Strucutral Film

Lorenzo Micheli Gigotti

di Kurt Kren

(DVD) Index / dvd editon

Con ‘structural film’ si intende quel cinema d’avanguardia, nato alla fine degli anni ‘60, che fa primariamente riferimento alle strutture cinematografiche; ovvero quella cinematografia che esanima le estetiche impiegate nella produzione e i meccanismi della fruizione filmica. Kurt Kren è stato tra i padri fondatori dell’avanguardia cinematografica europea e i suoi primi lavori hanno anticipato molta di quella cinematografia che sarà etichettata come ‘structural film’. Con l’intento di osteggiare la tendenza comune di considerare l’immagine sullo schermo come la realtà stessa, piuttosto che un’illusione di realtà, l’avanguardia focalizza l’attenzione sulla forma, sul ‘movie as movie’. Nel ‘71 il filmmmaker Ernie Gehr, relativamente al cinema strutturale, sintetizza così: “Nei film rappresentativi qualche volta l’immagine afferma la sua propria presenza come immagine, come entità grafica...Ma il film è una cosa reale e una cosa reale non è imitazione. Non riflette la vita, impersona la vita della mente”. Il cinema strutturale mette in discussione l’aspetto narrativo e la convenzionale concezione del tempo filmico, riducendo consistentemente il significato del contenuto a beneficio della forma; focalizzando l’attenzione sul processo del pensare sul film e non solo sul consumo di ciò che appare sullo schermo. Questa selezione di short, realizzati da Kren tra i primi anni ‘60 e la fine degli anni ‘70, comprende lavori (concettuali) sulla questione del tempo. In questa dinamica demistificatoria, che procede nell’atto di evidenziare i meccanismi di fondo per poi minarli, i film di Kren proclamano il fotogramma come “unità per il montaggio” riportando il film alla sua materialità: “a projection of fixed-images”. Il frame, che convenzionalmente acquista significato nell’essere parte di una sequenza, viene riportato al suo stato esistenziale di quadro. L’andamento delle immagini in movimento di Kren è una continuità stroboscopica di singoli atti. Le inquadrature scomposte che si susseguono diverse una all’altra, pur scorrendo rapidamente nel tempo (della pellicola) e nel corso delle stagioni, tentano di non indurre la simulazione del movimento reale. Nei 16 titoli presenti nella raccolta si alternano veri e propri esperimenti visivi, ritratti insoliti di luoghi e persone; nulla fa riferimento alla ‘realtà’, alla simulazione e al tempo diegetico. In forme astratte e poetiche il film torna ad essere “...una variabile di intensità di luce, un bilanciamento interiore del tempo, un movimento [lirico n.d.r] all’interno di uno spazio dato”.

(Lorenzo Micheli Gigotti)