Wolf Eyes

Giordano Simoncini

Burned Mind

(CD, Sub Pop, 2004)

Del carattere degli Wolf Eyes (Michigan, Ann Arbor… per chi sa, Negative Approach…), l’ Universo della musica indipendente d’ Europa pare essersi decisivamente accorto a seguito del solo (eccitante) split con i Black Dice. Il fulgore nero di Dead Hills (Troubleman Unlimited, 2002), ad esempio, non l’ avevano identificato in molti; per non dire del marasma di produzioni che l’ hanno preceduto, un computo incerto sul quale pochi detective osano pronunciarsi. Dal momento cruciale del succitato split, ad ogni modo, solo gli sprovveduti hanno abbassato la soglia dell’ attenzione; chi scrive, proprio no. Sì che ora, brandendo in mano Burned Mind con fare fiero ma cauto, direi che, presentato in forma di corvo che becca crani ed elargito alle moltitudini dalla Sub Pop (!), l’ ultimo Wolf Eyes è niente meno di 101 ossessioni, reificate in un intrico criminale di feedback a catasta, minacciosi soundscapes ambientali e cupe ridondanze ritmiche. Ossessioni squassanti e spaventose, puro ed incondizionato Es, titolate che neppure la più marcia delle grindcore band ceche: Dead In A Boat, Urine Burn, Black Vomit e via andare. Eppure, episodi artistici; indiscutibilmente. Impeti viscerali che, volendo ab-usare il critichese più in voga, paiono necessari, in quanto propri della, e perfettamente coerenti alla deviante estetica delle tre menti che li pongono in essere, con le loro manovre elettroniche, le loro urla strazianti (Stabbed In The Face, altro titolo che levati) ed una congerie di scricchiolii e roboare digitali che fa deglutire a secco. Burned Mind è macabro, pestilente, insano; ed è straziante, disturbante e paradigmaticamente estremo. È --inascoltabile. Ciononostante, per quel che mi riguarda, pur sempre in heavy rotation sin dalla data della sua venuta alla luce. A dar vita ad un paradosso che dice molto più di ciò che descrive.

(Giordano Simoncini)