Enzo Verrengia

Giordano Simoncini

Divora il prossimo tuo

(Avagliano editore, p. 180, Euro 12,00)

3 dicembre 2003, Mercoledì. Prende inizio il procedimento legale contro Armin Meiwes, “il cannibale di Rotenburg”, colpevole di aver macellato l’ ingegnere informatico Bernd-Jurgen Brandes sulla base di un accordo comune, nel quale le parti in causa convenivano sugli intenti macabri del loro incontro così come anche sul fatto che, propedeuticamente al tragico epilogo, avrebbero entrambe pasteggiato con il pene (bollito) della vittima. Giunta anche in Italia la notizia della sentenza definitiva, 8 anni e mezzo di reclusione, l’ inevitabile curiosità morbosa fece il paio con lo scalpore; al cannibale di Rotenburg fu possibile imputare la sola colpa d’ aver praticato una forma di eutanasia, seppure quantomeno suis generis. Intorno a questa vicenda, pur così sfrondata ed essenziale nei suoi snodi salienti, c’è stato chi, qui in Italia, ha avuto la capacità di scrivere un intero libro: si tratta di Enzo Verrengia, giornalista e narratore, ed il libro in questione è Divora il prossimo tuo. Un testo che, in grazia della sua natura estremamente polimorfica e del suo contegno, colto e sardonico al contempo, si dimostra capace di intrattenere anche lì dove la storia di sangue perviene agli sgoccioli ultimi e si dissolve. Così che il nucleo dell’ opera, che pure ne legittima l’ esistenza, e che è semplicemente un collage di poche battute di cronaca giornalistica, si fa sin da subito falsa ragione per un infaticabile incedere tuttologistico, sospinto a partire da assunti sempre più pretestuosi. L’ autore, forte del suo sapere vivace e poco accademico, ha dunque buon gioco ad iscrivere Meiwes nel registro dei vampiri e degli zombi per poi proporsi in godibilissimi excursus sulla fenomenologia della mostruosità durante tutto il capitolo primo; o ancora, non esita un minuto a fiondarsi sulla massmediologia quando constata la semplice realtà datasi, quella per cui il carnefice è stato effettivamente in grado di entrare in contatto con la vittima mediante la Rete; ovvero, si dimostra anche troppo disinvolto nell’ appendere alla mera provenienza geografica di Meiwes una dissertazione – affrontata, a dire il vero, con impropria frettolosità – sull’ anima tedesca e sulle sue ombre. La sommatoria di tutto questo magmatico ribollire di temi ed implicazioni trasversali è un libro che vale il suo costo non già per l’ aver documentato adeguatamente lo shockante fatto di cronaca, meritevole di ben altri e più ficcanti approfondimenti psicologici e soprattutto giuridici, quanto piuttosto per il semplice offrire una lettura piacevole e gravida di curiosità, capace di suscitare l’ interesse e del suo target specifico (prettamente giovanile) e di quei più attempati signori in grado di mantenere brioso il proprio intelletto.

(Giordano Simoncini)