Julie Doiron

Giordano Simoncini

Goodnight nobody

(CD, Jagjaguwar, 2004)

Se si deve parlare di donne con la chitarra, da dove iniziare. Innanzitutto, ci sono dei mostri sacri; da un lato Nico, che non forza affatto la definizione, dall’ altro generalmente fricchettone. Ah!, nota metodologica: l’ ukulele è in grado di porre la Mitchell fuori del novero. Poi, la “scuola newyorchese”; chi non ha mai avuto un’ amica che l’ ha adoperata per deprimersi nei pomeriggi novembrini? Un bel giorno, infine, è giunta Cat Power (e di concerto a lei un disomogeneo “fronte sperimentalista”: Frost, Veirs, O’ Neal etc.): che se le newyorchesi old school, a ridosso del confine del femmefatalismo acustico, facevano un passo innanzi ed uno indietro, quest’ ultima invece ha semplicemente fatto il salto in lungo stabilendo il record.. Detto questo, atencion!, che su di un altro pianeta c’è ancora Julie Doiron la canadese. Quella che lì dove a newyork ci si strugge/droga/abbandona a sa Dio che mani, lei fa la madre; e che sta ancora lì, a dar replica alle pregiate fattezze di una Cat Power col proprio volto – bisogna essere sinceri – brutto come il peccato. Julie che nel suo ultimo album, del Novembre, più che i pianti ed il senso di abbandono nota la neve: nel senso che quando cade la neve è Novembre (prima traccia). Ed è come se volesse semplicemente spiegarmelo, scevra di ogni inquietudine. In questo senso, potrei essere anch’ io figlio di Julie Doiron. Seppure, da Desormàis in poi, abbia preferito fantasticarmi amante; nel colpevole oblio del fatto che lei sia già mamma… e quindi Goodnight Nobody. Alter ego asimmetrico di Desormàis in idioma anglosassone, la consueta voce nasale, una chitarra impercettibilmente più viva, liriche – è possibile? – ancora meno pericolose. Oppure più innocue. Specifichiamo quell’ “innocue”: il tuo animo è lì, al muro; newyork lo punta e spara. Julie però non nota nulla, impegnata com’è ad attizzare il camino che ti sta di fianco.

(Giordano Simoncini)