Tom Waits

Emiliano Barbieri

Real Gone

(CD, Epitaph/Anti, 2004)

Volevo dibattere con qualcuno l’alto valore (?) del primo disco solista di Meg, poi sono rimasto fermo ad ascoltare la traccia numero otto di quest’ultimo lavoro del buon Tom Waits e ho capito due cose. Primo punto: un conto è chi fa musica per vocazione, per arte, per soldi. Secondo punto: un conto è chi inventa un suono e su quello è capace di cantare con sommo dolore e sollievo she’s dead, she’s so dead, forever dead and lovely now. Conclusione: sebbene il vecchietto possa avervi scocciato con il suo alcolismo di maniera, rimane assoluta la sua capacità di colpire gli stessi tasti violenti che un buon noir non tralascerebbe. Qui in particolare emerge una sensibilità superiore per il rumore e la sua applicazione compositiva. Come essere continuamente dentro soffi, clangori di pentole, colpi di tosse e un inconfondibile raucedine. Per essere più tecnici occorre dire che questo lavoro denuncia l’assoluta mancanza del pianoforte e delle strane percussioni cui quest’uomo ci aveva abituato. La sezione ritmica è quindi affidata al batterista dei Primus e soprattutto alla stessa voce di Waits, autentica human beatbox capace di inventarsi un genere nuovo, sorta di blues-hop acustico o funk futurista assolutamente travolgente (Clang Boom Steam e l’apertura travolgente di Top Of The Hill su tutte). Tralasciando alcuni episodi meno riusciti di altri, la carriera di Tom Waits dimostra che per generare una musica nuova c’è bisogno solo del proprio ingegno a patto che lo si abbia. Lasciamo stare va’, ora riprovo ad ascoltare Simbiosi….

(Emiliano Barbieri)