Black rebel motorcycle club

Rudi Borsella

“Howl”

(CD, Echo Records, 2005)

Terzo capitolo della saga dei Black’s, iniziata con l’affascinante esordio, l’omonimo “B.R.M.C.”, psichedelico e sonico anello di congiunzione tra il ruvido rock americano e le lisergiche bands shoesgazing inglesi post Jesus and the Mary Chain, che li aveva imposti all’attenzione di critica e pubblico, come uno dei nomi più interessanti usciti in questo inizio millennio. Il successivo “Take them on, on your own” confermava i giudizi positivi sulla band e questo nuovo album era atteso per una consacrazione definitiva, ma, vista la qualità alterna del disco, dovrà aspettare tempi migliori. I 3 ribelli giocano coraggiosamente la carta di pubblicare un lavoro quasi completamente acustico e rivolto con lo sguardo al folk, al blues e alla tradizione americana, senza perdere le influenze melodiche tipiche del pop britannico. Ma se l’attitudine di mettersi in gioco è da elogiare, non sempre i risultati sono convincenti. Si inizia con una baldanzosa “Shuffle your feet” sorta di Country-Blues pulitino alla Dandy Warhol, carina ma nulla più. Si prosegue tra ballate eteree, leggermente sapide, “Howl”, “Sympathetic noose” dove la vicinanza alle atmosfere melanconiche di gruppi inglesi tipo Elbow o Doves sono evidenti. Le incursioni nel folk e nel blues di “Complicated situation” e “Fault line” sono in odore di Dylan e appaiono scolastiche e poco personali, mentre sorte migliore tocca a “Ain’t no easy way” buon stomp-rock sudista contrappuntato da chitarra slide e armonica e alla soffice “Weight of the world”. Chiude l’album l’eccessiva lunghezza di “The Line”, dieci minuti abbondanti a fare il verso agli Spiritualized meno ispirati. Un disco nato tra innumerevoli difficoltà (cambio d’etichetta, problemi di line-up) ed un’attitudine apprezzabile nel rischiare, ma che lascia un pò di amaro in bocca riguardo al risultato finale, al di sotto delle aspettative.

(Rudi Borsella)