A TEMPO PERSO

Valerio Mannucci

STIAMO PARLANDO DI TRE MUSICISTI. MA NON STIAMO PARLANDO DI MUSICA, ALMENO NON IN SENSO STRETTO. PER PRIMA COSA PERCHÉ NEL LORO CASO SAREBBE RIDUTTIVO, POI PERCHÉ PARLARE CON LORO DI QUALCOSA CHE ABBIA A CHE FARE CON LA VITA DI TUTTI I GIORNI E CON LE COMPLICAZIONI LEGATE ALLA SOPRAVVIVENZA DELLE REALTÀ INDIPENDENTI TI PONE QUESTI PROBLEMI IN UN’OTTICA DIVERSA. HO RIVOLTO PIÙ O MENO LE STESSE DOMANDE A MARIO MASULLO, MEGLIO CONOSCIUTO IN AMBITO MUSICALE COME MASS, AD ADRIANO ZANNI, AKA PUNCK, E AD ANNA BOLENA. PER CHI NON LI CONOSCESSE: SONO TRE MUSICISTI, ANCHE SE ANNA BOLENA PREFERISCE CHIAMARSI ‘SUONISTA’, CHE FANNO ELETTRONICA ‘DI RICERCA’ (NEL SENSO CHE SE UNA COSA NON GLIELA SI PUÒ NEGARE, È CHE CON IL LORO LAVORO SI METTONO CONTINUAMENTE IN GIOCO). MA IN FONDO QUELLO CHE M’INTERESSA È DI RIPORTARE SINTETICAMENTE L’ESPERIENZA DI TRE MUSICISTI TITOLARI DI TRE REALTÀ CHE HANNO PARTE ATTIVA NEL CIRCUITO DELL’ELETTRONICA INDIPENDENTE. UN PO’ COME PARLARE DELLA GESTIONE DI UN PICCOLO SUPERMARKET ALIMENTARE CON UNO CHE È ANCHE UN CUOCO DA PAURA. Anna Bolena Dopo essersi mossa per più di un decennio all’interno della scena ‘sotterranea’ della nostra capitale, Anna Bolena da quest’anno vive a Berlino. Oltre alla propria produzione musicale, si occupa in prima persona della gestione della Idroscalo Dischi, una delle etichette italiane più interessanti e radicali. Mass (Mario Masullo) Mario Masullo è un giovane musicista di Napoli. La sua elettronica è molto apprezzata nella scena italiana ma non solo. E’ anche il direttore della sezione musicale di Sintesi (festival di arti elettroniche), nonché manager della DSP recordings, etichetta napoletana molto attiva che conta fra le sue fila alcuni dei migliori musicisti elettronici partenopei. Punck (Adriano Zanni) Il ravennate Adriano Zanni è un elemento molto vivace nel campo della musica elettronica ultrasperimentale. Da tempo, accanto all’attività di musicista, che porta avanti con lo pseudonimo di Punck, è anche uno degli animatori dell’Ixem (italian experimantal electronic music), nonché fondatore dell’e-zine specializzata in musica elettronica italiana Spectrum e della mp3 label ctrl+alt+canc. La questione di fondo per quanto mi riguardava era questa: perché dei musicisti, che di solito sono la materia prima di un mercato ormai ‘antico’ e radicato come quello discografico, sentono il bisogno di mettersi in prima linea e di diventare loro stessi degli operatori di settore in un paese incasinato come il nostro? non sarebbe meglio starsene in studio a suonare, invece di passare ore insonni davanti al computer o al telefono per pianificare la distribuzione del disco di qualcun’altro? e come si vive in questo sdoppiamento di ruoli? e’ insomma, come spesso si pensa, un modo di ritagliarsi uno spazio per produrre le proprie cose (e quelle dei propri amici) o è una scelta di ‘attivismo’ culturale? questioni apparentemente semplici ma che racchiudono il significato di una scelta ormai molto più comune di quanto si crede.

