Karate

Giordano Simoncini

Pockets

(CD, Southern, 2004)

… Pockets come quando ti frughi nelle tasche e trovi per esempio lo scontrino del pedaggio delle Autostrade italiane. Il quale è osteso in copertina, a testa in giù: un po’ un trucco TiSembroComeDiGusto a forfait, di quelli che sovente Farina sbologna a chi lo segue, e fin qui il tutto è solito, rassicurante. Solcati un paio di snodi logici, poi, il voler suggerire che quel biglietto costituisca per propria essenza materiale da tasca, è null’ altro che artefatto, “un fatto costruito ad arte per”; la qual locuzione, in ultima istanza e guardacaso, descrive in maniera curiosamente propria anche la musica dell’ ultimo Karate, primo della loro carriera a non meritare magnificazione. Per forza: non v’è accenno alcuno di quel ritorno agli stilemi passati, escatologicamente atteso da chi non realizza ancora che i Karate di “In place of real insight” siano cenere alla cenere; e tanto meno v’è alcunchè di grato a chi ha imparato a star dietro al loro evolversi, godendone. Non ha effettivamente i requisiti per esaltare chicchessia, Pockets. Perché nel mantenere imperterrito la fisionomia di Some Boots, di tanto in quanto si rivela irritante. Perché nello shiftare, poche ma decisive volte, su “Unsolved”, crea cose come l’ imbarazzante Alingual, una batteria slow alla vecchia maniera che è come tentare di fare vergine, e nuovamente pubblicabile, la This day, next year che tanto ci perturbava. Quasi in voto ad una qualche Regolarità / Costanza, Geoff e soci paiono aver riciclato più di qualcosa, e mancato probabilmente di sperimentare molto altro; si sono comedire penalizzati da sé, andando in qualche modo ad intaccare la loro più fondamentale dote, che poi sarebbe la creatività. Detto questo, che in un paio di brani si occupi di toccare la chitarra il “dinosauro” Chris Brokaw, non può di certo aiutare. Tiriamo le somme? Ho la sgradevole sensazione di avere tra le mani una dependance di Some Boots, oppure – stessa cosa, e demerito – il primo disco dei Karate che è come un altro disco dei Karate; e più l’ ascolto, più non ridà.

(Giordano Simoncini)