FRANCISCO LOPEZ

Emiliano Barbieri

Ricercando il suono assoluto

...immaginate un tavolo con un mixer, tre lettori CD, alcuni equalizzatori e altre apparecchiature…immaginatevi seduti in cerchio attorno a questo tavolo mentre l’uomo che manipola tali macchinari vi sottopone ad un flusso sonoro che difficilmente avete mai sentito… cercate di vedervi mentre tentate di dare un significato a quello che state ascoltando, girando attorno per trovare appigli ma non trovando nulla (immagini, palchi, luci) che contestualizzi questa esplosione di rumori o di improvvisi spazi di quiete.
L’uomo che da venti anni sta portando avanti ciò che il francese Shaeffer e la musica concreta avevano iniziato nel lontano 1950 è seduto proprio lì, dietro alle sue apparecchiature. Francisco Lòpez ed il suo progetto di absolute concrete music è racchiuso tutto qui, senza dubbio fuori da ogni estetica dell’elettronica odierna. Il suo modo di lavorare, basato totalmente su field recordings e sue successive manipolazioni, lo pone sicuramente più vicino al musicista francese che agli attuali epigoni del suono digitale in cerca dei vari glitch, clicks, cuts e altre amenità. L’uso del computer diventa, nel suo caso, del tutto secondario tanto che all’inizio della sua storia si serviva solamente di registratori a nastro. Concentrandosi unicamente sul suono, diviene del tutto secondario quale mezzo si stia usando.
Dicevamo del suo interesse per suoni naturali nel senso reale della parola. Questo interesse matura in lui grazie alla passione per le scienze biologiche e alla profonda convinzione dell’intensità e della complessità che tali suoni possiedono, cosi pieni di imperfezioni da non sembrare prodotti, ma semplicemente esistenti. “In molti lavori elettronici non apprezzo il fatto che si senta siano scaturiti da macchine… quello che tento di fare è avere materiale originale per poter lavorare sul suono e mi sembra che la natura mi mette a disposizione il materiale migliore, quello organico.”
Nei suoi saggi e nelle interviste (e ovviamente nelle performance …) Lopez ha sempre ribadito la ricerca di un purismo musicale assoluto, scevro di ogni elemento visivo (invita il pubblico a bendarsi), relazionale (profetizza la morte del palco), semantico (è solito affermare che il suo lavoro è incompleto fino a che il pubblico non ‘decide’ cosa farne) nonché funzionale o virtuosistico. Ma al di là delle troppe parentesi (…) ciò che più è apprezzabile del suo progetto è l’unione dei paradossi. Lui stesso è un “suonista” astratto, innamorato della registrazione sul campo, un colto metafisico che però tratta materiali organici e sensuali, una persona che non ha lasciato il campo libero alle teorie postmoderniste ma che continuamente rivendica un ideale di purezza e astrazione estetica che lo avvicina più al modernismo, al romanticismo, a Pierre Schaeffer. Mi spiego meglio, la cultura dei Dj e in generale di altri manipolatori di suoni è basata su due momenti: il taglio e la miscela, cioè il mixaggio di vari campioni diversi. Miscelare campioni di ogni tipo anche lontani tra loro come contesto è pienamente rispondente all’estetica postmodernista del flusso ininterotto. Tuttavia ciò è permesso unicamente dall’esistenza del taglio, a quel momento in cui il significante non si è ancora reinserito all’interno di un nuovo significato ma per un momento è lì, nella sua assoluta purezza e astrazione, capace di interrompere (..finalmente aggiungerei..) il flusso audio-video-sensoriale e forse altro in cui siamo costretti a vivere. L’assoluta genialità di questo musicista oggi, e di Schaeffer all’epoca, è proprio questa: focalizzare la nostra attenzione sul momento in cui si genera il suono registrato prima che questo torni a fluire.
Autore di numerosi lavori untitled restano nella memoria due dischi in particolare: “Belle confusion”, in cui il suono che esce dalle registrazioni ambientali varia da potenze abissali a un lieve bisbiglio ambient e “La selva”, così intitolato per avere la foresta equatoriale come materia prima dalla quale il suono è estratto. Figura chiave della sperimentazione elettronica più underground e iconoclasta, Lopez ha realizzato centinaia di concerti e installazioni audio in Europa, America, Australia, Giappone e Nuova Zelanda, continuando nell’esplorazione di questo complesso territorio musicale difficile all’ascolto ma potente come solo una musica nuda può essere. Un territorio dove le cose sono difficili, poco chiare, per niente pacificate, dove l’ascoltatore è costretto ad immergersi per cercare di cavarne fuori qualcosa. Ve lo consiglio, davvero…