DOICHLANDA. road movie nei luoghi dell’ emigrazione calabrese in Germania

Giordano Simoncini

di Giuseppe Gagliardi

Regia: Zoropa produzioni Italia, 2003

Certe volte le cose non sono sufficienti. L’aveva capito anche Gaber, che era sì un grande intrattenitore, ma anche un acuto intellettuale. In un monologo diceva “quando uno ha una cosa che fa, la tiene piccola? No! La GONFIA”. Non farsi bastare le cose per come esse sono significa soffrire nello spazio che si apre tra ciò che sta immodificabile (epi-steme) e ciò che l’ Io desidera. Tanto più l’ Io è insoddisfatto, tanto più ha desiderato; tanto più ha desiderato, tanto più è stato grande. Le nobili personalità vogliono tutto subito. Come Freddy Mercury, che infatti è morto. Accontentarsi è mediocre. Fermo questo, per godere appieno di Doichlanda, geniale opera documentaristica datata 2003, premio speciale dalla giuria del XXI Torino Film Festival e colpevolmente ignorata dai più, non bisognerebbe intraprendere la visione partendo dal documentario, bensì dal videoclip che è lì, tra i contenuti speciali. Da un frammento del testo del fenomenale singolo de Il Parto Delle Nuvole Pesanti, titolato appunto Doichlanda: “sulla spiaggia ci sono le cose / se le guardo non sono più cose”. Verrebbe quasi da sorridere, ma la questione è teorica: sulla spiaggia, ovunque, ci sono le cose. Ma le cose, per i “calabri”, gente nobile, non bastano mai. Le cose vanno incrementate: una melanzana, così com’è, non appaga. Bisogna riempirla. Allo stesso modo, va colmato un bicchiere, ovvero un ventre; e coi riempimenti anatomici fermiamoci pure qui. C’è una città, ovunque sia, sia pure immensa come per es. Roma? Non basta. Va gonfiata. Di cosa? Di “calabri”, eventualmente. E non è tutto: c’è uno Stato sovrano, sconfinato e ricco e memore di una storia illustre e drammatica? Non è abbastanza. Anche qui, il calabrese interviene. Partendo assieme ai più intimi familiari. Portando-si e portando-se-li. D’ altra parte, si dovrebbe cominciare a pensare per davvero ogni emigrazione in questi termini. I migranti non sono dei disgraziati, ma una ricchezza che, nel proprio proportisi,Ti Fa L’ Onore Di; pensare quanto un’ impostazione simile migliorerebbe la gestione dei flussi! Doichlanda in quanto documentario, in breve, ha a che fare proprio con questo: con dei calabresi che hanno deciso di cercar fortuna in Germania. Nel corso di 46 minuti di interviste, i tre ragazzi de Il Parto Delle Nuvole Pesanti dirigono con incredibile professionalità scapestrata un esclusivo slalom tra quanto di Calabria si può scovare in Germania, facendo tappa in ristoranti, pizzerie e negozi di prodotti tipici. Ogni bancone una storia: allegra, come quella del mio omonimo che si è sposato con una crucca ed ha messo su famiglia, ovvero mesta, come quella del cuoco che sogna tutto l’ anno il mese di ferie che gli consente di tornare un poco a casa. Storie per un quadro che ambisce alla completezza; ed una regia illuminata, quella di Giuseppe Gagliardi, che proprio in questi giorni lavora alla sua opera successiva, diviso tra la Calabria e le Americhe; e ritmo, tanto. Ed anche una lezione di cucina, la ricetta della pasta con la ‘mbruscineta di muzzaredda frisca a supra, vera e propria ciliegina su di una torta rigorosamente ripiena.

(Giordano Simoncini)