All’inizio, quando ho deciso di intervistare Mike Harding, le cose non si erano messe troppo bene. Alle prime domande che gli avevo spedito via email, la risposta era stata un semplice elenco di indirizzi web da consultare. Molto simpatico, avevo pensato. Vi riporto di seguito quello che scrissi, per lamentarmi dell’accaduto, ad Ed Benndorf*, che era stato il mio tramite per arrivare al boss della Touch: “Hey Ed, ma questa è un’intervista secondo te? Se chiedo qualcosa ad Harding, lui non mi può rispondere con i link ad un’intervista fatta cinque anni fa al suo socio Jon Wozencroft. O sono forse la stessa persona? Boh..non so proprio che fare.. Ciao e grazie comunque..” Questo giusto per farvi capire quali erano i presupposti fra me e Mike Harding. Poi ho deciso di spostare il medium dell’intervista dall’email alla chat. Appena arrivati nel mondo del botta e risposta tutto è cambiato e ci siamo presi bene. In chat siamo riusciti a simulare una specie di colloquiale conversazione a voce. Da che mi era sembrato freddo e distaccato, Harding è diventato gentile, disponibile e simpatico. Tuttavia, nonostante il tono a volte anche un po’ cameratesco, io e Harding non siamo amici, questo lo dico per correttezza verso chi legge. Non sopporterei l’idea che anche un solo lettore su 30.000 arrivi a pensare quello che penso io ogni volta che un giornalista fa l’amicone con l’intervistato. Quindi lo dico prima, non conosco personalmente Harding, lui non conosceva NERO e per fare questa intervista ho dovuto anche sudare. Però è stato divertente, quindi abbasso l’email e viva la chat. *Ed Benndorf gestisce la Dense, un’importante agenzia di promozione e distribuzione discografica di Berlino. Già che ci sono uso la nota per ringraziarlo pubblicamente dell’aiuto... La Touch è una delle più importanti label indipendenti del mondo e quest’anno compie 25 anni. I due fondatori, Mike Harding e Jon Wozencroft, non hanno mai voluto definire la loro etichetta un’etichetta musicale. Si tratta infatti di una label multimediale e non è un fatto puramente linguistico. Jon Wozencroft è un famoso designer, Mike Harding un punto di riferimento ormai indiscutibile per molti musicisti, insieme hanno fatto qualcosa che oggi può anche apparire normale ma che nel 1982 non lo era affatto. Le produzioni Touch sono così tante e così varie che potremmo stare a parlarne per giorni, quindi se volete saperne di più andate sul loro sito e fatevi un bel giro. In pratica ci troverete la storia di un certo modo di fare le cose. Vi riporto, in ordine sparso, alcuni nomi di artisti che fanno uscire su Touch i loro lavori: The Hafler Trio, Philip Jack, Chris Watson, Mika Vainio, Phill Niblock, Fennesz, Biosphere, Ryoji Ikeda, Rehberg & Bauer, Jóhann Jóhannsson, Jacob Kirkegaard, Oren Ambarchi, Rafael Toral, Mark Van Hoen/Locust, John Duncan.

ciao Valerio, qui è Mike..

ciao Mike, come stai?
bene, qui è un gran casino, ma ho riservato la prossima ora per te..
grazie..
dammi cinque minuti e sono da te..
ok

CINQUE MINUTI DOPO:

eccomi, possiamo iniziare
se qualche volta sarò un po’ lento è perchè non sono molto veloce a scrivere in inglese..
ok, non ti preoccupare, capisco..
bene, partiamo dagli inizi, parlami del tuo passato, delle tue esperienze prima della Touch..
si, andavo all’università, insieme a Jon Wozencroft, studiavo storia, lui arti visive; mio padre era un contadino, il padre di Jon un pittore.
e come ti sei avvicinato alla musica?
intendi dire a quei tempi o dopo aver fondato la Touch?
prima della Touch..
