WHAT ABOUT WIRE

di Rudi Borsella

In tempi in cui sempre più bands, dagli Oneida ai Clinic, dai Rapture a decine d’altre, si rivolgono ai suoni “diversi” della New Wave 77-82 per rivilitalizzare una scena Rock stagnante, il ritorno degli Wire, che di quel periodo furono protagonisti di primo piano, era atteso come uno degli eventi della stagione.
Chiunque abbia ascoltato le loro ultime produzioni, gli E.P. “Read and Burn” 1 e 2, e l’album Send (2003), sarà rimasto sorpreso e fulminato dalla terza nuova formula Wire. Ritmi incalzanti, chitarre affilate come rasoi che fanno a fette canzoni dal profumo Cyber-Punk, spazzano via, semmai ce ne fosse bisogno, dubbi su nostalgiche rimpatriate, confermandoli invece come musicisti di straordinaria lucidità artistica.
Gli Wire nascono sui palchi infuocati della Londra Punk del 77 da quattro ex studenti d’arte di Watford: Colin Newman (chitarra e voce), Bruce Gilbert (chitarra), Graham Lewis (basso e voce), Robert Gotobed (batteria) vengono messi sotto contratto dalla Harvest, nella corsa delle majors ad accaparrarsi ogni possibile nuovo $ex Pistols. Debuttano sul vinile partecipando alla live compilation “Roxy London W22”, storico manifesto del periodo in compagnia dei Buzzcocks, X-Ray Spex, Adverts ed altri.
Il primo singolo ”Mannequin” esce poco dopo, seguito dall’album “Pink Flag” (’77), tassello iniziale di un trittico superlativo composto da ventuno schegge di anfetamina sonora, ironica, deviata, obliqua. “Pink Flag” pur essendo un disco di Punk-Rock ha in se i germi di un suono “Post-Punk” come verrà definito poi. Con “Chairs Missing” (’78) gli Wire approfondiscono le intuizioni precedenti creando un nuovo universo sonoro fatto di chiaroscuri, introversioni, bozzetti Pop surreali e scatti nevrotici. Un’attitudine a sperimentare nuovi percorsi creativi e artistici che trova in “154” del 1979 il suo zenith creativo. In “154” tutto è perfettamente messo a fuoco, in una sequenza di quadri diversi ma tutti emozionanti ove la musica fluttua in tutte le direzioni, pop, punk, elettronica, psychedelia, avanguradia; tutto viene preso, deformato ed inserito nel suono Wire, ponendo di fatto “154” in una sorta di album “bianco” della New-Wave inglese. Divenuti una delle bands più rispettate ed influenti del Regno Unito, nel 1980 si sciolgono per lasciare spazio a vari progetti solisti.
Tornano insieme nel 1985 con l’E.P. “Snakedrill”, ma è con l’album “The Ideal Copy” (‘87) che inizia la seconda fase Wire, senza dimenticare il passato, ma con lo sguardo sempre proteso in avanti, spostano le proprie coordinate musicali verso un suono Art-Pop ironico, più elettronico e digitale. Tendenza sempre più marcata nei successivi: “A Bell is a Cup” (’88), “It’s Beginning to Back Again” (’89), “Manscape” (’90), “Drill” (’91), sino ad arrivare al flirt con l’House-Techno di “The First Letter” (’92), album uscito con la denominazione abbreviata in Wir, per l’abbandono del batterista Gotobed.
Poi un nuovo stop ed il ritorno ai progetti paralleli, sino alla 3th riunion live del 2000 con formazione al completo.

Il resto è storia recente, e che storia!!!