LEONARD KASTLE

Luca Lo Pinto

Leonard Kastle è un compositore, autore di numerose opere musicali. Nel 1969 ha diretto il suo unico film “I killers della luna di miele”, diventato presto un cult movie. Ispirato ad un vero fatto di cronaca, il film descrive, con stile freddo e iperrealista, la storia del delirante e morboso rapporto tra un’infermiera obesa e un fascinoso gigolo, autori di una serie di omicidi ai dannni di donne conosciute tramite gli annunci della “posta del cuore”. Musiche di Gustav Mahler. Leonard Kastle vive attualmente ad Albany vicino New York. Il film è stato da poco ristampato in dvd dalla Criterion Collection (www.criterionco.com). Quella che segue è forse l’unica intervista mai pubblicata in Italia a Leonard Kastle. Premetto che, vista la difficoltà di incontrarci (Leonard Kastle abita ad Albany, io a Roma), inizialmente l’intervista doveva essere fatta via e-mail. E’ stato solo in parte cosi. Infatti le mie domande le ho spedite via mail, ma Leonard ha deciso di rispondermi su una cassetta registrata a causa della sua scarsa attitudine a scrivere al computer.

Intro (Leonard): Non mi piace parlare ad una macchina, vorrei che tu fossi qui di fronte a me, è molto difficile non parlarti di persona ma mi adeguerò.

Luca: Oltre a lei, c’è un altro caso nella storia del cinema di un regista che ha girato un solo film che è un capolavoro: Charles Laughton con “La morte corre sul fiume”(Night of hunter) 1955. Che coincidenza! Come mai non ha mai più diretto altri film?

Leonard: Night of Hunter è un magnifico film e il motivo per il quale è così meraviglioso è che è assolutamente originale e questo fa parte del mio problema. Mi lusinga pensare di essere un artista originale, originale nella mia musica, come penso di essere stato originale in The Honeymoon Killers, non credo ci sia un altro film così, come non credo ci sia un altro film come Night of Hunter.
Mi piace quello che ha detto Herman Melville: “E’ meglio fallire nell’originalità che aver successo nell’imitazione”. Quando The Honeymoon Killers è uscito, ha ottenuto un gran successo, ho avuto molti agenti, tutti volevano che scrivessi un altro film come quello ma io non ho voluto farlo.

Luca: Mi sembra interessante la scelta musicale di Gustav Mahler, in particolare la Sesta Sinfonia, la più cupa e tragica… che ruolo gioca la musica nel film? come mai ha scelto Mahler?

Leonard: Ho scelto Mahler perché bene si addiceva a questo film. Mahler è sopra le righe e tutto il film è sopra le righe. E’ drammatico e sopra le righe in senso buono e la musica mi pareva molto appropriata, specialmente la Sesta Sinfonia.

Luca: La forte tensione sessuale che si respira in tutto il film non viene mai mostrata esplicitamente, come d’altronde la violenza, più psicologica che fisica. Qual è la sua idea della violenza in questo film e più in generale alla sua rappresentazione sullo schermo?..molti registi contemporanei, allo stile freddo e iperrealistico di “The Honeymoon Killers”, sembrano preferire il gusto pulp alla Tarantino o alla John Woo..

Leonard: Per quanto riguarda la violenza in The Honeymoon Killers, ne ho scritto subito dopo l’uscita di Bonnie and Clyde che è stato un grande successo. Bonnie and Clyde mi ha disgustato perché nel film la violenza è rappresentata in maniera romantica: i protagonisti sono due portuali, ma Warren Beatty e Faye Dunaway sono fisicamente molto belli, il sangue reso bene, la storia romanticizzata. Sono stato contento quando, all’ uscita di The Honeymoon Killers, in Europa soprattutto, hanno detto del film che era l’anti Bonnie and Clyde. E’ interessante che del DVD del mio film appena uscito, ci siano state moltissime recensioni meravigliose, non so perché qualcuno non mi abbia dato del denaro per fare un altro film. Molte di queste recensioni hanno sostenuto che il mio film è migliore di Bonnie and Clyde.
Tarantino e John Woo fanno della violenza qualcosa di comico o di bello, ma non mostrano quello che è realmente la violenza, cioè qualcosa di terribile, la violenza è terribile, uccidere qualcuno è terribile. Ho voluto girare The Honeymoon Killers nel modo il più vicino possibile all’omicidio e a quanto questo sia orribile. La violenza in The Honeymoon Killers è interessante perché i personaggi non avrebbero fatto quello che hanno fatto se si fossero incontrati. Anche i veri protagonisti del fatto, non erano in verità dei violenti, ma erano pervasi da una follia sessuale, da una forte tensione, quella che viene stata definita come folie à deux quando sono stati condannati.

Luca: All’inizio il film doveva essere diretto da Martin Scorsese, cosa l’ha spinta a mettersi dietro la macchina da presa? Come mai non l’ha fatto fin dall’inizio?