Jon stava parecchio avanti, io conoscevo la tipica roba che ascoltano i giovani a scuola. Lui viveva a Londra e aveva accesso a molte più cose di me che vivevo in campagna. Sono stati gli Wire che mi hanno aperto la mente.
a proposito, quali erano i tuoi musicisti preferiti in quel periodo?
che domanda difficile...sono cresciuto con la musica degli anni sessanta, avevo sia un fratello che una sorella, quindi ero un fan dei Beatles, ma amavo anche Jimi Hendrix, i Led Zeppelin e gli Woh..avevo solo sedici anni.
ti interessavano anche le arti visive?
mia madre, mia sorella e mio nonno erano tutti degli artisti visivi, ma io ero più interessato alle parole; mia madre è una delle maggiori ricamatrici in circolazione, ha tenuto lezioni in tutto il mondo e ha scritto libri. Sai cos’è l’embrodery? gli americani lo chiamano ‘needlepoint’..
si, credo di aver capito..
http:/en.wikipedia.org/wiki/Embrodery, controlla. Mia sorella insegna arte e mio nonno era un pittore. Comunque sono sempre stato più attratto dalle persone e dalle parole, cioè dalla comunicazione. Jon aveva una visione più ampia, un approccio più aperto. Jon insegna al Royal College of Art qui a Londra.
e come ci si trova a condurre un’etichetta insieme ad un designer piuttosto che con un addetto ai lavori nel campo della musica?
sai, noi non ci siamo mai sentiti appartenenti al business della musica. La Touch è un progetto artistico, e per di più non abbiamo mai visto l’aspetto sonoro come qualcosa di superiore rispetto a quello visuale...
credi che questo sia stato capito fino in fondo dal vostro pubblico?
si, nessuno ai tempi faceva quello che facevamo noi e le cose che producevamo riflettevano evidentemente questa natura, vedi i ‘Cassette Magazines’. C’è sempre stato senza dubbio un equilibrio fra visivo e sonoro, che genera qualcosa di più grande della loro semplice addizione..
come è nata l’idea di fare questi magazine con cassetta allegata? Conoscevate gli artisti che avete coinvolto? (c’erano musiche dei New Order, Psychic Tv, Tuxedomoon, Shostacovic, The Residents, e testi di Jon Savage, Joseph Beuys, Mayakowsky, Robert Wyatt, etc).
beh diciamo che non c’erano molte altre scelte, il vinile sarebbe stato ai tempi l’unico medium alternativo. Comunque no, non li conoscevamo realmente gli artisti, gli proponemmo questa idea che era un’idea forte - eravamo nel 1981 - e loro apprezzarono, quindi decisero di contribuire. Era un periodo veramente fertile, culturalmente parlando. Quella che ora chiamiamo ‘new wave’ era un movimento molto dinamico e a sostenere il tutto c’erano la vendita al dettaglio, la distribuzione e il solido sistema di quegli anni. Vedi la Rough Trade, per esempio. Anche da un punto di vista internazionale...c’erano negozi in ogni paesino e così si poteva creare un seguito a livello mondiale. Questo sistema ha iniziato a incrinarsi solo recentemente, principalmente per colpa della sovrapproduzione e per i prezzi ma anche per colpa della ‘cultura digitale’ e di altre più ampie forze sociali.
se vi trovaste a partire ora, senza l’esperienza e le conoscenze che ormai avete, cosa fareste, come vi comportereste?
questa è una domanda interessante, perchè le cose sono molto differenti da allora. Gli artisti ora devono soprattutto cercare fondi per andare avanti, ma la vera risposta è che non lo so. La Touch è legata al clima dei tardi anni settanta o ai primi anni ottanta ed era un periodo molto più vivo...dove sono finiti oggi i giovani arrabbiati? Di certo non ad esprimere se stessi nell’arte...l’arte non è più un fatto politico, è commerciale.
a proposito, cosa ne pensi delle ‘net-label’?
