Bruce Nauman Inventa e muori Interviste 1967-2001

Luca Lo Pinto

a cura di Farid Rahimi

Gian Enzo Sperone - a+mbookstore edizioni 2005

Bruce Nauman è uno di quegli artisti che sentiamo sempre nominare ed è onnipresente in tutte le mostre internazionali più prestigiose. Dopo aver letto questo libro capirete il perché. Il vecchio Bruce, nonstante sia rintanato da anni in una casetta nel New Mexico, è uno dei più geniali artisti viventi. Basti pensare al recente lavoro alla Tate Modern. Semplicimente fantastico. Alla mastodontiche installazioni di Bourgeoius e Kapoor e all’ ormai storica installazione di Eliasson, lui decide di non mostrare niente, ma solo di far sentire qualcosa. Il libro, uscito quasi in contemporanea con la traduzione di “Please Pay Attention Please: Bruce Nauman’s Words, Writings and Interviews” di Postmedia Books, lo consiglierei a tutti come prima colazione una volta alla settimana. E’ impressionante la lucidità con cui ha sempre affrontato (dal 1967 ad oggi) l’analisi del suo lavoro, come emerge dalle sue riflessioni dove il più delle volte è costretto a ripetersi non per una galoppante forma di alzheimer, ma per colpa di quei simpatici critici d’arte che, prima di prepararsi le domande, forse dovrebbero aver letto anche le risposte a quelle precedenti! Più che il brevissimo dialogo con il “collega” Tony Oursler, molto curiosa l’intervista di Ronnie Cutrone. Per completezza spicca tra tutte quella di Michele de Angelus che ripercorre il cammino artistico di Nauman dagli inizi fino agli anni ’80. Interessante anche quella più specifica sui lavori in stampa di parole e immagini realizzata da Christopher Cordes.Da Wittgenstein alla musica, dalla danza al cinema: un viaggio lungo e articolato che culmina nel suo ultimo vero lavoro “MAPPING THE STUDIO II (FAT CHANCE JOHN CAGE)” del 2001 dove ha filmato le azioni di un gatto e un topo nel suo studio con una telecamera a raggi infrarossi per poi editarlo in 2 versioni: una prima per un finale di ben 6 ore senza un inizio e una fine e, come omaggio alla moglie che lo trovava noioso, una seconda con il “best of” delle disavventure dei due animali. Senza offendere nessuno, ma, a confronto con il genio delle parole di Nauman, qualsiasi prologo, epilogo, introduzione stona. Come dire, null’altro che sé. Lui parla da solo.

(Luca Lo Pinto)