LA TRAGEDIA DELLO SGUARDO VISIONE

Lorenzo Micheli Gigotti

Il ciclo filmico della Tragedia Endogonidia

Cesena C.#01 è stata la prima tappa, Cesena C.#11 sarà l’ultima. La Tragedia Endogonidia, ultima monumentale proposta della compagnia Societas Raffaello Sanzio, è un progetto teatrale articolato in undici diversi spettacoli indipendenti l’uno dall’altro presentati, nell’arco di tre anni (2001-2004), in undici differenti città. Sono partiti appunto dall’Emilia, la loro terra d’appartenenza, hannno realizzato in luogo Avignon A.#02, Berlin B.#03, Bruxelles BR.#04, Bergen BN.#05, Paris P.#06, Roma R.#07, Strasbourg S.#08, London L.#09, Marseille M.#10 e chiuderanno, il prossimo ottobre, ancora a Cesena. Queste sigle, costituite dall’iniziale della città e da un numero progressivo, sono i titoli dei diversi episodi del progetto. La Tragedia Endogonidia, definizione che si rifà a quegli organismi viventi che si riproducono all’infinito, è in sostanza un corpo organico drammaturgico unico ma in continua trasformazione con braccia, gambe e testa sparse per le più importanti capitali d’Europa. L’itinerario teatrale volge al termine e la Societas, forse con le valige disfatte e tante suggestioni ancora da proporre, approda per la seconda volta al Romaeuropa Festival con due eventi previsti a novembre: la proiezione integrale del Ciclo Filmico della Tragedia Endogonidia e la replica in prima nazionale della rappresentazione teatrale del 4° “episodio” (BR.#04 Bruxelles).
Ad accompagnare la Societas Raffaello Sanzio nel loro lungo vagabondare c’erano Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti, due navigati video artisti che hanno realizzato il Ciclo Filmico della Tragedia Endogonidia.
Il lavoro di Carloni e Franceschetti, presentato in parte l’anno scorso (allora eravamo al 7° episodio) sempre al Romaeuropa Festival, non è un “documentario” delle varie tappe ma una vera e propria memoria filmica che permette al pubblico di ripercorrere approssimativamente la vita biologica e morfologica del progetto attraverso la visione degli Episodi presentati nelle varie città. I video del Ciclo Filmico non sono documenti audiovisivi affidabili ed oggettivi degli eventi teatrali, ma rappresentano proiezioni parziali e volutamente fuorvianti della Tragedia Endogonidia. C’è chi ha considerato il Ciclo Filmico lo strumento necessario allo spettatore per comprendere l’interezza del progetto, chi lo ha gradito come viatico per la rappresentazione teatrale; in realtà è il semplice frutto di una accurata impostazione metodologica. Il teatro non è un’entità a sè stante ma è un mondo di relazioni, di fruizioni, di riflessi emotivi e cognitivi che si producono in un istante e si protraggono nel tempo come influssi, come riflessi sempre parziali, soggettivi ed elusivi della memoria. Difficilmente, quindi, il supporto filmico può presentarsi come una testimonianza oggettiva ed attendibile delle circostanze teatrali. Questo vale ancora di più per le visioni fugaci e spiazzanti della Tragedia Endogonidia.
I video dei sei Episodi presentati l’anno scorso (quest’anno potremmo finalmente vederli tutti) appaiono, agli occhi dello spettatore, come cristalli sparsi, frantumati e taglienti dell’esperienza teatrale. E non poteva essere diversamente considerando che le figure proposte dalla “nuova” tragedia della Societas sono già di per sé visioni autonome intrise di storia, politica e miti comunitari resi irriconoscibili. Con la stessa casualità con cui le schegge di un vetro che si schianta a terra si propagano nello spazio, così assistiamo all’apparizione di strani personaggi come il vecchio barbuto in bikini che carponi invoca un letto o il giovane massacrato dai manganelli dei suoi aguzzini che rantola a terra in una pozza di sangue. Come avessimo a che fare con un televisore, ad ogni canale corrisponde una visione: dalla reminescenza di Carlo Giuliani passiamo al gioco di un bebè abbandonato nel palco, da una platea occupata da soli conigli arriviamo ad un incontro di basket tra preti. Già predisposte, queste vedute vengono tramandate da Carloni e Franceschetti in un altro universo conoscitivo, quello del video, che è fatto di ombre, di luci e di architetture rarefatte che costruiscono la loro struttura nel buio. Come fossero particelle evanescenti di una “memoria filmica” i singoli frame dei video rappresentano gli elementi sintattici di un paradigma frammentato che tramuta l’aspetto logico/razionale del tempo filmico in una partitura visiva oscura, passeggera e irrazionale, che fa riecheggiare nelle menti lo stupore della materia in movimento e ricorda le visioni/apparizioni dionisiache della tragedia attica. Questo ciclo filmico è una tragedia dello sguardo/visione. Non c’è il coro, né l’identificazione collettiva e alienante in un corpo solo, quello del Dio. Ma, che si tratti di scena o di schermo, lo spettatore, superato il travaglio visivo che si ripercuote in moto elettrico e vibrante per tutto il corpo, dall’occhio alle membra, entra in uno stato emotivo nuovo, totalmente privato e poetico che ha a che fare con i colori e i sapori della nascita e dell’angoscioso interrogativo che questa comporta.
Questi video non sono resoconti ma interpretazioni. I piani, le inquadrature, gli effetti, seppur rari, i tempi e il montaggio sono scelte soggettive e parziali dei due video artisti che hanno fatto vagare il loro sguardo all’interno dell’universo immaginario già altamente figurativo della Societas Raffaello Sanzio. Non gli è rimasto che scegliere arbitrariamente.
Al di là delle suggestive immagini dei video, il vero merito che si deve riconoscere al Ciclo filmico della Tragedia Endogonidia è la libera e personale interpretazione della Tragedia e il disinteresse per l’aspetto documentativo dell’esperienza teatrale. In questo caso il prodigio avviene quando lo spettatore prende posto nel teatro e si confronta con uno schermo cinematografico sul quale vengono proiettate immagini di scene teatrali che appaiono fugaci e che rimarranno, come un evento, impresse solo nella memoria. Almeno così ci auguriamo. Così anche l’aspetto durevole e cristallino della materia filmica può diventare provvisorio e inafferrabile come l’istante di un evento. Si spengono le luci nella sala. Buio. Appare un cono di luce sullo schermo. #01, #02, #03… silenzio e via.

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