spero che si stabilizzino e che trovino un equilibrio, ma così tutto è troppo facile, questo è il problema: chiunque può farlo, quindi non c’è alcun controllo sulla qualità. E oltretutto nessuno si azzarda a dire più niente a nessuno. E’ come se le nostre capacità critiche fossero state cancellate, e così gli standard calano.
tu dici che l’arte non è più un fatto politico ma commerciale, il problema è che forse le net-label vogliono eludere il problema del mercato invece di affrontarlo..
dici? se pagano gli artisti, credi che sia una cosa sbagliata? Ci vuole tempo perchè il nuovo sistema interpreti il suo ruolo fino in fondo e trovi un metodo più maturo di organizzasi. E appena il suono sul web migliorerà di qualità, allora gli artisti saranno invogliati a considerare quest’ultimo come un nuovo medium per esprimersi. Al momento la qualità degli mp3 è ancora povera...e questo tiene ancora lontani molti artisti, ma vedo che la cosa si sviluppa e migliora velocemente.
le net-label poi non possono contare sul packaging, sulla presentazione al pubblico di un bel prodotto, che per voi invece è sempre stata una questione centrale, no?
si, ed ancora lo è...ci piace produrre cose di qualità e questo è un problema che investe anche le arti visuali. Noi scegliamo accuratamente la grafica, gli stock di carta, etc. e questo non è possibile con altri media. I net-visuals per esempio sono ancora largamente di qualità ‘domestica’...
è solo una questione estetica o influenza anche i contenuti del prodotto?
assolutamente, c’è un rapporto simbiotico fra i due. Questa narrazione fra visivo e sonoro per noi va avanti da 25 anni...
tornando appunto alla Touch, in quante nazioni distribuite?
in quante riusciamo a farlo...in Europa ci pensa il nostro distributore inglese, Kudos, e in Nord America c’è la Forced Exposure. In Italia siamo distribuiti dalla Family Affairs e da Demos.
infatti..e ci sono dei posti dove vi piacerebbe dstribuire in futuro?
diciamo che abbiamo il territorio ben coperto, comunque sarebbe bello avere una base in Cina...ma in futuro..
pensi che potrebbero essere interessati alle cose che fate?
si, sicuramente. Penso che molti lavori possano piacere a chiunque, potenzialmente. Faccio un esempio...i lavori di Chris Watson. Sono così primordiali, così elementari, secondo me sono parte di quello che dovrebbe significare ‘umano’. Risuonano ad un livello molto profondo tanto da poter e dover piacere a chiunque. Ma si può applicare anche a Fennesz e a molti altri artisti. Credo sia questa una delle qualità più durevoli della nostra label...che lavoriamo con artisti che colpiscono a un livello profondo in un’epoca di superficie. Noi siamo seri e i nostri artisti sono seri, ma siamo anche divertenti, diciamo che siamo dei seri divertenti.
quindi credi che personaggi come Watson o Fennesz possano aggirare il problema che riguarda la consapevolezza musicale, che è in fondo culturale, tramite cose come l’uso di field recordings?
per me una registrazione è una registrazione, tutte le cose che producono suono sono potenziali strumenti. Prendi Chris Watson, il suo strumento è il microfono. Però non mi ricordo di nessun field recording usato da Fennesz, per quanto ne so non ne ha mai fatti, no?
in effetti forse mi sbaglio, è che stavo pensando all’album “field recording”...
si, ma lì non ci sono field recording, è solo il titolo, BjNilsen invece lavora spesso con Chris Watson e con i field recordings..
ok, però con la domanda precedente intendevo chiederti se credi che la musica sia una questione culturale o no...
cos’è la musica? i musicologi ne hanno parlato per anni. Il canto degli uccelli è musica e non è culturale, almeno non per me, e non è neanche umana...
sono d’accordo, e avendo solo un’altra mezz’ora magari ne parliamo la prossima volta..
ok LOL ... sennò possiamo parlarne domani, io sono disponibile fino alle 17 quando comincia la partita dei mondiali..
