Ether

Valerio Mannucci

“Intimo Personelles”

(CD, Mousikelab, 2006)

Di avere un debole per gli Ether devo solo ammetterlo. Chi mi conosce lo sa, e credo che anche i tre fiorentini (Andrea Bracali, Andrea Masi e Francesco Bigazzi) se ne siano ormai resi conto. Quindi è inutile cercare di mantenere un tono distaccato. Che vi devo dire, gli Ether mi piacciono. Ricordo quando qualche anno fa mi spedirono il loro primo demo, si trattava di un bellissimo quattro tracce su cd-r che ancora conservo. Da lì ne hanno fatta di strada, hanno vinto il contest dell’Arezzo Wave, sono usciti con un EP su Persistencebit, hanno partecipato ad un paio di compilation molto interessanti ed infine, ormai adottati dalla sempre attenta Mousikelab di Marco Messina e Retina.it, hanno prodotto il loro primo album vero e proprio. Mi piacciono perché le loro tracce hanno un fare leggero. Sono dannatamente celebrali ma niente intellettualismo, solo intelletto. Mettiamo che ci siano due modi di fare elettronica: quello serio ed impegnato e quello scanzonato ed ironico. Gli Ether interpreterebbero una terza via. Un elettronica semplice, articolata, naturale direi. In fondo l’attitudine - e dicendo questo lascio fuori ogni connotazione stilistico-sonora - è propriamente da band garage. Nel senso che ce li vedo a fomentarsi per una catena melodica o per un intreccio ritmico che gli è uscito fuori. Li vedo lì a limare gli eccessi, ad articolare i passaggi, a dosare i rumori. Un elettronica che si richiama senza pretese alla scuola inglese e tedesca, sapientemente miscelate, che quasi ti verrebbe da dire che è uno stile pacatamente italiano. Uno stile che in questo album si condensa intorno a ritmiche iponotiche e fondamentalmente lineari. L’unica elettronica pulita che a me mi piace. A me mi.

(Valerio Mannucci)