La storia del perché il film è stato girato in breve tempo è questa: un mio carissimo amico aveva avuto da un suo ricco amico, un broker di Wall Street, 150.000 dollari per fare questo film e lo avrebbe usato come detrazione dalle tasse. E io non dovevo scriverlo ma Warren Steibel che era il produttore mi disse: “Non trovo nessuno che scriva la sceneggiatura, qualcuno lo deve pur fare, studiare gli archivi, scoprire cosa è successo al processo, farne un nuovo film, chi lo può girare con un budget di solo 150.000 dollari? Lo devi fare tu. Io stavo dirigendo una delle mie opere e provavo di pomeriggio (non mi piace provare di mattina, non posso cantare di mattina, qualche volta neanche di pomeriggio, comunque...) e perciò di mattina sono andato alla Corte di Giustizia del Bronx, ho letto tutti gli atti del processo, ho preso degli appunti, poi li ho dati a Warren dicendo: “adesso trova qualcuno che scriva il tutto e che comunque dovrà fare un lavoro infernale perchè quello che ho trovato sul processo è molto schematico. E chi lo sa cosa è veramente successo, a parte il fatto che due donne sono state uccise in modo morboso”. Alla fine comunque, non trovando altri, mi ha convinto a scrivere il film e io l’ho fatto. In seguito abbiamo fatto il cast insieme, di base ho fatto io il cast con lui. Lui aveva visto il film Who’s knocking at my door, del giovane regista Martin Scorsese e Martin aveva letto la sceneggiatura, gli era piaciuta, voleva fare il film e ci ha provato. Però non ha funzionato, dopo quattro-cinque giorni ci siamo accorti che Martin non avrebbe mai finito di girare il film dal modo in cui si muoveva: stava un tempo infinito a girare scene banali, abbiamo capito che non avrebbe mai finito il film, perciò dopo una settimana se ne è andato; avevamo un assistente che ha poi cercato di dirigere il film ma io dovevo stargli sempre accanto per dirgli cosa doveva fare e insomma alla fine mi hanno detto che siccome sapevo tutta la storia, o facevo io il film o me ne andavo a casa, e così l’ho diretto io. La cosa interessante è che, anche solo leggendo il soggetto originale scritto a mano da me (che si trova negli archivi dell’Università di Albany dove sono conservati tutti i miei scritti), chiunque sarebbe in grado di seguire il film. Penso infatti che il soggetto stesso sia da considerarsi un lavoro artistico. Il problema oggigiorno è che ci sono centinaia di persone coinvolte nella regia di un film, io giro a volte uno a uno e a volte due a uno. Questo è quello che è successo con Martin Scorsese; qualcuno mi ha mostrato un suo scritto in un testo su come fare un film in cui parla della sua esperienza in The Honeymoon Killers, dicendo che era stato un vero disastro e che lui ne avrebbe fatto un film di quattro ore se lo avesse continuato e che aveva imparato una grande lezione da quell’esperienza.. e credo sia vero!

Luca: Più che il paragone con film quasi contemporanei a “The Honeymoon Killers” come “Carnival Of Souls” (Herk Harvey 1962) or “Homicidal” (William Castle 1961), mi sembra più calzante il paragone con un film di vent’anni dopo: “Henry Pioggia Di Sangue” (Henry:Portrait Of A Serial Killer 1990). Anche il film di McNaughton è girato con uno stile quasi documentaristico, con una violenza più esplicita del suo film, ma con una stessa capacità di entrare nella psicologia dei personaggi e di rendere lo spettatore molto vicino ai protagonisti dei due film. Lei ha visto “Henry Pioggia Di Sangue” (Henry:Portrait Of A Serial Killer)?…cosa ne pensa?

Leonard: No Luca, ho incontrato McNaughton ad un festival. Penso sia stato a Torino, dove hanno prioettato The Honeymoon Killers, ma non Henry Portrait Of A Serial Killer. Hanno fatto vedere un altro film di un giovane molto interessante che però non ho visto. Di Henry.. ho solo sentito parlare, perciò non posso dirti cosa ne penso.

Luca: Cosa pensa di “Profondo Carmesi” 1996, il rifacimento del suo film diretto da Arturo Ribstein, anche se i due film, pur basati sullo stesso soggetto, sono totalmente diversi?

Leonard: Per quanto riguarda Profondo Carmesi di Arturo Ribstein, è buffo: sono stato chiamato dal Festival di Cannes, o da quello di Venezia dove il film era presentato e mi hanno detto che avrei dovuto sentirmi molto onorato per il fatto che il film fosse dedicato a me. Comunque no, non l’ho visto ma da quello che ho letto mi è sembrato molto diverso da The Honeymoon Killers.