..ah, a proposito degli uccelli, conosci David Rothenberg?
di nome, ma non quello che fa...lo sto cercando su google in questo momento...
oltre a suonare ha scritto un libro che si chiama: “Why birds sing”..
si, vedo, interessante...noi abbiamo un merlo nella nostra zona che controlla ogni cosa, è in assoluto il re uccello da queste parti. E i merli hanno un canto bellissimo, lo sento ogni giorno. Quando i primi coloni sono andati in Nuova Zelanda si sono portati appresso i merli perchè gli mancava il canto che facevano...
bello.. io invece odio il rumore degli uccelli quando torno a casa tardi la notte, è un suono inquietante che mi riempie di uno strano senso di colpa..
oh si è vero! Capisco cosa intendi, si...
ora torniamo seri, anzi divertenti seri.
seri divertenti. Si.
qualche musicista ha mai rifiutato una vostra proposta?
no, ma noi ne abbiamo rifiutati tanti LOL
certo, c’è sempre una negoziazione, ma noi siamo interessati alle idee e se l’idea è buona allora dura a lungo...per noi è naturale ed organico lavorare sulle idee.
e c’è qualche musicista del passato con cui avreste voluto lavorare?
del passato, intendi dire morto?
si..
con Ligeti, è morto ieri.
veramente?
si, aveva 83 anni. E ci manca anche Soliman Gamil, l’unico artista Touch che è morto. Ma sono in contatto con sua figlia e hanno trovato delle registrazioni al pianoforte che non sono mai state pubblicate, quindi potrebbe essere una gran cosa. Però ancora non le ho sentite queste registrazioni.
beh, potrebbero essere belle..
si..
senti, invece conosci un po’ il contesto italiano?
quale? Ho studiato l’antica Roma, ma poi ho perso interesse intorno al 200 AC. Ho studiato il papato nel medioevo e la riforma...
quindi conosci le chiese di Roma...
sogneremmo di suonare in Vaticano, ci puoi aiutare? Dove stai tu a Roma?
abbiamo la redazione a Viale Trastevere..
ok, Philip Jack ha suonato lo scorso week-end a Roma, conosci Daniela Cascella?
si la conosco..
Bene, quindi abbiamo amici in comune...l’ho vista recentemente a Berlino, è una grande sostenitrice della Touch,,
si sapevo che era lì a Berlino..
io sono nel team di Freq-out, lo conosci? http://www.freq-out.org
di nome più che altro...
non ha niente a che vedere con la Touch, ma ne faccio parte, è un’altra idea di quelle dure che durano..
com’era il Sonambiente a Berlino?
Niente di che per quanto riguarda l’arte, ma freq-out è stato incredibile. In un magazzino sotterraneo vicino a Schlossplatz. E’ stato un grande fine settimana, molto divertente. Ho apprezzato veramente Berlino...
quanto sono importanti secondo te questo tipo di manifestazioni?
ci piace molto lavorare nelle arene dal vivo, i festival sono la miglior fonte di esposizione, quindi ci piace partecipare. Tuttavia di questi tempi molte di queste manifestazioni non sono ben organizzate o ben supportate...e sta diventando sempre più difficile, ma funziona davvero bene, per esempio, quando il progetto Spire (altro progetto di Mike Harding, ndr) viene annesso ad un festival...http://www.spire.org.uk
noi abbiamo pubblicato un libro scritto da Terre Thaemlitz che parla proprio della crisi della performance nella musica contemporanea http://www.neromagazine.it/nerobooks-bn.html
ah, non l’ho letto quel libro..penso che la crisi è ancora maggiore per colpa della mancanza di fondi economici..
te lo spedisco
oh, grazie...è in inglese?
si è sia in italiano che in inglese, e oltretutto parla anche dell’economia dei sussidi..
