ALESSIAMERZBAU

Valerio Mannucci

“The control of the mass media depends on laying down lines of association. When the lines are cut the associational connections are broken. (…). I suggest that the underground press could perform this function much more effectively by the use of cut/up techniques. For example, prepare cut/ups of the ugliest reactionary statements you can find and surround them with the ugliest pictures. Now give it the drool, slobber, animal noise treatment and put it out on the mutter line with recorders. Run a scramble page in every issue of a transcribed tape recorded cut/up of news, radio and TV. Put the recordings out on the mutter line before the paper hits the stand. It gives you a funny feeling to see a headline that’s been going round and round inside your head. The underground press could add a mutter line to their adverts and provide a unique advertising service. Cut the product in with pop tunes, cut the product in with advertising slogans and jingles of other products and syphon off the sales. Anybody that doubts that these techniques work has only to put them to the test.” (W.S.Burroughs – The Electronic Revolution, 1970)

E’ strano pensare a V/Vm, perché è un po’ come pensare alla musica in generale. Mettiamola così: V/Vm è una specie di medico legale. Fa le autopsie. Quando una hit, sull’onda del successo (che sia planetario o di nicchia non ha importanza), comincia il suo inesorabile declino, V/Vm la aspetta per vivisezionarla. Ma la sua non è una semplice pratica dissacratoria, non è solo una forma di riciclaggio culturale, né una sadica forma di satanismo elettronico; è piuttosto una specie di analisi medica, un’autopsia musicale appunto. Il corpo viene sacrificato alla scienza. V/Vm lo stravolge, ci fa esperimenti chimici e chirurgici, rivolta quella carne per vederne le nervature interne e poi sovrapporle a quelle di un altro corpo. Studia bene ciò che ha davanti, perché vuole individuarne gli aspetti più funzionali e allo stesso tempo nascosti, quelli che, da vivo, lo facevano essere un corpo di successo. Perché ogni pezzo musicale che ‘funziona’ ha un elemento determinante che ne decreta il successo.
V/Vm. Dietro questa strana sigla si cela il progetto musicale di James Kirby e, allo stesso tempo, un’etichetta indipendente, la V/Vm Test (fondata da Kirby e da Jansky Noise), di cui fanno parte musicisti, tutti accomunati da un gusto particolare per il campionamento. Ma se, di solito, il campionamento è usato come metodo di composizione di una trama musicale complessa, alla V/Vm Test Records si perde traccia di ogni tentativo in questo senso. Le canzoni pop più orecchiabili vengono trasfigurate, mischiate, annacquate, distorte, fino a farle diventare delle grottesche litanie industriali. Potrebbe sembrare una semplice aggressione, ma in fondo non lo è.
Mettiamo ora che la musica sia carne. Non è difficile pensarlo, la musica oggi è merce nel senso fisico del termine: è un disco; un supporto che si acquista, si consuma, si deteriora; su di essa si specula, si guadagna e si perde. Alla fine Britney Spears è il marchio di una serie di CD con delle copertine niente male. Quello che conta è il disco che mi porto a casa, è lui che fa girare gli ingranaggi. Durante i suoi live set, V/Vm (quasi sempre accompagnato da Animal, cioè Jansky Noise) si presenta con un’inquietante maschera da maiale, mentre mima i pezzi di musica pop che ha sfigurato senza rispetto. A volte dicono che, mentre smanetta con le apparecchiature audio, impugni anche dei cosciotti di pollo sanguinolenti. Perché se la musica è carne, allora io che la compro posso cucinarla come mi pare.
E questa è solo la parte folkloristica del suo modo di fare; la componente visiva di un lavoro di continua aggressione a mano armata nei confronti della musica.
Diciamo però che a fare dei remix (tanto per farli) ci vuole poco. Per questo non ci si può stancare nel sentire quel che resta di ‘Take My Breath Away’ (lo storico pezzo della colonna sonora di Top Gun) dopo che V/Vm ci ha messo le mani: è qualcosa di diverso; è un po’ come scendere nel profondo essere di quella traccia per scoprirne i lati deboli e amari. Non è un remix, è solo una differente visione del pezzo originale. Non c’è niente di poco serio in tutto questo, anche se in fondo può essere solo un gioco