PER NON MORIRE DI TELEVISIONE

Lorenzo Micheli Gigotti

Istruzioni per farla e su come guardarla. Intervista a SpegnilaTV

Producono audiovisivi per le strade; dal 2002 trasmettono come e quando possono dai tetti di Roma utilizzando i buchi neri dell’etere; insegnano l’audiovisivo nelle scuole; si servono del web per condividere i loro materiali, per accordarsi e per rendere ancora più accessibile il loro progetto. Cercano di sovvertire la logica economica e politica del fare televisione oggi e del percepirla. Ne abbiamo discusso con loro per andare oltre il fenomeno mediatico, i luohi comuni, le generalizzazioni e l’informazione spicciola.

Io partirei dal nome. Perché avete scelto “SpegnilaTV”? …cosa vi ha spinto ad occupare spazi dell’etere per proporre una televisione autogestita e indipendente?

Sembra una contraddizione in termini ed è qualcosa di simile ad un programma.
SpegnilaTV è suggerire una possibilità di libertà reale di fronte alla libertà formale di scegliere tra decine di canali inchiodati su un solo messaggio (consuma!). Un invito a smettere di pensare che i confini del mondo coincidano con quelli della visibilità mediatica, che tutto ciò che non si vede in TV non esiste - cosa che può sembrare banale ricordare ma non lo è…
Può essere ancora immaginare la fine di questo uso della Televisione come surrogato di informazione e socialità. Quando nel 2002 abbiamo fatto nostro il progetto della rete Telestreet, per contribuire alla proliferazione di iniziative autonome nell’etere, il nostro movente non era - e non è tuttora - creare la propria nicchia in questo sistema televisivo ma portare una critica radicale a questo modello di comunicazione verticale fatto da pochi a molti. La nostra scelta rimane quella di stare dalla parte dei riceventi piuttosto che da quella dei comunicatori di professione per affermare nella pratica che l’etere è una risorsa di tutti coloro che lo vogliono utilizzare per comunicare.

E’ ben chiaro che il vostro interesse è volto principalmente alla “ricezione” del messaggio televisivo da parte del teleascoltatore. Possiamo sapere quali sono le vostre riflessioni sull’economia del tempo e dell’attenzione?

La prima cosa da fare è portare all’evidenza le regole del mercato di contatto pubblicitario di fronte a una massa di telespettatori che, mentre consuma intrattenimento, produce valore economico senza nessuna consapevolezza del proprio ruolo. Il costo/contatto e’ la formula in cui l’occupante della radiofrequenza estrae valore dal tempo che tu passi davanti al teleschermo. Questo mercato si basa sulla convinzione che, acquistando quantita’ di tempo di emissione in rapporto al numero di spettatori, si acquista il controllo sulle scelte di una comunita’ di consumatori. Qui si tocca il fine non dichiarato dell’organizzazione delle comunicazioni di massa: la vendita del tempo e dell’attenzione dei telespettatori agli inserzionisti pubblicitari.
Cosìcche mentre stai guardando la Tv stai lavorando, mentre chi possiede i media esercita di fatto il controllo sulla produzione di consumo e sulle forme della vita associata. Quello che fa della Televisione uno strumento di governo biopolitico. La Tv di strada per noi porta di fatto un’altra teoria e un’altra pratica. E questa pratica inizia da tutte quelle azioni che contribuiscono a ridimensionare l’autorità del medium televisivo sulle masse telespettatrici e a mutare i comportamenti sociali rispetto al fare e ricevere comunicazione mediatica.

Da quel che ho capito le vostre attività si concentrano su azioni di alfabetizzazione audiovisiva nelle scuole e su progetti di educativa audiovisiva di strada. In cosa consistono queste pratiche e cosa vuol dire lavorare su questo fronte piuttosto che sulla messa in onda?

Riuscire ad entrare nella scuola come luogo di formazione è un buon punto di partenza ma per questo tipo di formazione ogni luogo può essere quello giusto, anche la strada… e qui aggiungerei soprattutto.
…Siccome la Tv di strada per esistere ha bisogno di tempo e reddito per chi la fa, le collaborazioni a progetto con le scuole o con le realtà che lavorano con l’adolescenza o con il disagio psichico sono alcune delle soluzioni che ci sentiamo di socializzare.
Anche consapevoli dei problemi che si vivono nelle dinamiche di lavoro del terzo settore, queste situazioni ci hanno permesso di sperimentare innovazioni; ad esempio proprio nella pratica di educativa di strada fatta con l’audiovisivo. Abbiamo decine di bambini nelle periferie di Roma che sperimentano con noi che la telecamera è una penna e che con l’audiovisivo si può imparare a scrivere per raccontare quello che vedi e quello che sei. Ma se questo è il primo campo in cui abbiamo potuto raccogliere dei risultati non significa che lo abbiamo scelto come priorità rispetto alla messa in onda. Il progetto nel suo complesso è fatto tanto di formazione diffusa quanto di produzione e sperimentazione sul linguaggio, rapporti di scambio in rete con le altre TV di strada, messa in onda e rapporto di feed back con un territorio. Ognuno di questi aspetti non può essere separato e anzi deve essere di impulso per gli altri. Questo dà la misura della complessità e dei tempi che richiede il progetto per essere dispiegato e fa capire anche perché non dobbiamo avere fretta.

