Satanicpornocultshop

Francesco de Figueiredo

“ZAP MEEMEES”

(CD, Sonore, 2005)

ZAP MEEMEES è uno di quei dischi in cui la pratica del cut and paste viene utilizzata in maniera totalizzante. E allora viene da sé la questione: ha ancora senso oggi saccheggiare e ricomporre in una nuova forma elementi dell’industria musicale (più o meno) popolare? Questo modus mantiene tuttora la tensione necessaria in una pratica del genere? La faccenda è decisamente complicata a mio modo di vedere, da una parte infatti si può ritenere il cut and paste ‘atto’ consapevole e in un certo senso politico, che giustifica la sua esistenza proprio per la chiara volontà provocatoria e postmoderna; dall’altro invece lo si può considerare come una modalità compositiva oramai costituita, in questo caso si perderebbe la relazione col sistema per entrare dentro la valutazione squisitamente musicale del bello-brutto, evitando con un saltone a piè pari il pantano di riflessioni sostanzialmente funzionali. Ascoltando il lavoro dei giapponesi SATANICPORNOCULTSHOP ho avuto lo slancio di fare questo salto, di valutare il disco in questione sotto un profilo unicamente musicale. Questo di per sé vuole già dire che le diciannove tracce hanno avuto la ‘forza’ di farmi superare le spine di una riflessione ampia e totalizzante, significa che la materia musicale ha ragione d’essere per la sua qualità. Il taglio dei feticci pop (New Kids on The Block, Macy Gray, Napalm Death, James Brown) si ricuce in una sorta di hip hop grottesco e ludico, su cui i cinque di Osaka lavorano aggiungendo ritmiche elettroniche spezzate e vari strumenti-gadget tanto cari alla scena noise nipponica. Insomma non vi sto raccontando niente di nuovo, ma questo disco prodotto dalla francese Sonore regge, riesce a saltare giù dal calderone degli inquisiti proprio perché forte della sua estetica, perché suonato bene, con groove e struttura. E allora supero l’impasse, mi libero dei pesi e rimango qui ad ascoltare. Arriverà presto la sensazione di vuoto e noia? Per ora vi direi proprio di no…

(Francesco de Figueiredo)