Thomas Dimuzio

Emiliano Barbieri

Slew

(ReR Megacorps/Gench, 2004)

Finalmente un disco pieno di buonsenso. Raccolta dei brani che il musicista statunitense aveva realizzato per altre compilation, il cd mette assieme brani e collaborazioni composte dal 1990 al 2004 campionando e processando i più svariati materiali. Ne esce fuori un suono delineato da un elevata originalità che lungi dall’essere un valore in sé, comunque ti salva dalla sperimentazione a colpi di max/msp e ableton live. Non credo di farmi capire, però se Townshend avesse suonato con Stockhausen ne sarebbe uscito un disco così, dove il rumore diventa un genere a sé stante e, assieme a feedback, improvvisi squarci di violoncello, tappeti elettroacustici e autentiche remiscenze di concrete musique, costruisce un suono molto scuro e invasivo che ti invita a chiudere gli occhi per immaginare scenari degni di tali drones e a concentrarti sui piccoli dettagli che piano piano salgono sulla superficie sonora. Compositore elettronico? Sound artist? Per rispondere ascoltate il violoncello di Tom Cora che piange nell’intro di Radiotraces oppure il loop di voci malate che costruisce Yard e spero dimentichiate questo e altri dubbi sull’estetica postmoderna. Personalmente non lo conoscevo se non per dei lavori assieme a Dan Burke dal taglio più rigorosamente noise. Qui invece le atmosfere dark trovano una loro pacatezza e l’ascolto si rivela piacevole e a tratti rilassante sempre che non vi spaventi troppo una punta di masochismo uditivo.

(Emiliano Barbieri)