The Hunches

Francesco de Figueiredo

Hobo Sunrise

(CD, In the Red/Goodfellas, 2004)

Sono passati due anni da quell’esordio (“Yes. No. Shut It.”) che fece gridare al capolavoro e alla rinascita del garage, oggi, con “Hobo Sunrise”, sempre prodotto dalla prolifica In the Red records, lo spirito degli Stooges viene reinterpretato e modulato in chiave moderna. Eh si, proprio Iggy e fratelli dobbiamo tirare in ballo, perché a quanto dire degli Hunches, sono loro il gruppo a cui è più plausibile fare riferimento. Le quattordici tracce di questo disco segnano percorsi decisamente lontani fra di loro, la furia esplosiva del quartetto di Portland si traduce infatti in sonorità dissonanti e malate, spesso attribuibili al post-punk; in progressioni armoniche distorte e grezze; in chitarre psichedeliche e rumorismi taglienti. L’approccio garage, sia nella produzione che nell’attitudine, allontana gli Hunches dal mondo dell’indie-rock più fashion e modaiolo, La loro ingnoranza e il loro modo grezzo di intendere l’espressione musicale riporta a quei Pussy Galore che tanto hanno insegnato. “Hobo Hunches” è un calcio in pancia, sferrato con l’ignoranza nichilista di chi non ama le moine e risponde sempre con la prima cosa che gli viene in mente. Un disco cattivo e strafottente insomma; una melodrammatica detonazione di suoni lo-fi, indubbiamente difficili da digerire, ma così pieni e violenti... tanto da soddisfare il nostro palato oramai saturo e stanco di finzioni da stage e emulazioni “indie” sterili e stereotipate.

(Francesco de Figueiredo)