Che tipo di risposta avete colto nella gente comune? E quali nuove strategie state considerando per ingaggiare e coinvolgere il pubblico?

Fare Tv di strada significa di fatto smettere di essere pubblico.
SpegnilaTv è un messaggio che funziona se finito di leggere questa intervista ti viene l’idea di contattarci.
La rete delle TV di Strada ancora non ha raggiunto che la minima parte delle persone potenzialmente interessate. E’ fondamentale che il progetto sia sempre percepito come un progetto aperto a chi voglia farlo proprio. Prima di tutto è di questo, e non di audience, che abbiamo bisogno.

Ormai siamo abituati a considerare il medium televisivo un caposaldo della comunicazione unidirezionle e monopolistica che voi criticate. Se il vostro intento è quello di destrutturare e ripensare il linguaggio e le pratiche di quel tipo di comunicazione, perché allora utilizzate e vi identificate con la TV?

Perchè se la Televisione ha completato l’occupazione delle relazioni sociali e sequestrato il potere di narrazione sulla realtà, per noi “diventare” la Televisione significa iniziare a riprenderci socialità e capacità di narrare. Sono due anni che viaggiamo per l’Italia – e non solo – incontrando realtà diverse e creando legami di comunità e cooperazione con individualità e collettivi che continuano a convergere spontaneamente sul progetto della rete di TV di strada, si perdono, si ritrovano, si fermano temporaneamente per prendere nuovo impulso ogni volta che ci si incontra e si condividono difficoltà incontrate, obiettivi raggiunti, progetti da realizzare insieme. In questo senso, se la potenza comunicativa delle reti televisive è nell’ubiquità e nella capacità di connessione, quello a cui stiamo lavorando è televisione. Allo stesso tempo risulta evidente quanto questa pratica possa essere destrutturante per quel tipo di comunicazione unidirezionale e quanto sia capace, in potenza, di trasformare quella macchina da guerra che è la televisione in una macchina desiderante. La prima trasformazione riguarda il rapporto con il dispositivo tecnico della TV che torna ad essere un apparecchio che irradia onde portanti su cui viaggiano immagini e suoni, il cui uso attuale non è l’unico possibile.

Il fenomeno delle tv di strada ha avuto, in questi anni, un grosso riscontro, specialmente dal punto di vista ideologico. Non molti però avranno avuto modo di conoscere l’aspetto realizzativo dei vostri progetti. Le vostre intenzioni sembrano ancora inespresse. Quali sono stati gli ostacoli maggiori riscontrati nella pratica di SpegnilaTv?

Il progetto della rete Telestreet, ha colpito fortemente l’immaginario mediatico, fino a diventare anche oggetto di studio nelle Università. Alcuni aspetti della mitologia nata intorno al “fenomeno”, come quello delle piccole Tv “home made” che sconfiggono il monopolio berlusconiano, hanno incoraggiato in molti che si accostavano alle Tv di strada un approccio superficiale che ha mostrato presto i suoi limiti, non da ultimo tecnici. Nonostante la trovata geniale del “fai la tua Tv” è risultato presto chiaro che la trasmissione in alta frequenza – Vhf e Uhf – non s’improvvisa con un amplificatore di segnale da impianto Tv condominiale senza ottenere un risultato poco più che simbolico. Molte delle energie di questi due anni di lavoro, in collaborazione con alcuni altri gruppi della rete come InsuTV di Napoli e TazTv di Milano, sono state impegnate nella sperimentazione tecnica sugli apparati di trasmissione, riconosciuto vero punto debole del progetto di Rete delle TV di Strada. Una ricerca finalizzata alla condivisione di soluzioni ad uso di tutta la rete per reinventare collettivamente una tecnologia di trasmissione adatta all’esperimento comunicativo. Resta da dire anche che la forte mediatizzazione del “fenomeno” ha premiato le enunciazioni più che la pratica, a volte a scapito della trasparenza e della reale inclusività del progetto.

Oggi assistiamo a costanti battaglie mediatiche tra controparti. Il fine sembra l’accaparramento dell’attenzione e il consenso ideologico del teleascoltatore. In che modo oggi le forze mediatiche antagoniste possono sfuggire alla logica dell’appropriazione?

