Tussle

Gianni Avella

Kling Klang

(CD, Troubleman Unlimited, 2004)

I Tussle, da San Francisco, sono l’ennesimo omaggio a quel post-punk che, nel passaggio tra ’70 e ’80, stringeva alleanze col funk. Dico ennesimo perché anche un ascoltatore distratto avrà notato il saccheggio da parte delle nuove leve indie al catalogo più “funk” della Rough Trade o Factory che sia. Verbo, quello punk-funk, che assorbe anche il basso di Andy Cabic, tanto pacato alla corte di Devendra Banhart quanto spesso e profondo nelle undici tracce di Kling Klang. È lui il protagonista assoluto dei Tussle, il basso: detta i ritmi , disegna trame, riempie e rimbomba, completandosi con il percussivo incedere del drumming ed echi di dub-memoria. Ogni frammento del disco nasconde (ma neanche tanto…) omaggi ai The Clash più “dread” di Sandinista ( si ascolti Decompression), profumi white-funk via A Certain Ratio (Tight Jeans), groove omaggianti i mai dimenticati Liquid Liquid (Here It Comes) e bass-lines benedette da San Jah Wobble (Eye Contact), con la eco guida, in quanto a ritmica, dei Can di metà carriera.Se siete collezionisti del genere Kling Klang fa al caso vostro, se invece non amate gli amarcord, statene alla larga.

(Gianni Avella)