Pylone

Valerio Mannucci

“blak grains”

(CD, Sound on Probation, 2006)

Il problema è la noia che sorge. Ti arrivano dei dischi e vorresti pure parlarne bene. Almeno per riconoscenza, anche solo senza infamia e senza lode. Ma forse è l’accumulo costante di cose del genere che ti porta a prendere una decisione. Quando ci vuole ci vuole, questo è minimalismo elettro-autistico. Un tempo ci piaceva anche, ma adesso no, basta. Non ne voglio fare una questione di saturazione stilistica e non voglio neanche dire che le sperimentazioni cessano di essere significative nel momento in cui diventano un pasticcio di stilemi ormai assodati. E’ solo un fatto di palle secche. Non basta certo mettere un paddone, due scricchiolìi e una cassa scoppiettante per fare primavera. In realtà mi dispiace immolare questi due dischi, che Zonk’t tra l’altro ha fatto cose anche molto interessanti e poi la Sound on Probation è un’etichetta giovane che non va certo contrastata con atto politico. La colpa non è certo loro e non sono casi isolati, il problema è che è proprio il contrario. C’è tutto un panorama artistico con rami nella penisola, in Europa ed oltreoceano che è ben assestato su questa lunghezza d’onda. Quindi un sacrificio va fatto e pure in fretta. No, non è una questione di saturazione stilistica, nessuna morale dietro a questa recensione, il fatto è più semplice, solo ora l’ho capito. Stiamo proprio alla frutta, anzi stanno proprio alla frutta. Anche i francesi.

(Valerio Mannucci)