The Dillinger Escape Plan

Francesco de Figueiredo

Miss Machine

(CD – Relapse, 2004)

Bruciati... peccato; perché fino all’ascolto di questo disco i Dillinger Escape Plan mi sembravano uno dei frutti più saporiti nati dall’interazione tra hardcore, grind, fusion e jazz. In “Calcuating Infinity “ (loro primo LP), il tecnicismo faceva da spalla all’aggressione sonora propria dell’hardcore newyorkese. Riff metal incastrati in ritmiche spezzate e atipiche creavano un muro sonoro furioso, compatto, lucido. Lasciato alle spalle il cantante Dimitri Minakakis, l’incontro rivelatore fu quello con Mike Patton (Faith no More, Tomahawk, Mr Bungle, Maldoror…), dalla cui interazione usci “Irony is a Dead Scene” un bel EP ermafrodita, che mi sorprese specialmente per risultato scaturito dalla potenzialità espressiva dei Dillinger fusa con l’approccio tipicamente Pattoniano. Ora, arriviamo al nocciolo della personalissima delusione, “Miss Machine” mi ha lasciato subito perplesso per due fondamentali motivi: da una parte non sembra esserci stata alcuna evoluzione delle scelte compositive (la sbobba è sempre quella per intenderci), dall’altra l’arrivo di Greg Pulciato, nuova voce del quintetto di New Jersey, coincide esattamente con la scelta di essere più fruibili, orecchiabili.. vendibili. Cosi, tra una emulazione dei Faith no More e una dei Nine Inch Nails, passando attraverso minestrine riscaldate e sessioni quasi-emo, i paladini del post-core perdono di credibilità, il mirino non centra il colpo, il disco rinuncia alla sostanza, diventa pian piano sterile, inutile.

(francesco de figueiredo)