I film di Paolo Gioli

Lorenzo Micheli Gigotti

di Paolo Gioli a cura di Paolo Vampa

testi di Jean-Michel Bouhours, Bruno Di Marino, Paolo Gioli, Keith Sanborn (doppio DVD + Book) Raro Video - interferenze

Paolo Gioli non è una figura facilmente collocabile. Artista a tutto tondo, sperimentatore per oltre quarant’anni nei diversi campi delle arti figurative (pittura, serigrafia, fotografia e cinema) potrebbe essere convenzionalmente accostato, per quanto riguarda il suo operato cinematografico, alla scia del cosiddetto cinema sperimentale italiano. La profonda conoscenza tecnica del mezzo fotografico e cinematografico ne fanno, infatti, uno dei più interessanti sperimentatori del cinema nostrano. I suoi film sono realizzati con i più disparati procedimenti (tra cui il foro stenopeico, il fotofinish, stop motion, ecc.) e con macchinari originalissimi creati dallo stesso artista. Gioli, come lui stesso si definisce, è un esploratore insistente di ciò che è successo in tutta la storia della fotografia e, aggiungo io, del cinema. In questa raccolta (14 film, dagli anni ‘70 a oggi) si ha l’occasione di ripercorrere il viaggio/omaggio di questo artista scienziato nel cinema: dalla cronofotografia di Muybridge e Marey, alle cinecamere foro stenopeiche inventate dallo stesso artista. Il cinema di Gioli disattende la consueta dicotomia tra forma e contenuto. Protagonisti assoluti sono la tecnica e l’uomo che compongono/scompongono l’immagine e promuovono/contengono l’illusione. Gioli disfa le macchine da presa. I meccanismi di riproduzione (obiettivo o otturatore) vengono sostituiti da componenti naturali (fori, mani, foglie) e i fotogrammi ridotti a ombre, segmenti scomposti, variazioni tenui di luce, negativi e sovrapposizioni. Questa riduzione della tecnica, che riavvicina l’uomo alla macchina, ha un andamento che sembra anacronistico. Mentre tutte le estetiche tendono alla sintesi digitale, Gioli continua a lavorare sul supporto analogico senza filtri. Il supporto, che Gioli considera più vero e prossimo alla realtà, perché impressionato e generato dal fenomeno che riconosciamo e legittimiamo come “è stato”, quindi sicuramente reale. Così nell’era del ‘simbolico’, dove l’immagine è generata da un codice, Gioli si colloca come nostalgico sostenitore dell’analogico e dell’uomo. In nome di un’ideologia e di un punto di vista: quello del foro stenopeico e della restituzione “povera” e “pura” del reale. “Un risoluto modo di capire lo spazio proprio attraverso un punto nello spazio”. Con una promessa finale...”quando non ci sarà più pellicola, più materia non lavorerò più e allora esausto rinuncerò. [...] ...tendo a levare tutto...mi ridurrò a lavorare con una matita e con un pezzo di carta”. Il cofanetto contiene 2 dvd e una pubblicazione illustrata di 64 pagine con testi critici di studiosi internazionali e scritti dello stesso artista. A chiudere l’antologia inedita dei film un documentario di 20’’ in cui Gioli parla del suo lavoro e mostra le macchine da lui create.

(Lorenzo Micheli Gigotti)