Per Mario Masullo per esempio non c’è un reale scarto tra l’ attività di musicista e quella di operatore del settore musicale: “D’altronde il nostro è uno stile di vita, non un lavoro, ed è inevitabile che l’ attività artistica si intrecci con altre occupazioni a questa collegate e non meno creative. Nello specifico io mi occupo della sezione musicale del Sintesi festival e del management di DSP, in ogni caso si tratta di facce della stessa medaglia…”
La vede più o meno allo stesso modo anche Adriano Zanni: “Sono un musicista, ragiono da musicista, mi interessa principalmente fare musica. Non ho altre effettive velleità e tanto meno qualità”. Poi però, sempre lui, aggiunge: “Le mie sono azioni dettate dalla necessità di reagire allo stato delle cose. Ciò che mi ha dato la spinta e’ stato, senza ombra di dubbio, lo sfinimento causato dal sentire sempre ripetere gli stessi sterili discorsi relativi alla mancanza di spazi, d’opportunità e d’interesse verso un certo tipo di cultura in Italia. (…). Non ci sono opportunità? Creiamole, ne beneficeremo tutti. Mettiamoci in gioco, rischiamo in prima persona”.
Anna Bolena invece dice: “..l’attività di produttore non è cosi facile in Italia. Il fatto che abbia deciso qualche anno fa di impegnarmi in questa scommessa di aprire un’etichetta underground è derivato dalla poca musica interessante che circolava. Ho preferito sin da subito produrre giovani artisti che ritenevo giusto avessero una possibilità; nel senso che io ho messo a disposizione la mia esperienza derivata dall’organizzazione di eventi e parties e dalla mia passione per la musica. Non ho mai prodotto un disco per promuovere la mia musica; ho cercato invece di offrire ad altri l’opportunità di uscire allo scoperto in un contesto asfittico e noioso. Ad oggi Idroscalo rappresenta meglio di altre realtà questa esigenza di fare e comporre musica davvero alternativa senza pensare di far ballare la gente a tutti i costi”.

Il punto allora è che ci si mette a lavorare per sopperire a delle mancanze. Almeno così pare. D’altra parte quando si suona un certo tipo di musica si fanno continuamente i conti con la realtà e con il contesto in cui si vive. Quindi in un certo senso si è abituati.
Per Mario Masullo il rapporto con la realtà sociale e culturale nella quale si muove è “..sereno, consapevole del fatto che la fetta di mercato alla quale ci rivolgiamo è di nicchia. Non è facile riuscire a proporre certa musica, specialmente in questo momento ed onestamente non pensiamo di diventare ricchi attraverso le nostre attività. Quello che ci interessa è avere la possibilità di esprimerci liberamente e di poter proporre ciò in cui crediamo vivendo di questo”.
Come è sempre accaduto c’è anche chi decide di fare le valigie e spostarsi in altre situazioni dove la vita di chi produce un certo tipo di cose è più facile e forse regala più soddisfazioni. Prendi Anna Bolena per esempio: “…in Italia la situazione è complessa e complicata perché non esiste una cultura precisa e significativa di autentica sperimentazione (…). In poche parole se vuoi fare ricerca in ambito musicale scordati di fare i soldi e soprattutto smetti di pensare che un giorno potrai farci i soldi. Adesso vivo a Berlino perché credo ci sia più rispetto per la creatività e la novità in campo artistico; comunque anche i miei colleghi tedeschi fanno diverse attività per vivere non sempre legate all’ambito musicale. Come me, alcuni lavorano in altri ambienti come il cinema e la video art oppure fanno gli impiegati come ho fatto io in Italia per anni. Come dire, non si vive solo di fantasia.”
Adriano Zanni invece la butta più sul filosofico-battagliero e in fondo ha pure ragione… “Spesso la gente non se ne rende conto, ma il bene piu’ prezioso nell’agiato mondo occidentale e’ senza ombra di dubbio diventato il Tempo. La quotidianità ci obbliga a svolgere attività e lavori  per i quali non proviamo il minimo interesse e di conseguenza ci sottrae un’inimmaginabile quantità di tempo da dedicare ad esperienze fondamentali nella vita di ognuno di noi. Trovo tutto ciò agghiacciante. Grazie al cielo al mondo si produce ancora molto in termini culturali ed artistici, basta sapere cercare ed avere la voglia di mettersi continuamente in gioco (…).

Ma il punto fondamentale per me è un altro. E riguarda il fatto che se decidi di metterti in proprio, lo fai perché vuoi essere indipendente. Ma allora che significa ‘essere indipendente’ per loro?
[[…una cosa, poi vi lascio alle loro risposte. Se devo ringraziare i tre intervistati è perché con il loro atteggiamento, a volte anche molto radicale (come vedrete nelle prossime risposte), in tre modi diversi, dimostrano di essere ‘politici’ senza essere ideologici.]]

