno meraviglioso e spaventoso allo stesso tempo. E’ una sorta di privilegio ma anche un’offesa quando scopri per la prima volta che la tua musica è disponibile su Soulseek e tutto il mondo può scaricarla! Onestamente credo che, nonostante tutto ciò, ci sia una forte cultura nelle persone che si occupano di supportare la community di artisti sperimentali anche comprando e possedendo in prima persona gli album che quelli producono. E, certamente, io sono una di queste persone.

-C’è stata qualche esperienza performativa che ha avuto una profonda influenza su di te?

Recentemente ho avuto la possibilità di suonare con il Glenn Branca Ensemble per la Sinfonia n°13: Hallucination City for 100 Guitarist nel New Jersey, a Montclair. Nonostante sia stata un’esperienza abbastanza recente, penso che l’impatto di questo concerto su di me sia stato dilatato dall’ascolto di Branca, della No Wave e dei Sonic Youth. Queste persone hanno stimolato la mia prospettiva musicale e per me è stato davvero incredibile essere stata capace di suonare un pezzo di Branca per lo stesso Mr.Branca.
Altre esperienze notevoli le ho vissute da spettatrice con gli Einsturzende Neubauten e con Nels Cline.

-Sei attiva anche come organizzatrice di eventi…

Sì, mi occupo di un evento di sonorità sperimentali che va in onda presso la KVRX di Austin (radio universitaria texana, ndr): ricevo e seleziono molto materiale assolutamente interessante da tutto il mondo. Amo molto i lavori di Cheapmachines, Nadja, Double Leopards e Kites. In generale, invece, mi sono piaciuti il nuovo disco dei Liars e “The Drift” di Scott Walker.

-So che uno dei tuoi lavori video, il cortometraggio “Phobia”, ha avuto ottimi riscontri all’ultima edizione del SXSW festival di Austin. Ci parli della tua passione per la videoarte ed il cinema?

Che dire, se non che il cinema eccita la mia passione creativa! Amo l’espressionismo tedesco, il primo surrealismo ed il cinema di avanguardia. Sento un’affinità con il lavoro di registi come Man Ray, Jean Renoir, Stan Brakhage e Maya Deren. Nel cinema contemporaneo, ammiro i lavori di David Lynch e i corti di Martha Colburn, Lori Varga e Matt McCormick.

-A cosa stai lavorando in questo momento?

Al momento, sto lavorando alacremente per terminare il nuovo album di One Umbrella, che uscirà per la Tell-All Records di San Francisco. Tra le altre cose, abbiamo appena registrato un brano per la serie di ep che la Tell-All sta dedicando alle note della scala cromatica. Il nostro pezzo è in Sol# e si intitola “Generative Syntax Feedback Clarification”. Personalmente, ho invece completato da poco un nuovo pezzo per il progetto solista Noveller che uscirà su un cd-r 3” intitolato “Nerve and Endings”. Sarà disponibile solo attraverso il mio sito web e su MySpace. Ho ricevuto diverse proposte per pubblicare altro materiale a nome Noveller, ma deciderò senz’altro subito dopo la fine del lavoro per One Umbrella.

leandro.pisano@southronic.net