Kohn & De Portables

Valerio Mannucci

“Op Vistite Bij Tante Klara”

(CD, K-raa-k, 2005)

Bell’uscita questa della Kraak records. Davvero. Si tratta in pratica di una collaborazione che poi tanto collaborazione non è. Kohn, che saarebbe il nome d’arte di Jurgen De Blonde, ha chiamato a sé i De Portable, la band in cui ha suonato per cinque lunghi anni. L’occasione è l’invito, rivolto a De Blonde da radio Klara (radio nazionale belga), ad utilizzare i suoi famosi studi di registrazione. Il titolo del disco che ne è seguito è infatti un richiamo scherzoso al fatto in questione e sarebbe, traducendo, “una visita alla zia Klara”. Ne esce un album in puro stile Kraak: acusticismi elettronici ed elettronicismi acustici. In pratica un buon mix di elementi eterogenei che si incrociano e si sostengono vicendevolmente senza però diventare mai puro esercizio di stile. Ai limiti fra eclettismo di maniera e totale libertà creativa. Si passa da tracce apparentemente strumentali, spezzate da improvvisi squarci di matrice elettronica, a tracce prettamente elettroniche, spezzate da fendenti acustici. Il gioco è più o meno sempre questo e si basa appunto sulle due anime in gioco, quella di Kohn, elettronica e giocosa, e quella dei De Portable, jam sessioniana e post-rockiana a tratti popolare. Le melodie e gli arrangiamenti in generale non sono niente male, si tratta soprattutto di giochi sonori su strutture piuttosto lineari, quasi delle canzoni acustiche senza voce tinte di digitalismo ed elettronica morbida. Roba perfetta da sentire in macchina (non è una critica, lo giuro). Meglio ancora se, mentre si ascolta il disco, si vogliono fare due chiacchiere. Perché purtroppo, a fronte dei tanti spunti positivi, nel complesso il disco manca un po’ di quel mordente che ti lascia incollato alle casse, nel senso che sembra stare meglio sul sedile posteriore che al posto di guida. Non si fa notare troppo, però c’è. Assomiglia a quelle persone che ti sembrano interessanti, ma che restano nel limbo che viene un po’ prima dell’amicizia o un po’ dopo l’amore. Mai abbastanza importanti da metterle ai primi posti, mai così normali da dimenticarle del tutto.

(Valerio Mannucci)