DOT DOT DOT

Luca Lo Pinto

DOTDOTDOT - 2005

Finalmente una rivista da leggere e non da sfogliare anche se certe volte sembra farsi troppo prendere la mano da “conceptual graphic”. Sicuramente spinge il lettore a cercarsi le cose da leggere, visto che i testi all’interno dello stesso numero sono articolati “a salto”. Articolo X, Articolo Y, Articolo W; seconda parte X, seconda parte Y, seconda parte W e cosi via. In più alcuni articoli sono ripresi anche in numeri successivi. I collaboratori sono artisti (Ryan Gander), musicisti (Ian Svenonius), grafici e teorici in senso lato. L’abbinamento testo e immagini è sempre motivato e raramente fine a se stesso. Pur nascendo come un “graphic design magazine” si affrontano argomenti tra l’estetica e la politica con un occhio non accademico, ma più contemporaneo e con i punti di vista dei diversi campi artistici. Molto interessante l’intervista con Judith Williamson, giornalista inglese, che a 22 anni scrisse un libro dal titolo “Consuming Passions” riguardo la cultura pop. Quasi un lavoro il testo di Ryan Gander (è la trascrizione di una conferenza da lui tenuta ad Amsterdam): una sorta di lungo tragitto tra associazioni mentali dell’artista inglese prendendo ogni volta spunto da immagini trovate. Dalle foto dell’architetto Goldfinger a quella dell’attore che interpretava il personaggio omonimo nel film di 007, dall’inventore delle segnaletiche per i bagni all’analisi delle font usate nella copertina di un album dei Joy Division. Un vero e proprio trip! Molto divertente l’analisi sociologica di Svenonius su “Sympathy for the devil” degli Stones e “The White Album” dei Beatles. Totalmente condivisible l’analisi di Dmitri Siegel dal titolo “Why are all these books orange?” sull’utilità economica della teoria critica per gli artisti. Alla fine c’è perfino la possibilità di scelta tra tre o quattro diverse grafiche per il sommario. Ma il più bello è quello iniziale scannerizzato da un foglio scritto a penna con diversi colori. Insomma una delle cose più interessanti che mi sono letto negli ultimi tempi. Forse dovremmo trasferirci in Olanda visto che è da lì che la fanno, anche se i collaboratori sono sparsi per il mondo. Peccato che esca solo due volte l’anno!

(Luca Lo Pinto)