Team Kitty-Yo

Valerio Mannucci

V/A

(2CD, Kitty-Yo, 2004)

La Kitty Yo è una di quelle realtà musicali che, se il mercato discografico e culturale fosse una sorta di Divina Commedia, secondo il mio giudizio si troverebbe nel bel mezzo del purgatorio. Non perché sia un’etichetta di medio valore, anzi. Piuttosto perché è un’etichetta sulla quale non sono mai riuscito ad avere le idee chiare. La Kitty-Yo è una label indipendente tedesca (e questo in realtà dice poco, visto che di etichette in Germania ne spuntano come funghi) che da diversi anni si muove a cavallo di una manciata di generi musicali che già di per se sono un po’ ambigui. Lo spirito aperto a diverse esperienze e mai fossilizzato su un unico genere è ciò che mi ha sempre affascinato, ma in fondo la sensazione che provo, ogni volta che mi accingo ad ascoltare qualcosa marchiato Kitty-Yo, è quella di trovarmi di fronte a dei lavori che sanno di sperimentale, ma che sono ciò che di più comodo (e quindi reazionario) si possa trovare in giro. Non saprei dirvi se queste tracce rappresentano la sponda pop di un fiume che trascina al suo interno una ricerca consapevole o se sono semplicemente dei pezzi pop che usano l’appeal ‘sperimentale’ delle produzioni di ricerca. Boh. Comunque, a fine 2004, in occasione dei dieci anni di via dell’etichetta, hanno deciso di uscire con un doppio CD contenente 26 tracce. Il disco è a nome di un non meglio specificato Team Kitty Yo e si risolve ad essere una serie non molto coerente di tracce appartenenti ai vari artisti che producono per la label in questione. I pezzi non sono male, ma ritorniamo sempre al dunque: la Kitty Yo rimane nel purgatorio. Forse per colpa del suo appeal troppo trendy, forse per colpa della musica che è sicuramente di valore, ma che raramente riesce a toccare le parti più interne del mio pur vulnerabile cervello. E’ tutto troppo pulito. Tutto troppo di facciata. Non bastano i vari Tarwater, Rechenzentrum, Peaches, Jimi Tenor e via dicendo per dar valore ad un progetto che di soldi ne ha fatti tanti (almeno nel senso figurato del termine), ma che forse non saprà come spenderli in quello squallido posto che è il purgatorio.

(Valerio Mannucci)