ok, sembra bello, conosco Terre Thaemlitz, ma solo un po’. Sembra un ragazzo interessante..
decisamente.. senti mi parli un po’ di questo Spire?
certo, sono molto contento di parlarne.
come è nato?
ero sul treno con Fennesz, Philip Jack e BjNilsen in Svizzera e stavamo parlando dell’organo come strumento e da lì è partito tutto. Mi è capitato di preparare un evento intorno ad uno strumento. Poi siamo finiti a suonare nei posti più incredibili..
dev’essere stato bello..
il primo Spire l’abbiamo fatto nel 2004 a Ginevra nella Cattedrale, all’interno del Batie Festival e poi abbiamo suonato anche nella cattedrale di Brussel, a Gotheborg, etc. La prossima settimana suoniamo ad Amsterdam.
quindi l’Italia potrebbe essere una location stupenda
si! Le basiliche...Ti prego organizzalo Valerio! Ti prego LOL
perchè no, sarebbe bello, c’avete già pensato?
Daniela...sta cucinando per noi
ottimo..
si, richiede un organizzatore decente e un promoter e poi noi sistemiamo il programma intorno al luogo in cui si svolgerà l’evento..
..tutti gli artisti della Touch sono coinvolti in Spire?
no, ho scelto quelli più adatti..ma nessuno è escluso.
ok..
senti, ho solo cinque minuti poi devo andare... Possiamo continuare a parlare domani se ti va..
si, solo un’ultima domanda...
va bene.
anzi no, facciamo domani che serve un po’ di tempo per parlarne..
ok, come preferisci, facciamo alla stessa ora domani?
tanto ci si vede in finale ai mondiali, no?
LOL...dubito...l’Italia sembra migliore..
eh eh..si ok, alla stessa ora...
ciao e passa una buona giornata
anche tu.. a domani.

IL GIORNO DOPO..

buon pomeriggio Valerio...
ciao Mike, come stai?
bene, sto finendo il mio pranzo, quindi se tu scrivi io leggo...
ok, ma dal momento che la chiacchierata di ieri è piuttosto lunga, e visto che devo mettere pure un’intro all’articolo, non credo di avere più spazio per fare altre domande..
ok, allora ti servono delle immagini?
immagini di te che mangi?
LOL
pensavo che forse lascio tutto così com’è, senza editare il nostro dialogo..
una conversazione...è un’ottima idea.. Senti solo una cosa, è importante che anche Jon Wozencroft sia indicato come fondatore della Touch, ci tengo. Ah, e anche che il nostro nome è Touch, molte persone hanno qualche problema con questo nome e ci aggiungono altri suffissi, ma il nostro nome è semplicemente Touch.
ok. nessun problema...senti anche io devo chiederti un’ultima cosa: ieri quando parlavi del tuo passato mi dicevi che la tua mentalità è stata cambiata grazie a ‘wire’. Intendevi il gruppo o la rivista?
intendevo il gruppo, per la rivista avrei detto ‘The Wire’, con ‘Wire’ mi riferivo a Newman/Gilbert/Gotobed/Lewis....
infatti, come pensavo, giusto per essere sicuri. Una volta li ho intervistati qui a Roma in un ristorante..
io conosco molto bene Gilbert e Lewis..
sono grandi..
fanno uscire anche cose con noi, di solito su Ash International...
insomma, grazie mille per la conversazione..
nessun problema
spero di vederti suonare in qualche chiesa in Italia...
certo... ma qual’è quest’ultima domanda di cui mi parlavi ieri?
Niente, lasciamo stare, credo che basti quello che ci siamo detti, non ho più spazio..
io speravo di andare avanti...mi stavo divertendo..
è la dittatura delle tipografie caro Mike..
ok, mi mandi una copia del giornale quando esce?
certo, insieme al libro di Terre Thaemlitz..
eccellente, allora ciao e grazie..
grazie a te, ciao..