Passare all’atto

Ilaria Gianni

Bernard Stiegler

Fazi Editore - 2005 € 12,50

Smentendo il luogo comune del filosofo-topo di biblioteca, questo breve saggio ci presenta il percorso di un filosofo-galeotto. Nel 2003 nel corso di una conferenza tenuta al Centre Pompidou sul tema: “Come si diventa filosofi?”, Bernard Stiegler, sconvolge il suo uditorio confessando di essersi avvicinato alla filosofia durante gli anni passati in carcere per scontare la pena di rapina a mano armata. Secondo Stiegler la filosofia non necessita di una vocazione e, se esistessero persone “votate” alla filosofia, ciò accadrebbe quindi per la loro capacità di fare passare all’atto una potenzialità comune. Un passaggio all’atto che, sostiene il filosofo, deve essere preceduto da una trasgressione. Nel silenzio delle mura del carcere, tra il 1978 e il 1983, Stiegler, si interroga sul come avesse potuto non amare più il mondo fino al punto di trovarsi in quella situazione, come avesse potuto trovarlo talmente insignificante da aver assunto il rischio, passando all’atto, di trovarsi completamente separato da esso. Immobilizzato e recluso senza via di uscita non gli rimaneva altro se non la risorsa di trovare in sè stesso ciò che avrebbe potuto fargli ritrovare il senso delle cose e il desiderio del mondo. Negli anni di reclusione, l’autore si pone domande su molteplici livelli, riflettendo sulla significanza e sull’insignificanza, sulla reminiscenza, sul tempo e sulla necessità dell’altro nel processo di individuazione del sé, per prepararsi ad un ritorno al mondo, più degno, più necessario, più intelligente. Un mondo che, nei venticinque anni trascorsi, si è rivelato, ai suoi occhi, spaventosamente inospitale, organizzato per incoraggiare l’insignificanza, o perfino l’-a-significanza; un mondo in cui ci si trova sempre ad un punto di partenza, costretti a rimettere in discussione continuamente il pensiero. Ripercorrendo la propria vicenda personale l’autore spiega come, quando e dove nasca la continua necessità di pensare.

(Ilaria Gianni)