Boards of Canada

Emiliano Barbieri

«The Camfire Headphase»

(CD, Warp, 2005)

Come sempre onirici ed evocativi, i Boards of Canada mancano l’appuntamento con il loro terzo lavoro. A tre anni di distanza da Geogaddi, gli scozzesi-canadesi più sopravvalutati della musica elettronica continuano a perpetrare nel loro suono fatto di dettagli nascosti e melodie strepitose. Ciononostante il disco non raggiunge i livelli delle due prove precedenti, almeno per quanto riguarda l’impatto emotivo. E’ come se, a furia di sottrarre elementi per suscitare languide malinconie, non si riuscisse più a trovare un elemento a cui aggrapparsi, sia essa una voce infantile riletta al vocoder (In a beautiful place out in the country), una melodia che ti si stampa in testa (Zoetrope), od un drumming ipnotico e ossessivo (Gyroscope). Sul versante musicale, si segnala l’introduzione di un nuovo elemento quale la chitarra, usata per costruire loop d’accordi in progressione che non brillano né per originalità, né per la qualità del trattamento acustico loro riservato (vedi il filtraggio del giro armonico di Chromakey Dreamcoat). Alcuni episodi sono comunque degni di nota, primo tra tutti Dayvan Cowboy in cui la chitarra viene progressivamente nascosta da patch di sintetizzatore che qualunque musicista elettronico sognerebbe d’avere nei banchi delle sue macchine e da sciabolate di open hi-hats in feedback. Poi, quasi in chiusura, arriva l’intermezzo di Constants Are Changing, seguito dal mid-tempo di Slow This Bird Down e tutto il calore melodico che il duo aveva messo da parte riemerge prepotentemente ad allietare le orecchie e a mitigare il giudizio su questo disco.

(Emiliano Barbieri)