The Mars Volta

Francesco de Figueiredo

Frances The Mute

(CD, GSL/Strummer/Universal, 2005)

Nonostante avessi trovato il loro primo lavoro a tratti stupefacente, mi continuavano a ronzare dubbi in testa sulla reale autenticità di Omar Rodriguez-Lopez e Cedric Bixler-Zavalas, ovvero i Mars Volta; ascoltare quindi questo nuovo disco in anteprima mi rendeva curioso come un quattordicenne tutto ormoni che spia dal buco di una serratura le acerbe tette delle sue giovani amiche. I Mars Volta sono il gruppo che nacque dalle ceneri degli At the Drive e che ridisegnò lo spazio musicale entro cui i due fondatori volevano muoversi, fatto di psichedeliche progressioni e attitudine hardcore, dal cui contrasto si levava un energico polverone dall’estetica retrò vicina agli anni settanta e i suoi “giganti sacri”. La forte somiglianza con i gruppi che costellarono gli anni andati e l’innegabile qualità del quintetto durante i trascinanti live ( e la distribuzione curata dalla major Universal…), portò i Mars Volta a vendere mezzo milione di copie del fortunato “De-Loused In The Comatorium”. I Mars volta si portarono però al seguito uno scetticismo non del tutto sbagliato da parte della critica, che li vide più come una delle tante emulazioni “modaiole” che la musica quasi-pop oggi ci propina. Ma eccoci ad oggi, “Frances The Mute” titolo apparentemente ispirato a Francesca la Romana e alla sua dannazione nel non poter raccontare l’inferno che aveva visto, assomiglia tanto tanto ad un concept album (nonostante i due non vogliano usare questo termine) nato dal ritrovamento di un diario anonimo da parte di Jeremy Ward (socio defunto per overdose al giungere del fortunato lavoro precedente), su cui vengono elaborate cinque tracce composte a loro volta da “movimenti” che segnano un percorso di circa settanta minuti. Allora, la faccenda si fa scomoda, “Frances the Mute” è praticamente la rappresentazione malriuscita in studio di quello che durante la lunghissima tournée i Mars Volta hanno offerto a mezzo mondo, me compreso. I dubbi quindi si fanno concreti: concept album (che brutto termine…) o semplice esercizio di stile sterile ed eccentrico? Mettiamola così, non credo che mi affezionerò a questo disco come avevo fatto col precedente, la fretta e il narcisismo infatti sembrano aver spazzato via quelle forme che mi avevano colpito in precedenza, lasciando distese infinite di assoli e cinguettii, peccato.

(Francesco de Figueiredo)