BELGIO, REIZIGER, CONFUSE THE CAT: 12 ATTI

Giordano Simoncini

21 giugno 2003, Bruxelles. Esterno giorno.
Tre ragazzi, caucasici altezza assai moderata, affilano passi corti in zona Gare Central. Uno di loro è me.
Tutt’ intorno impazza la Festa. Bandiere, musica, wrustel, bambini pallidi, competizioni di carretti.
Come dire che non sono solo gli americani quelli così intontiti da fare le gare coi carretti homemade; evidentemente, a guerra fredda congelatasi, l’idiozia l’hanno messa in comunione di beni.

Bandiere, etc, e anche veterani. Tutti salutano i veterani.
Tutti i belgi.
Uno dei tre ragazzi, che non è me, biascica come si fa ad offrire la vita a questo paese.
Dagli torto.

21 ottobre 2003, Roma. Interno giorno.
Non che l’italiano che dice che il Belgio è utile come le giacche dei cani sia un dritto, eh. Che alla fine trovami un posto peggiore dello Stivale. E comunque sia; in Belgio, per sfogare l’inutilità, i giovani razzolano musica da appena nati; d’estate, poi, i genitori li mandano a razzolare come bestie nella fanga dei festival belgi. Il Belgio è decisamente il posto dei festival.
Non so perché.
Sin quando c’è da conoscere i significati di “razzolare”, haivoglia, però poi oh.

22 ottobre 2003, Roma. Interno giorno.
Non che sia solo il caravanserraglio delle band forestiere che vi fanno tappa estiva per impilare moneta, il Belgio. Un paese che ha comunque una florida vita musicale indigena. “Florida” in accezione ‘700esca: come “allettante”.
Deus.
Pensavi quello, eh?
Facilona/e che sei.

22 ottobre 2003, Roma. Interno tramonto.
Perché in Belgio mica solo Deus. Anche se non conviene star qui a fare elenchi, partendo magari dallo scontato (alè, Girls in Hawaii) per giungere al misconosciuto (alè, Five Foot Combo, Hitch); gli elenchi annoiano.

Il Belgio, tempo fa, era anche la patria dell’ hardcore europeo; sta a dire, declinando in belga e sciorinando altre informazioni inutili, che in Belgio c’ era un importantissimo festival hardcore.
Aspè, perché “c’ era”? C’è ancora!
Ma non ci va più nessuno.

23 ottobre 2004, Roma. Interno giorno.
Gli hardcore kids belgi, un guazzabuglio: ce n’erano di obnubilati e di non proprio.
I non proprio ascoltavano i Reiziger.

23 ottobre 2004, Roma. Interno giorno.
Reiziger, sì. Come il timido calciatore olandese o un “viaggiatore” in fiammingo. A seconda.
Una band che muoveva i primi passi nel 1996, levandosi dalle ceneri di un ensemble (dischordiano/post punk) dal nome come dire intollerabile: KojerD.
Una band che ok, è stata fatta entrare in scena in maniera storta. Però, senza anteporle quelle due boiate random sull’ hardcore belga, non sarebbe stato poi così immediato collocarne la scaturigine: i primi due lavori in studio dei Reiziger uscirono infatti, tra il ‘ 97 ed il ’98, per la belga Genet Records, dedita, appunto, ad hardcore ed affini. Etichetta non solo indipendente, dunque, ma anche fortemente di genere. Sì che un anno a seguire, con l’ottimo The kitten becomes a tiger (Genet,1999), i Reiziger promettevano davvero rose e fiori; ma a poco più di nessuno, penalizzati com’ erano, nella diffusione, dal respiro corto dell’etichetta. La quale magari li tratteneva a sé per avere in catalogo “il disco emo”.
Che ai tempi bisognava avercelo.


21 giugno 2003, Bruxelles. Esterno meriggiare.
Quello dei tre che è me ha la sorte di evadere dal Belgio per primo.
Non è stato comunque nessuno degli altri due ad aver comprato Kiss, Kiss, Kissinger (Zeal,2003) dei Confuse the Cat alla Fnac (dopo mesi di infruttuosa caccia al promo).
Loro se lo sono copiato da me, i free riders di merda.

