Lightning Bolt

Francesco de Figueiredo

“Hypermagic Mountain”

(CD, Load Records, Goodfellas, 2005)

Ho sempre pensato che il terzo disco sia per una band una sorta di spartiacque, un varco che ne determina il peso effettivo, che consacra o destituisce gli entusiasmi del principio e della scoperta. Bene, “Hypermagic Mountain” è il terzo disco dei Lightning Bolt. Quando ebbi l’occasione di intervistarli (Nero 02), Brian Chippendale (batteria-voce) mi confessò l’intenzione di voler lavorare meglio sulla produzione della loro prossima uscita, applicando come sempre un manierismo spartano, ma sistemando quelle piccole imperfezioni che aveva percepito nei (meravigliosi) due long play precedenti. E così è stato, secondo i miei modesti parametri il nuovo lavoro dei paladini di Providence è completo, totale. Una sorta di sunto in cui il duo noise-core si raffina: più spazio a riff monolitici e Slayeriani, più voce dal microfono in gola, più volume al drum set, tutto impastato in un unico magma vulcanico. Sicuramente non è un disco rappresentativo di un passo in avanti o di una nuova forma espressiva (penso al nuovo dei Black Dice), ma piuttosto una sorta di capitolo conclusivo. Su un blog leggo: “ascoltare Lightning Bolt su disco è come leccare una passera con su le mutande..”, avendoli visti dal vivo non posso che condividere questa colorata metafora, ma in attesa di una nuova orgia sensoriale…

(Francesco de Figueiredo)