The Weather Underground

Lorenzo Micheli Gigotti

di Sam Green, Bill Siegel, Carrie Lozano

(DVD) 92 min + extra; sottotitoli in italiano Free history Project; KQED; ITVS/ Goodfellas

Alla fine degli anni sessanta un gruppo di giovani bianchi appartenente alla sinistra studentesca si impadronisce della leadership del movimento. Nascono i Weathermen. “Non serve un metereologo per capire da che parte soffia il vento” cantava Bob Dylan. E il nome del gruppo prende il là da queste parole. Come a dire: non ci voleva molto a capire che in quegli anni la mobilitazione violenta contro il governo americano era imminente. Il clima democratico della protesta studentesca inizia ad inasprirsi e l’impossibilità di una rivoluzione pacifica rende sempre più inevitabile la rivoluzione violenta. Con il ’69 si inaugura per i Weathermen la stagione della clandestinità. Il clima sociale di allora, il razzismo, la povertà dilagante e la consapevolezza che l’America faceva milioni di vittime in Vietnam, era abbastanza per convincere quei giovani appartenenti alla ‘controcultuta’ sessantottina che l’unica pratica possibile era la rivoluzione. ‘Bring the war home’ diventa presto il loro motto. Iniziano a costruire bombe e a maneggiare armi, vivono nascosti e strisciano nell’underground urbano firmando, in dieci anni una lunga serie di attentati dinamitardi. Ma il tempo trascorso in clandestinità, la fine della guerra in Vietnam, la disillusione degli anni settanta disgregano il movimento e allontanano le masse. I Weathermen diventano un piccolo nucleo sempre più isolato. Negli anni ’80 molti di loro si arrendono al governo ma solo pochi finiscono in carcere. Il documentario in questione ripercorre la storia dei Weathermen, mixando il materiale di repertorio e le testimonianze odierne dei protagonisti. Come in ogni documentario che si rispetti The Weather Underground si esprime con imparzialità per mezzo di alterni giudizi sulla questione. Con il senno di poi, le conclusioni di quell’odio rivoluzionario, allora visto come un segno di superiorità morale, vengono aspramente criticate e associate alle stesse a cui arrivarono i grandi assassini: che siano Hitler, Stalin o Mao tutti con un grande progetto per la trasformazione e la purificazione del mondo di fronte al quale la vita individuale è sacrificabile. Al di là dell’aspetto documentativo, l’analisi della lotta armata e del terrorismo ci sbatte in faccia un passato speculare al presente che può farci riflettere sulle crisi di oggi. Premiato al Seattle International Film Festival, al San Francisco Film Festival nella sezione documentari, vince il Gran Premio della Giuria del Sundance Film Festival. Dal 26 Maggio in edicola con Carta.

(Lorenzo Micheli Gigotti)