Morceaux de Machines

Valerio Mannucci

Estrapade

(CD, No Type / Risonanza Magnetica, 2004)

Per quanto riguarda Aimé Dontigny ed Érick Dorion, ossia Morceaux De Machines, il discorso si pone in termini di sincerità. Ascoltando le loro odissee industriali, che potrebbero essere un misto di noise elettronico, elettroacustica e folli movimenti di un jazzista ubriaco alle prese con un synth valvolare col motore andato in frantumi, non viene mai da chiedersi se i nostri stiano compiendo un puro esercizio di stile, anzi. Viene da chiedersi se, e fino a che punto, ci sono rimasti sotto. Scherzi a parte è proprio questa sensazione di spontaneità che dona al disco un sapore molto intimo e malinconico. Ma non aspettatevi niente di atmosferico e di ambient, perchè le tracce sono un impasto frenetico di rumori e di accelerate ritmiche, di sconnessioni e bridge. Questo genere di musica è pieno di insidie e di tranelli, non è facile capire dove sia la vera ricerca e dove l’esercizio fine a se stesso, ma sembra che loro siano perfettamente consapevoli di quali sono i rischi cui si va incontro, se si intraprendono certi percorsi; e se ne accollano tutta la responsabilità. Certo, anche in questo disco, come spesso accade, alcuni passaggi sono tirati un pò per le lunghe, ma almeno, ascoltando “Estrapade”, non ho pensato quello che penso spesso quando sento lavori così arditi. Ossia che alla fine non bisogna avere paura di fare musica.

(Valerio Mannucci)