HANS BELLMER: VARIATIONS SUR LE MONTAGE D'UNE MINEURE ARTICULEE'

Francesco Ventrella

Hans Bellmer è autore di numerosi scritti, disegni e di un centinaio di foto scattate alla celebre Poupée: manichino articolato a grandezza naturale (oggi conservato al Centre Pompidou di Parigi), che elaborava il concetto di inconscio fisico: “Piace pensare che esista una sorta di schermo protettivo, teso fra l’Io e il suo mondo esterno, sul quale l’inconscio proietta l’immagine della sua eccitazione dominante, ma che per la coscienza non sarebbe visibile (né comunicabile oggettivamente) se non nel caso in cui l’altra parte, il mondo esterno, proiettasse contemporaneamente la stessa immagine sullo schermo, e se le due immagini, congruenti, si sovrapponessero”. (H. Bellmer, Anatomia dell’immagine, Adelphi, Milano, p. 74)

Nato nel 1902 a Kattowitz, Bellmer è stato uno di quelli che ha scelto di essere artista. Bellmer ritornò più volte a sottolineare quanto la sua attività di scrittore e artista si indirizzasse ad una detronizzazione della figura paterna intesa, in un senso più ampio, come un atto di degerarchizzazione del potere politico. Hans non perdeva occasione per cercare di rovesciare il perbenismo paterno: partendo col padre per andare ad iscriversi alla Technische Hochschule di Berlino, durante il viaggio notturno in treno si traveste da donna per ridicolizzare il padre e il decoro della borghesia della Germania di Weimar, a cui Bellmer risponde con una trasgressione coerente.
L’attività artistica di Bellmer come illustratore, inizia parallelamente a quella di industrial designer, fino a quando nel 1933 non decide di abbandonare ogni lavoro che contribuisse all’economia del regime nazionalsocialista. Di qui l’idea di costruire una macchina a funzionamento simbolico: Die Puppe/La Bambola.
La prima bambola ha il volto della cugina Ursula ed è costruita in cartapesta con la struttura in centine di legno. La stessa cugina invia ad André Breton, il papa del Surrealismo, la serie di fotografie che Bellmer ha scattato alla bambola. La serie Poupée: Variations sur le montage d’une mineure articulée viene così pubblicata nello stesso anno sul n. 6 di «Minotaure». Nel 1935 Bellmer procede alla costruzione della seconda definitiva bambola. La Poupée è costruita in resina ed è concepita sul funzionamento del cardano: la giuntura a sfera (posizionata come ventre della bambola) diventa metafora del movimento dialettico concavo-convesso, ma anche dell’atto sessuale.
Le fotografie scattate alla bambola hanno esplicitamente a che fare con l’erotismo, la trasgressione, il mistero: il perturbante, che non viene collocato nelle proiezioni del soggetto verso l’esterno, ma viene assunto dall’interno, creando un riflesso specchiante del sé. Così molti setting della Poupée sono allestiti di fronte a specchi che ne duplicano le membra. La bambola è dotata, inoltre, di due braccia e due gambe di “scorta” che venivano montate attorno alla giuntura a sfera centrale, luogo della rotazione e simbolo della metamorfosi, nonché ventre sede dell’utero. La schizofrenia espressa dalle posture della bambola si ricollega al mito greco secondo il quale l’isteria era provocata dalla fuoriuscita dell’utero (ysteròs) dal corpo delle donne che non praticavano una sana attività sessuale. L’utero iniziava a ruotare attorno a loro facendole impazzire. Così, la Poupée non ha punti di riferimento fisici se non un centro ruotante e metamorfico: la bambola smontabile funziona come un guanto che si può rovesciare e svolgere.
Guardando le fotografie ci si accorge che la scelta delle location (porte, anfratti, luoghi angusti….) e il posizionamento delle luci tradiscono una forte eredità legata al cinema espressionista tedesco nel quale i ruoli emozionali erano interpretati da uomini “femminilizzati” piuttosto che a donne. A cavallo tra gli anni Venti e Trenta in Germania, come nel resto del mondo occidentale, la ricostruzione postbellica passava innanzitutto per le mura domestiche. Qui le donne avevano un ruolo fondamentale al quale erano state irreversibilmente legate. Nascono i topoi della housewife americana, mentre in Germania si diffonde la figura della donna nazionalsocialista, moglie e genitrice di una razza superiore. In questo contesto antropologico Bellmer diffonde le immagini della sua bambola. Quando era ancora in Germania aveva fatto circolare dei libricini fatti a mano con delle foto 6x6 della Poupée: un vero e proprio breviario per l’attività onanistica privata; ma Bellmer non fece mai delle allusioni esplicite alle pratiche sessuali perché a lui non interessava diffondere dei modelli, piuttosto usava delle strategie per mettere in moto delle dinamiche mentali e immaginative. Un libro così piccolo è fatto per essere nascosto e visto solo in privato, ritaglio all’interno della vita sociale… Ma questa è una trasgressione delle regole sociali e Bellmer lo sapeva bene, per quanto l’idea non fosse del tutto originale, considerando il fatto che da qualche anno nelle tabaccherie (!!) tedesche veniva venduta una bambolina chiamata Lotty (antenata della Barbie)… e dubitiamo che allora le bambine entrassero nelle tabaccherie per comprare i sigari ai loro papà!
Le allucinazioni di Bellmer diventano dunque dei teoremi geometrici attraverso i quali superare i limiti imposti da una cultura soffocata. Il suo discorso vuole superare la realtà della differenziazione tra i sessi per assumere una dinamica transessuale (ovvero transmorfica) del pensiero. Il desiderio non parte dall’oggetto, ma è frutto delle proiezioni del soggetto sul mondo esterno (inconscio fisico) che può essere ricostruito attraverso una riappropriazione. Questo apparente paradosso viene superato se finalmente ammettiamo la libertà dell’immaginazione (che crea immagini) rispetto alla costruzione di icone (immagini ipostatizzate da un sistema culturale). Il Marchese De Sade scriveva che “forse non sempre gli effetti hanno bisogno di una causa”.

(01/3)