Luca: Ci sono dei progetti che non è mai riuscito a realizzare? Ho visto che nel suo archivio ad Albany ci sono tre sceneggiature di film mai realizzati…

Leonard: Certo, i soggetti che sono negli archivi di Albany. Ho scritto una sceneggiatura intitolata Wedding in Cana di cui non si parla molto. Ho scritto anche un’altra meravigliosa sceneggiatura intitolata Change of Heart e per un po’ di tempo questa mi è sembrata una seconda possibilità di fare un film, dato che Truffaut, che era vivo a quel tempo, caldeggiava fortemente la sceneggiatura e convinse Catherine Deneuve ad accettare il ruolo di protagonista. Anche questo è un thriller: si svolge a Parigi e tratta di una dottoressa che commette un omicidio in ospedale per sottrarre un cuore a un giovane di cui si è innamorata. Il film naturalmente parla non solo di una sostituzione di cuore, ma di molto altro: il rigetto del cuore (ed è molto coinvolgente la musica che accompagna l’evento) ha a che fare con il personaggio di Hector Berlioz, e chi lo sa chi era veramente Hector Berlioz? Era un film che aveva a che fare dunque con Hector Berlioz, il Requiem…
Ho scritto un’altra sceneggiatura che si intitola Shakespeare’s Dog, si tratta di una commedia, completamente differente. Una storia molto affascinante: si tratta di un uomo, un professore di teatro shakespeiriano che insegna in un piccolo collegio ed ha un forte attaccamento edipico verso la madre. Quando ella muore, lui instaura un rapporto ossessivo con il suo cane, pensando che esso sia la reincarnazione della madre defunta.
Un’altro soggetto di film che ho scritto è Wheater Man, sulle previsioni del tempo: tratta di un signore che ha il potere di manipolare il tempo e salvare il pianeta.
Tutte queste sono storie che non prevedono grandi effetti cinematografici come inseguimenti di auto, bombe, ecc. Per questo non ho mai diretto un altro film.
Al momento sono molto interessato ad un nuovo progetto. Credo che la collezione di DVD Criterion Collection mi è stata di molto aiuto perché ha posto l’attenzione su questo mio film che ha avuto incredibili recensioni. Ora sto provando a usare questo come base per ottenere i finanziamenti per uno dei miei film non realizzati.


Luca: Ci sono stati registi del passato che l’hanno particolarmente influenzata?

Leonard: Ci sono stati grandi registi del passato che mi hanno influenzato in modo particolare? Sì, certo: Truffaut; anche Pasolini credo sia un regista magnifico, nessuno ne parla più ora, ma penso sia meraviglioso; Cocteau, uno dei miei film preferiti è suo e si intitola The Eternal Return, ed è una variante della leggenda di Tristano e Isotta; Fellini naturalmente, un grande regista. Per quanto riguarda gli americani, A Place in the Sun è uno dei miei film preferiti ma in questo momento non mi ricordo di chi è anche se è un regista molto conosciuto (George Stevens n.d.t.).


Luca: Cosa l’ha spinta, da autore musicale, ad occuparsi di cinema?

Leonard: Che cosa mi ha portato dal comporre musica a lavorare nel cinema? Bene ti ho raccontato la storia di come ho scritto The Honeymoon Killers e questo è quello che è successo.
Certo ora mi piacerebbe girare un altro film, anche due, o tre, o quattro. Ma i film sono in cattive acque perché diventano “un prodotto”. La musica seria è in cattive acque perché la nostra cultura è così bassa che non c’è abbastanza interesse nei suoi confronti. Ho scritto tre opere ed hanno vita difficile perché i teatri d’opera non vogliono assumersi il rischio di presentare opere nuove. Perciò fanno imitazioni. E’ lo stesso per quanto riguarda i film, è buffo ma anche i film sono “prodotti” perciò fanno imitazioni. Non c’è spazio per la vera originalità nell’opera o nei film, non c’è molta differenza.


Luca: A cosa si sta dedicando attualmente? Quali sono i suoi interessi non solo nel campo del cinema, ma anche della letteratura e della musica?
Conosce questa nuova generazione di registi (Wes Anderson, Paul Thomas Anderson, Spike Jonze, Sofia Coppola) o scrittori (Don De Lillo, Paul Auster) americani?

Leonard: Ora scrivo musica, no non conosco queste persone molto bene per la verità, credo sia parte del mio problema. Una mia amica, una meravigliosa italiana di mezza età (no non dovrei dir questo), che scrive di cinema in America, e va a tutti i festival; è la direttrice del Festival del Cinema di Torino, mi ha detto: “E’ così difficile fare un buon film, vedo tanta di quella robaccia in giro, tu hai una buona vita, non devi essere infelice”. Non è che sia infelice ma so di avere tanto dentro e so che potrei trarre dai miei soggetti un altro meraviglioso film ed è frustrante vedere tutta quella robaccia che invece viene mostrata. Gello, (?) come si chiama è stato pagato 15 milioni di dollari per fare il suo film. E cosa hanno fatto? Ha fatto vedere inseguimenti d’auto, bombe... è patetico. Perciò che altro posso dirti, Luca? Penso sia abbastanza. Goodbye.

(01/2)