Blood for Dracula

Lorenzo Micheli Gigotti

di Paul Morrissey

(DVD + Booklet bilingue pag.12) Raro Video/Gianluca & Stefano Curti Editori

Esiste una sorta di metafora subliminale che lega la storia del conte Dracula e la Factory Warholiana. Il conte arriva in Italia in cerca di nuove vergini a cui succhiare il sangue, e la Factory si trasferisce nel bel paese (per invito del produttore Carlo Ponti) per realizzare due film: Flesh for Frankestein e Blood for Dracula entrambi diretti da Paul Morrissey. Erano anni in cui la Factory puntava alla normalizzazione e allo sdoganamento. Warhol agiva come promotore dei suoi allievi e discepoli e la produzione filmica iniziava ad accostarsi al ‘genere’ sia dal punto di vista formale che da quello produttivo. Uno sdoganamento che comportava l’inevitabile allontanamento del fenomeno dall’underground newyorkese, e la sua divulgazione e commercializzazione globale. Con Warhol come architetto invisibile dell’operazione, Morrissey come traghettatore, Joe Dallesandro e Vittorio De Sica come stendardi/icone dell’uno e dell’altro volto della cinematografia mondiale.
Il risultato è un film fondamentalmente semplice, un horror barocco privo di struttura, focalizzato sulla frivolezza della forma e sull’ironia del contesto. Blood for Dracula sembra essere una produzione del tutto improvvisata (questo è il bello) di un fenomeno trasgressivo introdotto in Italia con aplomb borghese. Spogliato della sua originaria schiettezza, il cinema di Morrissey strizza l’occhio all’ horror gotico all’italiana di Freda, Bava e Margheriti (regista nella versione italiana). La materialità conturbante di Flesh, Tresh, Heat diventa erotismo castrato in velature di nudità presentabili (a volte frustrante: ma sta li il gioco), e il sottotesto trasgressivo del contesto originario viene stemperato dall’ironia e dall’eccesso ridondante. Probabilmente però, questo più di altri, può essere visto come il coerente risultato (forse troppo bene architettato) di una realtà artistica che si faceva carico di mediare tra nuovi valori e cultura ‘pop’.

(Lorenzo Micheli Gigotti)