Animal Collective

Francesco de Figueiredo

“Feels”

(CD, Fat Cat, Wide, 2005)

Sembrano essere arrivati tempi più sereni per gli Animal Collective. I demoni del disco maggiore “Here Comes The Indian” e del riflessivo “Sung Tong” appaiono meno invasivi, hanno lasciato spazio ai colori vivaci e alle emozioni libere e controllate. La materia neo folk continua a fondersi con la tribalità ritmica e le deviazioni perpetue della psichedelia, ma in modo diverso. E’ possibile definire un disco degli Animal Collective gioioso? Secondo me sì. Dovendo fare i soliti -poco spassosi- minestroni di generi ‘standard’, si potrebbe dire che è la venatura pop la novità, e per piacere nessuno si senta privato di qualcosa per questo. Al di là di quanto possa spaventare è il tempo del controllo, che spesso coincide con l’urgenza di una linearità compositiva, di una produzione più delicata e attenta. Prodotto a Seattle da mr. Scott Colbourne (Climax Golden Twins / Sun City Girls), a differenza del precedente “Sung Tong” (eseguito e composto solamente da Avey Tare e Panda) “Feels” coinvolge tutti gli elementi del collettivo più il violinista Eyvind Kang (Mr Bungle / Arto Lindsay / John Zorn) e Kristìn Anna Valtysdòttir (Mùm /Storsveit Nix Notes) al piano. Le nove tracce sono ipnotiche, melanconiche, introspettive. Un viaggio onirico d’ambienti drone, di folk, armonie vocali lievi e rumorismi discreti. Un gran lavoro, fatto con il cuore forse più libero di un tempo.

(Francesco de Figueiredo)