Anche all’interno della prima fase del dibattito di Telestreet si è data una difficoltà a liberarsi da un’idea della televisione ancora legata agli indici quantitativi di ascolto, mantenendo la convinzione che ci si debba impadronire del mezzo per far passare i propri contenuti - magari più giusti e democratici.
Fare battaglie oggi per la libertà di espressione contro la censura di regime manca l’obiettivo perché la censura è fatta dal mercato ed agisce a priori. E nonostante questo c’è ancora chi considera la comunicazione sociale uno strumento di propaganda ideologica.
Si tratta di uscire da questa subalternità culturale per dimostrare la possibilità di un altro uso del dispositivo televisivo come laboratorio di rapporti sociali. Portare strada per strada, casa per casa il conflitto con questa concezione deterministica dei media che, in Italia, accomuna governo ed opposizione, affermando al contempo l’uso dell’etere come risorsa comune. Un simile atteggiamento di fatto esclude qualsiasi tentativo di recupero da parte di chi si muove inevitabilmente all’interno di una visione quantitativa dell’audience, impedito a comprendere l’importanza dell’esperimento a prescindere dalla sua incidenza in termini quantitativi.

Un dato fondamentale da evidenziare è il vostro progressivo utilizzo della rete e l’affermazione di un linguaggio ibrido tra web e tv. La condivisione e la gestione dei video e il networking, unite alle pratiche radiodiffusive possono rappresentare una valida prospettiva per la realizzazione del vostro progetto? In che modo?

L’idea di poter agire sulla comunicazione di massa creando strumenti di comunicazione autogestiti non nasce due ma trent’anni fa, contemporaneamente alla prima diffusione in Italia e nel mondo dei primi videotape. La novità del movimento delle Tv di strada è stata proprio questa ibridazione della Tv, mezzo di comunicazione verticale per definizione, con l’orizzontalità della rete, sia come modello di organizzazione che come infrastruttura comunicativa. Qui il progetto di una rete di Tv di strada ha incontrato lo strumento di archivio e scambio di files audiovisivi on line di New Global Vision. Il progetto Ngv, nato per raccogliere e distribuire in rete la produzione mediattiva, ha sviluppato un legame di interdipendenza con le Tv di strada partecipando attivamente alla costruzione della rete e diventando uno strumento essenziale allo scambio delle produzioni e alla programmazione in etere delle Tv di strada. Qui la TV di strada si è scoperta come pratica di hacking, tanto nel dirottare l’uso del dispositivo tecnologico della Televisione verso altre finalità comunicative quanto nell’attitudine alla socializzazione dei saperi e delle risorse. Da tempo si organizzano insieme a Ngv momenti di formazione sugli strumenti per la condivisione di files audiovisivi con lo scopo di aggiungere nuovi nodi alla rete e di far contribuire alla crescita continua, in senso anche qualitativo, del livello delle produzioni disponibili sul sito Ngv. Collegandosi a www.ngvision.org si possono vedere e scaricare le produzioni delle Tv di strada come anche caricare – chi ne avesse - le proprie produzioni video per immetterle nel circuito.

Poco tempo fa Discovolante TV, un emittente telestreet, è stata chiusa e denunciata per aver esercitato attività di radiodiffusione senza essere munita di preventiva autorizzazione o concessione governativa. Questo caso potrebbe rappresentare un precedente legale che riguarda il futuro delle tv di strada in Italia. Quali sono le vostre considerazioni al riguardo?

E’ proprio in questi giorni che sta arrivando in tribunale il primo procedimento a carico di una Tv di strada, Disco Volante di Senigallia, che è stata sigillata dalla polizia postale circa un anno e mezzo fa.
Nella mancanza di principi e nella legge del più forte che ha governato e governa le emissioni televisive non ci sono argomenti per condannarci. Penso comunque che la nostra forza rimanga nella reticolarità, per cui colpendo un nodo non si può abbattere una rete di iniziative autonome che si coordinano spontaneamente. Tutte le ipotesi di creare un unico soggetto politico della rete delle Tv di strada per portare avanti una vertenza a livello istituzionale finora sono fallite anche perchè questo ci avrebbe reso solo più vulnerabili.

Sono previsti a breve altri meeting o tavoli di confronto sulle tv di strada?

Dopo la tre giorni di Senigallia (eterea2004) del marzo scorso, l’ultimo incontro allargato lo abbiamo avuto nella tre giorni a Roma del Festival del Precariato Metropolitano, Incontrotempo 2.0 cui hanno partecipato TeleImmagini da Bologna, InsuTv da Napoli e Telefermento da Savona, e con cui abbiamo organizzato una regia live e iniziato a lavorare su produzioni in rete. Ancora non sembrano esserci proposte per un altro incontro generale nonostante oggi si senta forte il bisogno di un confronto di percorso che dia le basi ad un nuovo inizio. E se si può considerare un appuntamento, Spegnila sarà di nuovo in trasmissione dal mese di Dicembre. Per saperne di più e se quello che avete letto non vi basta e volete verificare personalmente, scriveteci a filmrizoma@libero.it (il sito www.spegnilatv.it è di nuovo in costruzione).

(01/3)