Experience Memory Re-Enactment

A. Bangma, S. Rushton, F. Wüst

(Libro, Revolver and Piet Zwart Inst., pp. 280, € 20.00, 2005)

Experience Memory Re-Enactment raccoglie i contributi di una serie di seminari organizzati tra febbraio e marzo del 2004 al Piet Zwart Institute di Rotterdam. In questo istituto ha sede uno dei migliori master in visual arts dell’Olanda, perché affronta l’arte visiva non solo attraverso le ‘ultime tendenze’ artistiche, ma soprattutto attraverso la foocalizzazione di nodi cruciali per la cultura contemporanea in senso ampio, come il rapporto tra storia, memoria ed esperienza. A scrivere su questo libro non troverete nomi famosi che possano rendere prestigiosa un’accademia di belle arti, ma ricercatori, studiosi e docenti che, con intelligenza e creatività intellettuale, hanno organizzato i seminari per una classe di 30 aspiranti artisti, e ora presentano i loro lavori attraverso una pubblicazione.
Experience Memory Re-Enactment si fonda sull’intenzione di affrontare una delle questioni cruciali del raccontare storie: qual è il rapporto tra la storia raccontata e l’esperienza vissuta? Come poter recuperare quell’evidenza passata attraverso il racconto? Anke Bangma introduce i saggi dicendo che “Negli utlimi anni, diverse pratiche artistiche e teoriche sono ricorse all’esperinza e alla memoria, al fine di riconsiderare le storie convenzionali e i modi di scrivere la storia”. Jan Verwoert, inoltre, argomenta come, a seguito della fine della Guerra Fredda, il senso della Storia sia cambiato radicalmente e che una possible via di fuga alla retorica della “morte della storia” (e dell’arte, e della letteratura, e bla bla bla) potrebbe essere rappresentata dalla possibilità di appropriarsi di storie passate, per rimetterle “in scena” (re-enactment). Ció che ancora il libro riesce a mettere in gioco è il rapporto tra arte e teoria: gli interventi dei curatori non sono necessari per ‘spiegare’ gli interventi degli artisti, che dal canto loro, riescono a dimostrare come l’arte stessa sia una forma di conoscenza altrettanto impegnata sui discorsi più urgenti. Omer Fast ha documentato il backstage del film di Spielberg Schlinder’s list: la campagna fotografica si chiama didascalicamente Extras e raffigura comparse e attori famosi in momenti di pausa tra una scena e l’altra. Ma dall’altra parte nelle fotografie vediamo sorridenti ebrei nei campo di sterminio, abbracciati in gruppi cokme in una foto ricordo. La fotografia è ancora più scioccante, proprio perché sappiamo che sono delle comparse in abiti di scena…