One Starving Day

Gianni Avella

Broken Wings Lead Arms to The Sun

(CD, Planaria Records, 2005)

È da un bel po’ che assistiamo al trend “progressive” in campo hard-core: Cave In, Pelican, Isis sono solo gli esempi più lampanti. L’ evo(lutions)-core (permettetemi il neologismo…) dei One Starving Day prende dalla nobile arte prog non il riempire ad ogni costo il vuoto tra una battuta e l’altra con pirotecnici assolo di chitarra oppure isteriche coloriture di synth (non è il loro fine), bensì la variante che ne seppero dare i famigerati corrieri cosmici, Tangerine Dream e Ash Ra Tempel su tutti.
Parliamo di attitudine però, poiché la sostanza del suono dei OSD è tutta da ascrivere a combi quali Neurosis, Godspeed You! Black Emperor (gente che comunque non dista poi tanto dal prog…); pessimismo à la Swans e post-rock d’antan stile A Minor Forest.
La band partenopea, attiva dal 1997, debutta su Planaria (USA) e lo fa in grande stile, affacciandosi sulle scene non da secondi arrivati che salgono sul carrozzone di “tendenza” (le registrazioni risalgono ad almeno tre anni fa..) ma da aspiranti prime-mover della scena italica. Una canzone come Black Star Aeon, forte com’è di synth cosmici, violini gotici, drumming tribale e cantato catartico, già basterebbe a segnalarli come possibile “cosa nuova” del panorama tricolore, ma il disco vive di altre quattro esaltanti, viscerali e catartiche esperienze sonore (perché di questo si tratta) che devono essere vissute. Provare a spiegarle significherebbe sminuirne l’essenza, evitarle equivarrebbe a perdersi uno dei dischi più intensi della stagione.

(Gianni Avella)