Fred Frith String Quartet

Francesco de Figueiredo

Ayaya Moses

(CD, Ambiances Magnétiques, 1997)

Materiale scivoloso e ostile quello delle avanguardie musicali. Materiale che, a dispetto di tutto ciò che gravita intorno alla parola rock, mantiene al suo interno una tensione culturale lontana dalla fruzione del quotidiano. Partendo da questa prospettiva, allora si, ci si può addentrare in ascolti, giudizi, immaginari, lontano da ciò che gli stereotipi più o meno convenzionali catalogano e conservano. Fred Frith, al suo passato e presente lega composizioni per cinema, teatro, balletto. Fred Frith inoltre è uno di quei compositori che con la parola rock ha sempre avuto a che fare e dire, sia nell’approccio compositivo sia nel rapporto che nella sua lunga e piena vita artistica ha instaurato con esso (significativa infatti la militanza mai conclusa all’interno dei Naked City di John Zorn). “Ayaya Moses” non ne è certo l’opera più rappresentativa, non quella che descrive a pieno un artista cosi complesso. Sicuramente però queste 14 tracce danno la possibilità di sperimentare una nuova visione di ciò che significa “musica”. Un puzzle basato sull’assenza di strumenti propriamente ritmici, un quartetto di eccellenti musicisti (Fred Frith - René Lussier - Nick Didkovsky: - Mark Stewart), dediti a costruire universi sperimentali con il solo uso delle chitarre elettriche. Attraversando questo lavoro si affrontano cosi rerefazioni musicali, giochi di specchi, composizioni differenti tra loro (alcune scritte appositamente per colonne sonore cinematografiche) e immaginari imprevedibili pieni di tensione. Le dissonanze, i rumorismi e le melodie vengono controllate alla perfezione, mentre l’ascolto si perde lentamente, riscoprendo il piacere di scoprire, di mettersi in gioco a pieno.

(Francesco de Figueiredo)