Mario Masullo: “Essere indipendente vuol dire riuscire a realizzare ciò in cui si crede senza essere condizionati dalle logiche di mercato. Questa è la ragione per cui abbiamo fondato la nostra label DSP.”
Anna Bolena: “..l’espressione ‘indipendente’ vuol dire tutto e non vuol dire niente. Nel senso che nessuno può vivere in un contesto avulso dalle responsabilità (…). Credo che (essere indipendente, n.d.r.) sia soprattutto realizzare il proprio sentire anche con mille contraddizioni. Io vorrei continuare a fare la mia musica anche a costo di dovere andare a pulire i gabinetti di qualche hotel di lusso. Questo per me significa essere un’artista indipendente (…).
Adriano Zanni: “…ragionare con la propria testa, scegliere sempre la via che si ritiene piu’ giusta. Indipendentemente da quelli che potrebbero essere i risultati.”

E’ strano sentire dei ‘manager’ che parlano in questo modo. Ma è bello, non c’è che dire. Da una parte è come se ci fosse l’artista che spinge per fare il proprio lavoro fregandosene di tutti, dall’altra c’è il professionista/imprenditore che tenta di placare l’animo ingovernabile con cui si trova a fare i conti.
Comunque gli ho posto una questione ulteriore: come si fa a trovare una via alternativa al mercato forte senza relegarsi in una nicchia? E visto che ho voglia di insistere, gli chiedo anche dove, secondo loro, ci si deve fermare in quell’ambiguo rapporto che si viene a creare con i soldi. “E’ una questione delicata - dice Mario Masullo. La ricerca non paga ed è indispensabile che esistano delle realtà che si occupano di spingere sempre oltre i confini del gusto comune attraverso la sperimentazione. Il mercato tende a fagocitare lentamente tutto ciò che ha un consenso crescente, non è facile resistere ai facili guadagni, ma sono altrettanto convinto che puntare su ciò in cui si crede sia la scelta giusta che paga, specialmente a lungo termine, conformarsi alle tendenze del momento è semplice ma poco lungimirante soprattutto in un momento nel quale il mercato è assolutamente stracolmo di prodotti simili, l’originalità, la personalità che si riesce ad esprimere attraverso il proprio lavoro è un elemento fondamentale e distintivo. Credo sia questa la via da percorrere”.
Anna Bolena invece è più decisa: “..quando la mia musica sarà partorita dalla necessità di campare, smetterò di suonare. Questa è la mia filosofia. Questa è la mia vita. Nessuno mi ha ordinato di farlo e quindi non mi convincono quelli che con la scusa che si deve vivere e si deve mangiare realizzano prodotti a dir poco scadenti noiosi e inutili.” E poi “…sono andata via dall’Italia proprio per la presenza pesante di queste situazioni che sono ormai molto diffuse. Credo che le parole e le definizioni abbiano un significato e quindi se si realizza musica di nicchia non può essere commerciale, oppure parliamo lingue differenti. Ad ogni modo buon lavoro a tutti.”
Manca Adriano Zanni, lui alla fine è il più duro… “Non sono poi così sicuro che sia necessario uscire dalla “nicchia”. Per quale motivo bisognerebbe cercare di raggiungere tanta più gente? Le cose ci sono, se la gente ha curiosità e voglia di scoprirle, mai come oggi ha tutti gli strumenti per farlo; se così non è, per quanto mi riguarda può tranquillamente restarsene nella propria comoda merda. Comunque in termini più generali, la quantità di gente che si vuole coinvolgere cresce esponenzialmente in base alla coerenza delle scelte ed alla reale qualità di chi o cosa si propone. Ma sopratutto occorre pensare in comune, cercando, più di ogni altra cosa, di interagire con altre realtà e smettendo di coltivare egoisticamente solo il proprio orticello. Altre ricette, senza scendere a compromessi, non ne conosco”.

A proposito dei compromessi, dandomi un certo cinico sollievo Masullo ammette che “..esistono dei “compromessi operativi” che sono indispensabili alla realizzazione di certi scopi, il mercato è una realtà con la quale dobbiamo confrontarci inevitabilmente e gli equilibri economici sono parte fondamentale di qualunque realtà produttiva. Non esiste una ricetta o un limite evidente da non oltrepassare, si tratta di scelte creative legate al management della propria attività che condizionano fortemente quello che si cerca di comunicare attraverso la musica”.
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(01/2)