23 ottobre 2004, Roma. Buongiorno! (notte).
Il districarsi dei Reiziger dalla melma del background hc si diede mediante un climax di visibilità: tra passaggi su Studio Brussels, date di spalla a band come Karate e The Lapse, apparizioni al Pukkelpop etc., le vicende della band accelerarono sino all’ uscita di My favourite everything (Sticksister,2001), album covato per più di un anno e prodotto, deo gratias, da un’ etichetta all’ altezza.

Al tempo, chi scrive era affetto da reizigerite cronica; ed ecco una microselezione di perché buttati lì tipo prima mano di shangai: I) perché i riff di chitarra, circolari, molli; II) perché il cantato avvolgente, ed il sussurrato; III) perché quei comparti emotivi lumeggiati con disarmante naivetè; IV) perché l’accoramento dei pomeriggi invernali nordeuropei, che sai com’è; V) perché certe volte era un’audace reinterpretare quella band slowcore che non è mai esistita. E qualcuno dirà: addirittura!

11 ottobre 2002, Bruxelles. Interno notte.
Nell’AB club di Bruxelles i Reiziger tengono l’ultimo live prima dello scioglimento.
Chi scrive è in Italia; studia macroeconomia e rinnega a braccio.

24 ottobre 2004, Roma. Interno notte.
Lo stesso comunicato di scioglimento dei Reiziger, due anni or sono, sprecava una riga e qualcosa per accennare al nuovo progetto del cantante Geert (solo lui, via anche Kristien che lo seguiva dal ’96): i Confuse the Cat. Ed i pettegolezzi, da quel momento in poi, li fece chi poteva; leggasi, chi sapeva.
Si iniziò a vociferare di laptop: ecco, scimmiotteranno i crucchi.
Ed ancora, di archi: ecco, la britpop-mania della minchia.
Ed infine: oh, questo esordio qui, dei Confuse the Cat o come è che si chiamano... l’ etichetta vince… potremmo ascoltarlo.
Difatti.

21 giugno 2004, 9 / 10.000 piedi sopra chissà che paese. Interno luce.
Quello che è me, nei sedili dei 737 Ryanair, ci sta stretto pur essendo un metro e settanta risicato. Per dribblare fastidio e pessimismo, concentra dunque la propria attenzione su altro: Kiss, Kiss, Kissinger.
Il quale è on air da suppergiù venti minuti o così.

Ciò che segue è la trascrizione di uno stralcio di stream di coscienza, 23 secondi ca. a partire dallo snodo di cui sopra:
allora asp, oh, carino sto pezzo, […] dov’è la custodia, essshm… The Dreamer Disease, ahhhcristpp pensa tu che titolo ecco, vedi, questo riff […] è…, qua, questo suono qua, è Interpol, qui ee...ehrrripartia […] dall’ inizio dai così ci faccio più caso-dde…hmhtlin tlin, tlin, hm, daiii macomecoldplay, ma che scherziaanonn, noperòoh, peròqua reiziger proprio, altro che altreche co/ca… aaazzo è che dice qua?Che?

Qui, invece, viene a seguire un esempio di come si potrebbe parlare un po’ di Kiss, Kiss, Kissinger, per come quello che è me lo pensava durante la 30ina di minuti susseguente a quei 23 secondi di cui sopra.
[…] in fin dei conti è un pacatissimo album indie rock, ed in piena scia Reiziger. Che trattiene ancora a sé un geist dell’ emo trascorso nelle liriche e nelle melodie, semplici diradate spontanee, e però lo rilegge (anche) con mezzi nuovi, quali ad es. violoncello o uno scontato Mac; che incede in battere, (ancora, reizigerianamente), e che recupera, da un tempo disperso tra le pieghe dei giorni di mammà e papà, ingenti dosi di duru ddu e lara lla, adoperandole con sfrontatezza per così dire transgenerazionale. Ed è musica fresca, non il calco di quel set di richiami che pure si leggono tra le righe. Musica che ti pone bendisposto verso il mondo, che ti pungola a baciare e lisciare il prossimo; che ti verrebbe da scriverci uno sconclusionato discorso di 7347 battute. […] .

21 giugno 2004, Roma. Esterno notte.
Quello che è me scende dal diretto Ciampino–Termini, esce dalla stazione, sale sul 60, sbarca a p.zza Sempione e va a mangiare i falafel. C’ aveva una fame che levati.

(01/3)